Tutta Baselga di Piné in lacrime per l’addio a Daniel Ioriatti 

La tragedia dell’altopiano. Folla dentro e fuori la chiesa al funerale del 37enne morto davanti agli occhi del figlio Il ricordo: «Dietro quella corazza avevi un cuore grande. Eri un amico presente su cui si poteva sempre contare»


Franco Zadra


Baselga di piné. C’era tutta Baselga, nella chiesa parrocchiale, per i funerali di Daniel Ioriatti, il trentasettenne dipendente della Famiglia Cooperativa, deceduto venerdì scorso, colto da un malore mentre percorreva la ferrata tridentina, sul versante Nord del gruppo Sella, assieme al figlio undicenne Michel.

Ai piedi del feretro in legno bianco sommerso dai fiori, il caschetto che indossava anche in quell’ultima salita, con la scritta: «Dacci la forza di affrontare le salite. Ci vediamo in cima», e moltissime firme degli amici, intervenuti anche a salutarlo al termine della celebrazione funebre.

Il clima surreale, gli sguardi smarriti, gli occhi lucidi di sgomento per un distacco tanto inaspettato da una persona che incarnava in sé tutti gli elementi della gioia di vivere e il carisma del leader, dell’amico di tutti, trascinatore e propositore instancabile ed entusiasta, si è gradatamente stemperato in una fioca speranza, grazie anche alle parole del parroco, don Stefano Volani, e alla liturgia eucaristica, capace di lenire la più tremenda delle ferite.

Preziosa e di grande conforto la testimonianza dei compagni di classe di Michel, tutti insieme in un transetto laterale, visibilmente compartecipi del dolore del loro compagno, dei quali lui però sembrava il più grande, lo sguardo orientato al feretro del padre, con gli stessi suoi occhi, con una grande serenità, capace di interessarsi del cuginetto più piccolo e della nonna Adriana, con una compostezza da adulto.

«L’essere amati e amare – ha detto don Stefano – da senso alla nostra vita. E lo testimonia anche la vita di Daniel. Il suo grandissimo affetto per Michel con il quale condivideva tanta parte della sua vita, l’attenzione premurosa verso suo papà che visitava fedelmente, come anche per la mamma e i suoi familiari, la sua costanza e il suo impegno sul lavoro, la sua passione per la montagna, la capacità di amicizia come dimostrano anche le tante persone presenti qui. Ciò che di bene compiamo ha la sua sorgente in Dio, e umanamente realizzati sono quelli che desiderano vivere con mitezza, con bontà, con giustizia, con fiducia in Dio, e questa è l’eredità che Daniel ci lascia, e con gratitudine vogliamo custodirla».

E più del «grande vuoto» che le parole di tutti accusavano, per mamma Adriana, per il papà Graziano, la fidanzata Linda, il piccolo Michel, i tanti amici di mille avventure, è stata la percezione di questa forza, quasi l’aver visto in un colpo solo tutto il bene che Daniel aveva profuso, che ha riacceso la fede e la speranza in quelle parole che la Chiesa ripete a ogni ultimo commiato: «Noi crediamo che la vita non è tolta, ma trasformata». E la vita di Daniel continua, come la nostra che siamo qui, forse più soli senza di lui, ma confortati e spronati dal desiderio di rivedersi.

«La tua voce risuona nelle nostre menti – ha detto uno dei primi intervenuti – accompagnata dalla tua sonora risata. Amico sincero e schietto, disponibile, propositivo, competitivo e stimolante ogni volta che si parla di nuove avventure. Ti parliamo al presente perché tu rimani con noi».

«Dietro quella corazza – ha detto un altro – che la vita ti aveva ordinato di indossare, si nascondeva un cuore grande. Un amico presente su cui si poteva sempre contare, che in Michel dichiarava aver avuto la sua più grande vittoria».

«Stamattina il tuo banco era vuoto e ci mancavi – ha letto una compagna di classe di Michel –, non vedevamo l’ora di rivederti per dirti che ti aiuteremo giorno dopo giorno a superare questo momento». E molti altri struggenti interventi, di amici, coscritti e colleghi, per dire «Sì! Sappiamo che ci ritroveremo e torneremo a sorriderci».













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