INFANTICIDIO DI COGNOLAIl tragico segreto di Francesca

Maestra amata e collega modello, ma nessuna lacrima dopo l'arresto


Luca Marognoli


«Ho fatto un patto, sai, con le mie emozioni, le lascio vivere e loro non mi fanno fuori!». Parole di Vasco Rossi, postate su Facebook l’8 settembre da Francesca Bolzoni, 41 anni, maestra d’asilo di Trento. Accusata di omicidio.
Maestra d'asilo esemplare, collega solare e simpatica, amica espansiva ed esuberante, donna di cultura e di buona famiglia, cresciuta in un ambiente libero e moderno. Ma capace di uccidere ed eliminare il suo bambino. E poi passare oltre, "dimenticarsene" per più di tre mesi. Reagire senza una lacrima all'arresto, in un silenzio stupito che ha disorientato anche i carabinieri. Se anche Francesca ha fatto un patto con le sue emozioni, deve essere riuscita a chiuderle fuori dalla porta della sua anima, tutte e senza lasciare spifferi, perché non l'annientassero.
Deve esserci davvero riuscita, se la sua vita era ripresa (all'apparenza) come se nulla fosse successo. Come se la Francesca con quel fagottino in mano che diceva "meglio che muoia questa povera creatura" fosse un'altra persona, diversa da lei. Estranea.
Quello su Vasco è l'ultimo di una serie di messaggi che la maestra d'asilo aveva affidato alla rete. Messaggi di una giovane donna che appare davvero serena, che gioca come una ragazzina alla saga virtuale di Re Artù, "nominando" gli amici cavalieri di Camelot (27 luglio, due mesi esatti dopo la morte del suo piccolo), che cita i versi romantici di di Max Gazzè ("Mentre dormi"), che dialoga on line con il compagno Cristiano Fusaro: «Tutte le persone importanti x me mi fanno cambiare umore... in meglio si intende...».
Spensierata. Così la descrive Roberto Avanzi, presidente della scuola materna di Cognola. Amava i bambini e loro amavano lei. Conferma tutto Roberto Tarolli, dal 2003 al 2009 datore di lavoro di Francesca alla materna di Sant'Antonio. «E' una persona schietta, spigliata, che si rapportava bene con i bambini, i genitori e le altre maestre. Non aveva mai dato
segnali che potessero far presagire una cosa del genere».
Nulla che facesse presagire. «Guardi, ci dev'essere un errore», esordisce Daniela Giupponi, dietro il bancone del bar Excelsior di via San Pietro. Poi realizza tutto. E impallidisce. «Non avevo capito che quella donna fosse lei, Francesca. La conosco da tantissimi anni: siamo in 4 sorelle ed eravamo vicine di casa da ragazzine. Ha l'età di mia sorella più grande: hanno avuto gli stessi fidanzati e girato nelle stesse compagnie». Poi prende fiato. «Sono frastornata. Neanche mi potevo immaginare che fosse incinta. Prima che si fidanzasse siamo anche andate insieme a Santo Domingo, dove il papà si era trasferito con la nuova compagna. Quest'estate l'ho vista al cinema, di sfuggita: era molto, molto ingrassata. Mi dicono che ha anche partecipato ad una braciolata ad agosto ed era serena: nessuno poteva pensare... Francesca è espansiva, tranquilla: non ha mai avuto una depressione, poteva sembrare semmai l'opposto: egocentrica, esuberante. Se un anno fa le avessi raccontato una cosa del genere avrebbe reagito come me. Non ci avrebbe creduto».
La sorella si chiama Marinella Giupponi: «Non vorrei mai che Francesca venisse dipinta come una delinquente. E' davvero una persona normalissima», dice. «Non capisco: aveva raggiunto una sua stabilità affettiva, economica; e poi il suo è un contesto familiare non certo triste: ricordo che da piccola la nonna la portava a vedere le mostre. Io ho dei bambini piccoli: mi chiedevo, oggi, perché non me l'abbia portato, il suo. Ho pensato che allora può capitare davvero a tutti». Marinella al mattino non sapeva nulla: «Le ho scritto un sms: buon onomastico. Oggi è santa Francesca».

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