Malghe di confine: Boer e Col De Mez al passo San Pellegrino
Percorso in uno scenario meraviglioso nel lembo di terra fra Trentino e Bellunese, che si dilunga da Moena verso la agordina Falcade. L'area, un tempo situata tra il principato vescovile di Bressanone, quello di Trento e l'altro di Belluno, ospita le suggestiva conca di Fuchiade e la pittoresca Val Fredda, ai piedi di cime dolomitiche incantevoli
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Solitamente i confini venivano stabiliti per comodità sui passi. Ma la storia presenta sempre le sue eccezioni, così come la linea retta non fa parte del mondo umano e naturale.
In questo lembo di terra, la valle di San Pellegrino, che si dilunga da Moena verso la agordina Falcade, il confine fra Trentino e Veneto, un tempo tra principato vescovile di Bressanone, quello di Trento (a cui Moena apparteneva) e del principato di Belluno, assume le caratteristiche di uno zig zag, toccando vecchi sassi trasformati in termini, laghetti, rii, ecc.
Così capita che le nostre due malghe, la malga Boer (=contadino) e la malga Col de Mez (o di Mezzo), in Val Fredda, da tempi immemorabili appartenenti a Soraga (=sorega, sopra l'acqua), si trovino oltre il displuvio del Passo San Pellegrino, sul versante meridionale della splendida catena del Costabella, lì dove la valle inizia a degradare verso Falcade.
Una terra, questa del passo San Pellegrino e della suggestiva conca di Fuchiade (=dal ladino Fuciar, ovvero l'impugnatura di legno della falce), contesa e contestata da secoli.
In un documento del 1253 troviamo che un villico di Fassa doveva pagare sei libbre veronesi per la Swaiga, cioè l'alpeggio che possedeva sull'alpe, in parte di proprietà di Falcade: Villicus de Fassia VI libras pro swaiga quam habet, a testimonianza dell'estremo bisogno di pascoli per una società, quella fassana, fortemente incentrata sull'allevamento e la pastorizia.
I contadini di Soraga salivano quassù a fare il fieno – ecco la presenza ancor oggi di una miriade di piccole baite di legno –, e per far questo dovevano transitare per un pezzo di terra appartenente alla Regola di Moena, un tempo possedimento del principato vescovile di Trento. Anche per raggiungere le nostre due malghe dovevano calpestare terra "trentina".
È dal 1304, almeno a questa data risalgono i primi documenti scritti, che per la prima volta gli abitanti di Soraga negoziarono il loro diritto di recarsi a Fuciade e alle malghe attraversando il territorio della Regola di Moena. Da allora altre volte fu necessario ridiscutere simile accordo (anni 1475, 1594, 1760, 1779), segno di una non pacifica accettazione da parte della Regola Moenese di tale transito.
Inoltre, entro il territorio bressanense di Fuciade, sugli appositi versanti vi erano proprietà prative della Regola di Moena e di Falcade. Questo fatto non poteva che costituire ulteriore motivo di contrasto tra le popolazioni.
A valle delle due malghe, lungo la strada che scende a Falcade, nei pressi del Lech de Zinghegn (il Lago degli Zingheni), dove nasce il Biois, e dei pascoli chiamati la Stua, troviamo ancor oggi il Sas de Confin (m 1749), pulito e rinnovato, onde evitare contestazioni.
Un altro termine-cippo lo troviamo salendo a piedi da Soraga Alta a Someda, lì dove scende il rif de Menudol, al limitar del confine con quella che un tempo era la Regola di Moena. Riporta il numero 10, e mostra sul lato ovest un capitello con crocifisso e con i simboli del principato di Trento e Bressanone, e ai piedi l'iscrizione "Term-Prix-Tridn-10-Dividens Ep. Us Prixin. A Triden. – 1551".
È questo l'antico sentiero che i contadini di Soraga utilizzavano per salire ai loro prati di Fuchiade e riportare a valle, con i carri trainati da buoi – i più fortunati con i cavalli –, il fieno bastevole per la stagione invernale.
La memoria poetica e le tradizioni
O bela Fuciada
tu es noscia mont
dò na longia strada
n rif con n pont,
da Cian da l Vis enscin
ta l Larjé desché recamé i é,
de i fiores i pré...
Così Ernesto Brunel e Cela ricorda la montagna di Soraga e gli idilliaci prati di Fuciada/Fuchiade.
Per ingraziarsi i santi venne eretta la chiesetta dedicata alla Madonna della Neve – raggiunta in processione dai fedeli di Soraga nel mese di agosto – mentre giù al passo San Pellegrino esisteva, da tempi immemorabili, un ospizio con annessa chiesa, in funzione fino a non molti anni fa.
Luoghi, questi, importantissimi, legati strettamente ad una società in continuo movimento. Quassù si saliva e si scendeva anche tutti i giorni, per coltivare i Pra de aut con il loro baito, i Pra de la Pia e quello de la Tieja, ecc. Oppure ci si andava per raggiungere i malgari, come nel caso di Claudio Vanzo, da Moena, che ogni giorno portava da mangiare ai suoi genitori che si trovavano alla malga Boer, una camminata di diverse ore tra andata e ritorno.
Il recupero delle malghe
Per la loro importanza storica e per garantire un futuro all'allevamento e alla pastorizia in valle, recentemente si sono ristrutturate ambedue le malghe di proprietà del comune di Soraga, la Boer e la Col de Mez, ora date in gestione e curate dalla Società cooperativa allevatori e coltivatori diretti.
La Boer è stata dotata di acqua, perché un tempo questo bene prezioso scarseggiava e dalla metà estate in poi si trovava all'asciutto. Per questo, inizialmente veniva caricata da un numero consistente di bovine che dopo un mese circa cedeva il luogo ad un gregge di pecore.
Alla malga Col de Mez, un tempo, le vacche non si lasciavano uscire prima delle 10 o delle 11 per aspettare che si fosse prosciugata la rugiada. Da quando si è introdotta questa pratica la malga non è stata più infestata dal morbio che rovinava il latte, un parassita questo che si trovava anche nelle acque stagnanti e guaste.
Ora i prati di Fuchiade sono tornati a sentire il muggire delle mucche e il 10 settembre le bestie sono messe in riga e si effettua la desmonteava, il ritorno a casa, nelle stalle di Soraga e degli altri paesi della valle, seguendo il Rio Pelegrin. Un tempo si rimaneva a pascolare fino alla Madonna del Rosario, il 7 ottobre, in modo da risparmiare il fieno accumulato, se non succedeva che vegnia la neif inant. Come dicono gli anziani, ades l'é dut cambià demò l recort l'é restà. L progress l'à dut cambià e descancelà...
ITINERARIO
Accesso stradale
Il Passo San Pellegrino (m 1920) è raggiungibile dalla val di Fassa con deviazione da Moena.
Punto di partenza/arrivo
Passo San Pellegrino
Percorso
Dal Passo si prende sulla sinistra la stradina, segnavia n 607, che conduce al Rifugio Fuchiade. Lasciati a sinistra il Loch de le Poze e l'albergo Miralago, entrati nella piccola valle del Bè, dal parcheggio per il Rifugio Fuchiade, si diparte a destra un sentiero che ci conduce sulla strada nei pressi della Malga Boer (m 1809). Da qui si prosegue in salita verso il Rifugio Flora Alpina. Poco prima del rifugio un cartello segnaletico ci indica, sulla destra, ma già visibile, la malga de Col de Mez (m 1866).
Rientro: dalla stessa oppure dalla malga si scende per mulattiera fino al Lech de Zinghegn (m 1750), quindi per sentiero (segni bianco e rossi) al punto di partenza.
Tempi
2 ore andata e ritorno.
Dislivello: Un centinaio di metri. Nel caso si transitasse per il Lech de Zinghegn si calcolino 200 m di dislivello in salita.
Malga Boer
Alla malga Boer (m 1808), aperta e monticata da metà giugno a metà settembre, si effettua servizio ristoro e vendita dei prodotti lavorati alla latteria di Campitello, tra cui il saporito formaggio Campedel. La malga è inserita nel circuito estivo di "andare per malghe" a cura dell'Apt locale. Solitamente, la visita alla malga con degustazione e partecipazione ai lavori avviene il 17 luglio e il 21 agosto dalle ore 8.30. Per prenotazione contattare l'Apt Val di Fassa (tel. 0462 609500).
Malga Col de Mez
La malga Col de Mez (m 1866) è "cargata" da metà giugno a metà settembre.
Rifugio Fuchiade
Dal Passo San Pellegrino compiere la passeggiata che ci conduce al Rifugio Fuchiade (m 1982), da effettuare in qualsiasi stagione. È un percorso panoramico tra i più suggestivi che le Dolomiti possano offrire, con le cime del Costabella che fanno da corona. Il Rifugio è stato costruito agli inizi degli anni '60 da tre sacerdoti e oggi troviamo la famiglia Rossi. La cucina è tra le più rinomate della provincia e i gestori sono anche dei grandi mecenati dell'arte. Info: www.fuciade.it, tel. 0462574281.
[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Andar per malghe in Trentino", edizioni Curcu&Genovese, 2015]