trento

Web, per i giovani il rischio di vivere nel mondo parallelo

Trento, si è concluso il “Safer internet month”. Quattordicenni divisi tra i sempre connessi e chi ai social preferisce amici reali


di Daniele Peretti


TRENTO. Se il 50% dei bambini delle elementari è collegato quotidianamente ad internet, senza che i genitori siano stati adeguatamente preparati, vuol dire che c’è stato un netto salto generazionale tra i "nativi digitali" ed i "web ritardati", per riproporre l’indovinata descrizione fatta da Luciano Malfer dirigente dell’Agenzia per la Famiglia, in occasione della giornata conclusiva del "Safer internet month" che si è tenuta ieri mattina al Liceo Galilei.

Bisogna anche considerare come internet sia ormai diventato anche uno strumento didattico imprescindibile, come succede agli Artigianelli. Erik Gadotti, dirigente scolastico: «Da noi internet è uno strumento di lavoro e, come nel caso della grafica multimediale, diventa uno strumento di uso quotidiano. Per questo abbiamo da anni avviato un’azione di prevenzione e di conoscenza del mondo di internet che ha evitato qualsiasi problema. Ci troviamo di fronte ad un mondo che ha alcuni aspetti fondamentali: il primo è rappresentato dall’impossibilità di autogestirsi; un altro è che trattandosi di un presidio educativo necessita di un ruolo attivo sia da parte dei genitori che da parte delle istituzioni».

Ma al di là delle posizioni ufficiali, i veri protagonisti del mondo di internet sono loro: i ragazzi. E allora sentiamo cosa ne pensano. Un dato comune è la consapevolezza dei rischi legati sia ad internet che all’uso dei social, e quindi una sorta di preparazione ad evitare quelle situazioni a rischio dietro alle quali si potrebbero celare pedofili, cyberbulli o in genere persone sospette. Elena sottolinea come sia possibile sapere tutto di una persona che nemmeno si conosce. Ma l’aspetto sorprendente che emerge da questa indagine fatta tra ragazzi più o meno quattordicenni è che il loro mondo si divide in due categorie: quelli costantemente collegati, ai quali si contrappone una grossa fetta che evita i social, ma anche il mondo virtuale a favore di incontri diretti. C’è chi come Ambra riconosce di passare le giornate sui social, tranne a scuola dove è vietato.

Oppure chi, come Gabriele e Stefano, pur avendo in famiglia il divieto dei genitori a utilizzare questi strumenti, in realtà non ha nessun interesse diretto preferendo coltivare l’hobby della musica. O come Laura e Viola, per le quali nulla ha lo stesso valore della pratica del loro sport preferito.

Tutti sono stati cavie attive dell’esperimento che li ha fatti restare sette ore senza poter utilizzare il cellulare, scoprendo così sia la solitudine che le difficoltà dei contatti alternativi. Questo aspetto è stato evidenziato anche dai relatori, che hanno indicato prima di tutto l’isolamento di chi naviga troppo: «Si entra in un mondo parallelo - come ha evidenziato Mauro Cristoforetti, della Cooperativa Edi -, nel quale nulla è reale e tutto esasperato. Il problema è che oggi vita reale e virtuale non sono più due mondi separati con tutti i rischi che una tale situazione può comportare». Dall’altra parte il gap generazionale può rivelarsi anche un’opportunità, se in famiglia si creano i presupposti per capovolgere i ruoli, con i figli ad insegnare ai genitori.













Scuola & Ricerca

In primo piano