Le famiglie spendono 2.776 euro al mese

Siamo ai primi posti in Italia, in vetta per sanità, istruzione e tempo libero. Un terzo se ne va per mantenere l’abitazione


di Robert Tosin


TRENTO. Una famiglia trentina spende mille euro al mese in più rispetto ad una siciliana. E quattrocento euro più della media nazionale. L’Istat ha fatto i conti delle spese italiane, scoprendo che i dati sono rimasti più o meno invariati rispetto al 2010. In termini generali si è speso qualcosa in più negli alimentari e bevande (+2,2% contro un aumento dei prezzi del 2,4%), mentre le altre spese sono rimaste al palo. Gli italiani hanno usato i soldi a pagare tasse e tariffe, visto che l’indagine sulla spesa segnala un aumento del 3,3% degli esborsi per la casa, mentre crollano i pagamenti per abbigliamento e calzature (-5,9%). Mediamente una famiglia italiana sgancia 477 euro al mese per gli alimentari e in tutta la penisola le cifre oscillano con poca differenza. Più marcata invece la distanza tra nord e sud nelle spese di prodotti non alimentari: si va dai 2.370 del Nord ai 1.409 del Mezzogiorno. Comincia a guadagnare posizioni l’hard discount che rosicchia preferenze al tradizionale supermercato, mentre la metà degli italiani compra ancora il pane nelle botteghe di fiducia sotto casa. Taglio drastico anche per le spese legate ad arredamenti e elettrodomestici. Giù i passatempi, su (ma per effetto dell’aumento dei prezzi) servizi per la casa e trasporti. Aumentano anche le famiglie che vanno a vivere in affitto. Le famiglie numerose, quelle con 5 membri, se riescono ad ammortizzare i costi della casa, si segnalano per il maggior costo di cibarie: il settore alimentare incide infatti per il 20% contro il 18% delle altre famiglie.

La famiglia trentina spende in media ogni mese 2.776 euro, un terzo dei quali se ne va per mantenere la casa (il 28,5%). A spendere più di tutti sono i lombardi (3.033 euro al mese), i più “poveri” sono i siciliani (1.637 euro). Per tornare in provincia, la capacità finanziaria dei trentini si assesta nella parte medio alta della classifica. In alcuni settori, però, si investe più che dalle altre parti. La sanità, infatti, si mangia il 5,9% della spesa complessiva (nessuno ci mete di più), mentre nell’istruzioni la percentuale dell’1,5% è terza dietro a Molise e Puglia. Vale il 5%, invece, (solo il Piemonte fa meglio con il 5,1%) la passione per il tempo libero e la cultura. Se a livello nazionale questa voce ha subito tagli vistosi, in Trentino resta ancora una voce importante del bilancio familiare. I settori di peso nell’economia domestica, oltre alla già citata abitazione che si porta via un terzo delle spese complessive ci sono i trasporti (14,8%) e gli alimentari (14,7%).

©RIPRODUZIONE RISERVATA













Scuola & Ricerca

In primo piano