Rifugio Potzmauer e dintorni: scoprire la malga "del Sgiaon"
La dorsale boscosa che si dilunga dal passo di San Lugano al lago Santo, spartiacque tra la valle dell'Adige e quella dell'Avisio, è una terra ricchissima di storia naturale, umana e culturale
ESPLORAZIONI Valle dei Laghi, lungo il sentiero dove il vino si fa Santo
DOLOMITI Malghe di confine: Boer e Col De Mez al passo San Pellegrino
TESINO Sul sentiero della partigiana Ora, uccisa nel febbraio 1945
La dorsale boscosa che si dilunga dal passo di S. Lugano al lago Santo, spartiacque tra la valle dell'Adige e quella dell'Avisio, forse è poco nota agli amanti della montagna, non presentando cime di rilievo – mediamente ci si aggira sui 1500 m – o spettacolari vette. In realtà questa è una terra ricchissima di storia, da quella naturale a quella umana e culturale.
Il Sentiero Europeo E5, che attraversa la dorsale da nord a sud, tocca un'infinità di biotopi – biotopo Paluda da Lot, Laghetto di Vedes, i Paludi di Mezalòn, Prati di Monte, Lagabrun –, castellieri preistorici come il Doss Castion con la sua svastica solare, luoghi di culto come il Lago Santo, infiniti siti che hanno dato vita a storie e leggende a metà strada tra la realtà e la fantasia.
Gli stessi toponimi richiamano un immaginario sacro e profano tra i più ricchi della nostra provincia: Monte dell'Orso, Pian dell'Ost piciol, Pian dele Caore, Monte dell'Avvoltoio, la Polsa dei cari – chi scendeva dalla Valdonega verso Gràuno, qui faceva riposare gli animali –, il Pian delle Bornie con i resti delle trincee della I guerra mondiale e la cappella di San Rocco a Valda, eretta nel 1858 dai fedeli risparmiati nel 1855 dal colera, che invece aveva imperversato in tutti gli altri paesi della valle di Cembra, ecc.
La sorgente e i valichi
Nei pressi della malga troviamo la sorgente che sgorga vicino al Rio della Valle, raccolta in un tronco d'albero e che gli anziani sconsigliano di bere perché fredda e per la possibile presenza di batteri pericolosi per la salute.
Diversi valichi permettono di collegare la valle di Cembra con la valle dell'Adige, valichi frequentatissimi fin dalla preistoria come il Passo Zise. Il sottostante castello di Segonzano serviva anche a controllare chi saliva da Salorno attraverso questo passo. Da qui transitavano i fedeli in processione, che da Salorno si recavano, fino oltre il 1400, alla chiesa della SS. Trinità di Segonzano e, durante il 1800, al Santuario della Madonna dell'Aiuto. Questo passo, assieme a quello più a nord del Passo Potzmauer, fino agli anni '50 veniva sfruttato dagli uomini e dalle giovani dei paesi della valle di Cembra per recarsi a Salorno a prendere il treno, per andare a lavorare nel vicino Sudtirolo oppure emigrare.
Il Passo di Potzmauer
Il Passo di Potzmauer o Potz Mauer (m 1352) era uno dei fulcri della viabilità alpina, tenuto in gran considerazione dai Signori di Appiano ai quali apparteneva, assieme a diversi masi sparsi sulle pendici boscose soprastanti Grumes – i masi alti – e ad un castello di cui non sono rimaste tracce. Nel 1185 i fratelli Ulrico e Arnoldo conti di Appiano riconsegnarono questo lembo di territorio al principe vescovo di Trento. Quest'ultimo pensò bene di distruggere subito il castello, onde evitare contestazioni future. Gli abitanti di Grumes ottennero così il privilegio di dipendere unicamente dal vescovo; da quella concessione il paese conseguì il titolo di Libero Comune di Grumes. Questo privilegio fu revocato negli ultimi anni del XIV secolo. Infatti, dal 1385 Grumes fu ceduto in feudo ad alcune famiglie nobiliari del Trentino che si succedettero nei secoli.
La malga Sgiaon – oggi rifugio Potzmauer
Da tempi immemorabili, subito dopo il Passo di Potzmauer, sul versante atesino, sorgeva un piccolo rifugio dal nome di Sgiaon – o di Cima, come riportato in alcuni documenti e come è conosciuto dai vecchi –, ora di Potzmauer, atto ad accogliere i viandanti, i pellegrini, i mercanti, ecc. Nel tempo fu trasformato in malga e fino agli anni '50 svolse il ruolo di fulcro dell'alpeggio e della pastorizia dei comuni di Valda e Grumes.
Nel 1925, l'allora sindaco di Grumes Eutimio Gutterer, con lungimiranza, la acquistò assieme a 10 ettari di pertinenze per agevolare lo sviluppo del mondo agricolo del proprio paese e porre così un freno all'emigrazione, da un privato dei Pochi di Salorno, tal Pojer Francesco detto Sgiaon, da cui, per un certo periodo, la malga prese il nome. La conduzione della malga già da allora era stata affidata a due giovani: Pojer Eduino e Arcangelo. Dal 1926 la malga è stata gestita ininterrottamente da Pojer Eduino e dalla moglie Emma, che ne ha retto le sorti e vi ha cresciuto i figli Rosina, Tullio e Gino, che sono divenuti, e rimangono ancor oggi, i malgari.
Il maestoso tiglio che domina la spianata ed il rifugio è stato piantato proprio in occasione della nascita di Gino, nel 1935.
La leggenda dei confini de La Lòt
Sono loro che ricordano la leggenda dei confini de La Lòt, nei pressi del vicino Monte dell'Orso. Si racconta infatti che da anni esisteva una lite per i confini tra gli uomini di Grumes e quelli di Gràuno. Un giorno quelli di Grumes raggiunsero per primi il crinale in contestazione e cominciarono a far rotolare pietre contro gli uomini di Gràuno, che salivano con falci e bastoni, costringendoli a ritirarsi, per non essere travolti, fino a La Lòt, dove fu fissato il confine che perdura ancor oggi.
Altre storie di confini, tra quelli di Grumes e di Valda, sono pietrificate nel vecchio termen del 1848, che si trova a pochi passi dal Passo di Potzmauer.
La crisi e la rinascita
La malga Sgiaon di questi ricordi ne ha molti, però sopraggiunse, inevitabilmente, la crisi dell'allevamento. Gli amministratori di Grumes di allora furono però lungimiranti. Concessero ai conduttori della malga Sgiaon di pagare i canoni d'affitto mediante la graduale piantumazione di abeti nelle aree un tempo riservate a pascolo, lavoro svolto stagione dopo stagione fino alla dismissione dell'attività d'alpeggio nel 1947. In circa 60 anni la graduale piantumazione di abeti ha trasformato in foresta quasi tutta l'area destinata al passato alpeggio.
Successivamente, la malga è stata trasformata in baita forestale al servizio del Corpo Forestale Provinciale, che l'ha utilizzata fino al 2005, per poi essere ristrutturata e adibita a rifugio alpino. Il rifugio è stato inaugurato ufficialmente il 20 giugno 2009.
Le baite in stile retico
Nei dintorni si trovano ancora diverse baite in muratura, erette in pietra in stile retico, le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Venivano utilizzate l'estate quando quassù salivano i falciatori dei prati e i pastori che accompagnavano le loro greggi.
Come ricorda Elio Antonelli, quassù rivivono le calde giornate di agosto quando tutto il complesso ferveva di vita: ovunque scampanellare di armenti, lì correre di ragazzi guardati dallo sfaccendare delle donne, in attesa del festoso ritorno dei falciatori richiamati dall'azzurrognolo pennacchio di fumo profumato di polenta.
ITINERARIO
Accesso stradale
Grumes si raggiunge percorrendo la val di Cembra da Lavis oppure, dalla val di Fiemme, scendendo a Molina di Fiemme e quindi Grumes. Dal paese, al semaforo, si sale la strada che conduce ai Masi Alti e quindi al parcheggio Pradet.
Punto di partenza/arrivo
Parcheggio Pradet (m 1122)
Percorso
Dal parcheggio Pradet si sale lungo il bosco per strada forestale. Rientro dalla stessa.
Tempi
Ore 1 andata, altrettanto per il ritorno.
Dislivello: m 230
Varianti
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dal Lago Santo (m 1208, ore 2.30, sentiero europeo poi segnavia n 415 fino a Zise)
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da Ponciach tramite segnavia n 415 (vedere da Ponciach tempi fino a Zise + quello per rifugio)
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da Cauria/Gfrill (sentiero europeo ore 1.40)
Variante 2
Dal Rifugio è possibile effettuare un itinerario ad anello denominato Anello dei confini, trovandosi il rifugio sul limitare della provincia di Trento con quella di Bolzano, sul ciglio dell'atesino Parco Naturale del Monte Corno.
L'itinerario, partendo dal rifugio Potzmauer, tocca il suggestivo villaggio di Cauria/Gfrill e la Malga Corno per fare ritorno al punto di partenza.
[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Andar per malghe in Trentino", edizioni Curcu&Genovese, 2015]