MONTAGNA

Ortles, pezzi di storia “riemersi” dal ghiaccio : un diario o una lettera mai spedita

La dirigente: «Bisogna far presto: sono minacciati dai ladri»


di Antonella Mattioli


BOLZANO. «A vederla sembrava una pallina di carta, l’abbiamo aperta e abbiamo scoperto che erano due fogli appallottolati, conservati nel ghiaccio per 100 anni. Li abbiamo aperti con delicatezza e abbiamo scoperto che quella molto probabilmente era una lettera mai arrivata a destinazione, o le pagine di un diario che nessuno aveva mai letto prima. È scritta a penna in una lingua slava con una calligrafia molto elegante. L’ho già portata alla restauratrice dell’Archivio storico, perché la pulisca, rimetta assieme i pezzi e poi andrà tradotta». Waltraud Kofler Engl, direttrice dell’Ufficio beni architettonici ed artistici della Provincia, si emoziona quando parla dell’ultimo ritrovamento sull’Ortles.

Il 16 agosto è salita con l’elicottero sul ghiacciaio con un archeologo e alcuni soci dell'Ortler Sammlervereins Erster Weltkrieg - l’associazione che attraverso la conservazione di cimeli, la documentazione storica, l’organizzazione di serate, “protegge”la memoria di anni di combattimenti, sofferenza e morte durante la prima Guerra mondiale nella zona dell’Ortles - per proseguire il lavoro di recupero e documentazione dei pezzi di storia che ogni anno il ghiacciaio restituisce.

Il ghiaccio. «La linea del fronte della Prima Guerra mondiale - spiega - passava per quanto riguarda le Dolomiti di Sesto, nella zona delle Tre Cime: le postazioni erano scavate nella roccia e le baracche erano messe in zone protette. Lì non si trova praticamente più nulla, perché nel corso dei decenni è stato portato via tutto. Completamente diversa la situazione nella zona dell’Ortles, dove i soldati avevano costruito le baracche nel ghiaccio collegandole tra loro con una rete di gallerie. Lassù sono rimasti dal 1915 alla fine della Guerra. È come se il ghiaccio in tutti questi anni avesse “cristallizzato” la vita di centinaia di uomini che hanno vissuto a 2.500-3 mila di quota, hanno sofferto, hanno combattuto e in molti casi sono morti».

I cambiamenti climatici stanno accelerando lo scioglimento del ghiacciaio che ritirandosi, porta alla luce frammenti di vita quotidiana: baracche, pezzi di vestiti, mucchi di immondizie, bucce di limone usato per combattere lo scorbuto (la malattia causata dalla carenza di vitamina C), barattoli di conserve vuoti e ancora pieni. Il problema è che una volta che “escono” dal ghiaccio le baracche crollano nel giro di poco tempo».

I rischi. Bisogna fare presto, perché la conservazione di ciò che il ghiacciaio restituisce di un passato ormai lontano, è resa difficile da una parte dall’innalzamento delle temperature che accelera lo scioglimento del ghiacciaio e dall’altra dai ladri che rivendono ai collezionisti i cimeli della Grande Guerra.

«È una cosa pazzesca - racconta la direttrice dell’Ufficio beni architettonici ed artistici della Provincia - un anno fa quando siamo saliti sull’Ortles avevamo trovato all’interno di una baracca un cappotto di montone, ma in gran parte era ancora coperto dal ghiaccio e abbiamo deciso di lasciarlo lì. Quando siamo tornati, pochi giorni fa, non c’era più. Qualcuno lo aveva recuperato e quasi sicuramente rivenduto. Il compito del mio Ufficio è quello di documentare quello che si trova. Da tre anni abbiamo affidato ad una ditta di Salisburgo l’incarico di fare foto, video e ricostruire al computer i disegni delle baracche e di tutto quello che “riemerge”. Spetta invece all’Ufficio beni archeologici il compito di raccogliere i reperti della Grande guerra che sono di proprietà della Provincia. Chi se li porta a casa commette un reato. Ma la cosa peggiore e che ruba un pezzo di storia collettiva. Questo non è proprio il mio settore, mi sono appassionata dopo aver parlato con i membri dell’Associazione Ortler Sammlervereins Erster Weltkrieg. Sono loro che ci indicano dove stanno riemergendo le vecchie postazioni di guerra che attraverso una serie di piccoli oggetti raccontano la vita grama, fatta di speranze, paure, sofferenze, dei soldati austriaci e italiani che lassù hanno combattuto e sono morti, uccisi più che dalle pallottole, dalle valanghe e dalle malattie».

I ritrovamenti. Durante l’ultimo sopralluogo Waltraud Kofler Engl ha riportato a valle una stufa, alcune brande, coperte, un mantello di feltro di quelli usati dagli alpini, cappelli. «Ho immediato informato l’Ufficio dei beni archeologici e per il momento abbiamo lasciato tutto nella sede dell’Associazione».

L’obiettivo della dirigente è di tornare sull’Ortles l’estate prossima: «Abbiamo trovato tre baracche: una è completamente fuori dal ghiaccio; un’altra è ancora parzialmente coperta; la terza è completamente nascosta da roccia, ghiaccio e neve. Dentro molto probabilmente c’è ancora tutto come è stato lasciato 100 anni fa. Dov’è esattamente? Non lo dico, altrimenti qualche recuperante passa e fa razzie».

 













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