CLIMA

Marmolada, l’estate nera del ghiacciaio

Fusione eccezionale e crepacci profondissimi per il gran caldo. I teli protettivi (ora rimossi) faranno risparmiare sulla neve artificiale


di Francesco Dal Mas


ROCCA PIETORE. Un maxi «k-way» per la Marmolada per salvare quanto rimane del ghiacciaio più grande delle Dolomiti, al confine tra le province di Belluno e di Trento. La società funiviaria di Mario Vascellari ha coperto di grandi teli chiari tre punti della pista che per 12 chilometri (la più lunga d’Europa) scende da punta Rocca, incrocia punta Serauta e si fionda verso il basso. Si tratta di tre grandi fazzoletti, di colore bianco (per non assorbire la luce) che coprono passaggi strategici dell’area sciabile.

I teli sono stati posizionati all’uscita della stazione di punta Rocca, a 3.300 metri, vicino al tunnel intermedio di punta Serauta (dove si trova l’innovativo museo della grande guerra) e presso una curva nella parte sottostante. Nei giorni scorsi la rimozione, prima che cada la prima neve.

«La protezione è stata concordata con le pubbliche amministrazioni e gli ambientalisti – spiega l’ingegner Vascellari – ed ha avuto lo scopo di preservare neve e ghiaccio dallo scioglimento per le alte temperature; di evitare la produzione artificiale per la pista, con notevole risparmio energetico; di contrastare lo spazzamento eolico della stessa neve che provoca accumuli accanto a vuoti».

«I risultati positivi sono riscontrabili a vista d’occhio – certifica Guido Trevisan, gestore del rifugio Pian dei Fiacconi, che ha percorso il tracciato alla fine della scorsa settimana - nel senso che la neve protetta dai teloni fa uno scalino di un metro, a volte addirittura due, con quella che non ha copertura».

Le temperature in queste settimane sono state altissime. Per avere lo zero termico si sarebbe dovuto salire di altri mille metri rispetto alla vetta del ghiacciaio della Marmolada. I dati degli esperti sono drammatici: i glaciologi che recentemente hanno fatto alcune misurazioni in quota, in una zona di teatro di sanguinosi scontri cento anni fa, hanno scoperto che il ghiacciaio, in quel sito, non ha uno spessore di 14 metri, ma soltanto di 7. Quest’inverno sono scesi 6 metri di neve, l’anno prima almeno 13 metri.

«Tutta la neve di quest’anno si è liquefatta» racconta Trevisan, che mostra delle foto sul tratto iniziale di pista, appunto a 3 mila metri, con neve color grigio.

«Questa è l’unica rimasta ed ha il colore della sabbia, perché risale all’inverno 2013/2014. Il che significa che sono spariti almeno 10 metri di manto».

Attilio Bressan di Malga Ciapela, una vita dedicata al soccorso alpino, conferma di aver ascoltato, l’altro giorno, a metà massiccio, dei “rumori agghiaccianti: sembravano di torrenti ingrossanti”.

Fiumi d’acqua che scendono attraverso i crepacci e arrivano laggiù in basso dove si affacciano ancora i recuperanti. «Il fronte del ghiacciaio è, quest’anno, paurosamente arretrato» conferma il sindaco di Rocca Pietore, Andrea De Bernardin.

Trevisan si affaccia al suo rifugio e guardando verso l’alto scorge, sul terrazzo di Punta Rocca, delle persone: «Ecco, quelle ho cominciato a vederle quest’estate, fino all’anno scorso riuscivo ad intravvedere, a malapena, la punta delle antenne, più alta di 10 metri». E allora? «Allora vuol dire che il ghiacciaio ed il soprastante nevaio hanno perso alcuni metri di spessore».

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