«La Marcialonga s’ha da fare con la garanzia della sicurezza» 

Nel 50° della sua nascita. Corradini ed il direttivo al lavoro per il grande appuntamento previsto per il 31 gennaio Sarà una gara diversa, con le mascherine, senza pubblico e senza passaggi nei paesi e con le partenze scaglionate



Predazzo. “If not us, who? If not now, when?”. Se non noi, chi? Se non ora, quando? È una delle frasi celebri di John Kennedy, che Marcialonga prende a prestito interpretandola letteralmente. La situazione pandemica è molto marcata, nessuno lo nega, ma bisogna anche avere il coraggio di guardare avanti, beninteso senza fare voli pindarici. La 48.a edizione della Marcialonga, ma 50° anniversario dalla sua nascita, è in programma il 31 gennaio e il presidente Angelo Corradini dice “questa gara s’ha da fare”, contraddicendo un po’ la storia dei bravi e di Don Abbondio.

“Come niente fudesse”

Il direttivo della mitica e affascinante maratona sugli sci da fondo continua imperterrito su due binari. Sul primo “come niente fudesse” e sul secondo sempre bene attenti al variare repentino delle norme e dell’evoluzione della pandemia. Marcialonga è stata una delle prime manifestazioni a decidere di proporre una gara (Marcialonga Running Coop del 6 settembre) ancora a luglio. Una gara diversa, senza pubblico, col distanziamento sociale, niente passaggi nei paesi, mascherine e tutto quello che le autorità e il buon senso suggerivano per non finire nelle terribili maglie del Covid 19. È stato un successo. Da quel successo è nata la consapevolezza che Marcialonga con gli sci si doveva fare. Senza pubblico sarà sicuramente una Marcialonga diversa, ma fattibile, col distanziamento sociale, facilissimo, binari con interasse di 1,5 metri lungo tutta la pista e gli sci a fare da distanziatori naturali, inoltre partenze scaglionate, possibili col sistema “real time” adottato ormai da anni, tranne che per gli èlite. Niente manifestazioni di contorno, pazienza, nessun pasta party e ristori seguendo le norme imposte dalle autorità.

Dunque i presupposti per poter mettere in scena la gara del 31 gennaio ci sarebbero tutti. Se poi all’ultimo ci fossero situazioni ancora peggiori di ora, si prenderanno decisioni adeguate. Le iscrizioni ci sono, giusto ripagare i tanti appassionati, ma a Predazzo gli organizzatori sono consci che gli stranieri difficilmente potranno o vorranno arrivare in Val di Fiemme e in Val di Fassa se la situazione non muta in positivo. Per loro la tassa viene “convertita” all’edizione 2022. Così da oggi i responsabili della pista iniziano a posizionare i cannoni, pronti a produrre la neve programmata per dare uno stabile sottofondo ai 70 km da Moena a Cavalese (i tratti nei paesi verranno innevati ovviamente all’ultimo), in attesa di quella naturale che ammanterà di bianco tutto l’ambiente. Di solito se ne producono circa 100.000 metri cubi, gran parte direttamente dai 27 cannoni di Marcialonga, il resto dal Consorzio Alta Fassa, dal Centro del Fondo di Lago, col supporto del Centro Addestramento Alpino di Moena e della Scuola Alpina della Guardia di Finanza di Predazzo per la preparazione del tracciato.

La pista turistica

A onor del vero la pista, che solitamente è resa agibile nei primi tratti già entro metà dicembre (freddo permettendo), non è solo sede della competizione di gennaio ma rappresenta soprattutto la pista turistica delle due vallate, e lo scorso anno è stata interessata da oltre 100.000 passaggi con una media di 1250 passaggi giornalieri. Questo è quello che conta e che porta in dote la Marcialonga per la comunità locale. Tante presenze sono anche indotto per il tessuto economico delle due vallate.

Intanto il direttore generale Davide Stoffie e il presidente Angelo Corradini stanno preparando ed attendendo un incontro col Commissario del Governo e con le istituzioni provinciali e locali, su come si potrà effettivamente disputare la Marcialonga a fine gennaio. Come detto, è in fase di definiva elaborazione il piano B in attesa delle norme FIS sulle granfondo, ma anche dello sviluppo della pandemia, che anche in Trentino sta creando molte preoccupazioni. Tutto sarà fatto, sottolineano gli organizzatori, nel rispetto della salute e prevenzione per concorrenti, addetti ai lavori e volontari, che non fanno mancare il proprio apporto. Al grande via mancano 89 giorni, pochi e tanti insieme. Per i marcialonghisti, un occhio al meteo per la neve e un occhio al Coronavirus.













Scuola & Ricerca

In primo piano