Villa San Pietro, indagini sui decori sotto il tetto 

Il caso ad Arco. Sopralluogo ieri mattina il dirigente della Soprintendenza Franco Marzatico «Dobbiamo accertarne l’entità e fare le dovute valutazioni». Il resto dell’edificio non ha interesse


Leonardo Omezzolli


Arco. Qualche piccola speranza Villa San Pietro potrebbe ancora averla. O almeno una sua parte. Si è svolto ieri mattina il sopralluogo con la proprietà, i tecnici della Soprintendenza ai beni culturali della Provincia, guidati dal dirigente Franco Marzatico insieme al sindaco Alessandro Betta, accompagnato dal consigliere uscente e papabile assessore Gabriele Andreasi. Un sopralluogo iniziato già il giorno precedente quando si sono tolti dalla facciata esterna i primi strati di intonaco facendo emergere le antiche tinte e alcune scritte facilmente riconducibili al periodo in cui la struttura fu adibita ad albergo, uno tra i più famosi di Arco e dell’Europa di quegli anni. Ed è proprio la facciata ad aver richiamato l'attenzione degli esperti perché i decori posti lungo la fascia al di sotto della copertura del tetto hanno suscitato dell’interesse facendo propendere la Soprintendenza per ulteriori approfondimenti.

«L’indagine sulla facciata - ha spiegato Marzatico - ha portato a propendere per nuove valutazioni a riguardo dei decori emersi lungo la fascia al di sotto della copertura del tetto. Dobbiamo accertarne l’entità e l’estensione e fare le dovute valutazioni». Il resto dell’edificio, però, non avrebbe alcun interesse storico o di pregio. «All’interno - continua il dirigente - Villa San Pietro non riveste le qualità che sono richieste perché sia dichiarato di “particolare interesse”, in considerazione del fatto che per un edificio pubblico, affinché sia vincolato, è sufficiente che sia di “interesse”, mentre per uno privato deve essere di “particolare interesse”. Questo sopralluogo - analizza Marzatico - si è reso necessario per ulteriore scrupolo. Come detto, la parte interna ha evidenziato un’alterazione pesantissima subita negli anni sia per l’uso dei materiali che per gli interventi stessi che si sono susseguiti nel tempo. Le considerazioni che erano già state fatte precedentemente sull’immobile - chiosa Marzatico - hanno trovato conferma in una linea di coerenza. La novità che si aggiunge è esclusivamente rispetto alla facciata».

In cosa si traduce tutto questo? Si dovrà mantenere la facciata? Domande che lo stesso primo cittadino Betta si sta facendo e che la stessa proprietà vuole capire. «La situazione è delicata - principia il sindaco - perché la proprietà comincia a manifestare un certo nervosismo, perché dopo un iter burocratico lungo e scrupoloso, la stessa burocrazia gli sta di nuovo mettendo i bastoni tra le ruote. Inoltre, dobbiamo ricordare che questo passaggio è stato per me che me lo sono trovato, un atto dovuto, dettato da uno strumento urbanistico firmato da altri. Mi sembra - ha quindi spiegato Betta - che ci si stia attaccando a dei cavilli perché se è vero che lo stabile non ha interesse storico tale da essere tutelato, perché ora, interpretando una norma, ci si attacca al decoro sotto il tetto sulla facciata? Questo fatto potrebbe complicare, su via Galas, il progetto e l’ampliamento. E se la facciata dovesse rimanere su, si dovranno aprire nuovi ragionamenti.»













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