A Bolzano in settemila cantano con Ligabue in uno show trionfale

Show trionfale per il rocker emiliano che ha trascinato i suoi fan


Andrea Montali


BOLZANO. Oltre settemila, tutto esaurito. Così il Palaonda è tornato ad ospitare luciano Ligabue a 11 anni dalla sua precedente apparizione quassù. Un exploit prevedibile per un rocker che, dopo la sbornia estiva degli stadi, torna nei palasport (o palaghiaccio, da queste parti) per proporre il suo vastissimo repertorio (20 anni di carriera discografica), sull'onda della recente uscita del suo ultimo lavoro in studio, "Arrivederci, mostro!" Il palco è un piccolo gioiello di tecnica e sobrietà, con una struttura in tubi d'acciaio a sostenere un maxischermo, che con due enormi orologi proiettati fa partire il conto alla rovescia: dieci secondi all'inizio dello spettacolo. Allo scadere del countdown, non entra il Liga, e neppure la banda: sul palco sale il factotum dell'entourage di Ligabue, quel Claudio Maioli che ha creduto nel lavoro del rocker anche in tempi meno felici di questo: in testa porta un cappello da cowboy, e nella bocca delle parole da avanspettacolo (immaginario caro al Liga), che augurano a tutti, ma proprio a tutti, un buon concerto. Si comincia con tre brani dell´ultimo cd: Quando canterai la tua canzone, La linea sottile e Nel tempo. La banda, composta da sei elementi più il frontman, è in forma: chitarre di fabbricazione e suono statunitense (e ci mancherebbe...), un batterista preciso e pulito, due addetti all´elettronica ed alle tastiere, e un giovane bassista fenderiano, che suona con il plettro come da copione per un concerto rock´n´roll di cui Luciano, in Italia, è icona indiscussa.
Sullo schermo si alternano immagini catturate in presa diretta dal concerto, cortometraggi (anche animati) e visioni del pubblico in delirio, sebbene il Palaonda, purtroppo, rimandi indietro degli echi a cui siamo abituati, nonostante l´egregio lavoro dei tecnici (ben sette fra suoni, luci e multimedia).
Il pubblico, eterogeneo, canta tutte le canzoni a memoria, e anche sulle tribune la gente si alza per ballare. A volte, il rocker di Correggio si incammina su una passerella che lo avvicina ancora di più ai suoi fans (la prima volta, durante la celebre Certe notti). E poi ne porta uno sul palco e la fa sedere in poltrona. Il concerto si chiude con "Il meglio deve ancora a venire": potrebbe essere difficile crederlo, visto il trionfo di ieri sera. Arrivederci, comunque, Liga!

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