ITINERARI

Vermiglio, malga Verniana e l'antico lavoro del pegorer

Un percorso fra storia, natura e tradizioni, ai piedi del Tonale, con un dislivello di seicento metri, sulle tracce della vita dei pastori ma anche di una leggenda riguardante «le anime inquiete» dei minatori delle vicine "canope" del monte Boai

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FINONCHIO Al rifugio Fabio Filzi un panorama a 360 gradi
VALSUGANA Lago di Santa Colomba, tra canope e antichi sentieri


FIORENZO DEGASPERI


Le numerose malghe che si incontrano sulle montagne a settentrione di Vermiglio hanno visto nel corso dei secoli un intenso traffico tra la valle e la vicina terra bresciana.

La povertà, per non dire la miseria, spinse molti giovani a recarsi nella bassa val Camonica e in altre valli bresciane a svolgere l'unico lavoro che sapevano fare: il pegorer.

Lavoro solitario, duro, in balìa degli eventi della storia – le guerre – e del tempo. Molti di questi pegoreri ritornavano poi in valle accompagnando, nei mesi estivi, migliaia di pecore provenienti dal bresciano. Di solito ritornavano nel mese di maggio.

La sagra di Pizzano

Forse affonda qui l'origine dell'antica sagra di Pizzano, frazione di Vermiglio, che si tiene l'ultima domenica di maggio. È l'occasione per pregare e invocare l'aiuto della Madonna, festeggiando con parenti e amici che si aiutavano a vicenda. Per passare da semplice festa di ritrovo a festa rituale propiziatoria il passo è stato semplice. Sono stati loro, i pegoreri, ad acquistare una statua della Madonna e a farla collocare presso la chiesa dei SS. Sebastiano e Fabiano a Pizzano. È nato così il culto della Madonna delle Grazie, a cui ci si rivolgeva per avere una stagione favorevole e particolarmente abbondante. In casi particolari si portava la statua in processione per le frazioni di Vermiglio, per allontanare eventi calamitosi come la siccità o le inondazioni, le valanghe o l'invasione di qualche malattia.

Dopo anni di oblio, dal 1990 un Comitato per la Sagra di Pizzano ha riportato in auge questa festa importante per la storia e la memoria dei pegoreri.

La malga Verniana

Ed è proprio uno dei più vecchi pegoreri che gestisce, da oltre sessant'anni, la malga Verniana, adagiata in una stretta vallicola tra il Monte Palù e il Monte Redival. "Verniana" significa luogo della vernia o verna, cioè degli ontani. Le acque del Rio di San Leonardo e la piovosità del territorio in questione permettono una veloce crescita di questi alberi appartenenti alla famiglia delle betulle. Il loro legno è molto resistente all'acqua, per cui molto ricercato.

La malga Verniana, un tempo, oltre che svolgere la funzione di supporto al pascolo, era un punto d'incontro per i boscaioli che salivano fin quassù per fare la romersa, ovvero la raccolta della legna da ardere o da utilizzare come pezòli, legname per la sistemazione delle strade, oppure come tressi e vaioni, cioè per la recinzione di prati e campi.

È questa sempre stata una montagna viva – pensiamo alle vicine miniere medioevali di Cima Boai –, frequentata dagli abitanti che vivevano nelle Cappelle di Vermiglio (Cappelle de Armeio) sin dal XIII secolo.

Lo stallone è stato completamente rifatto dopo che una valanga lo distrusse nel 1977. Infatti la Val Verniana presenta un territorio squarciato da canaloni coperti da elementi detritici come i Toesini, due lunghi e ripidi canaloni che lacerano il lariceto a nord est della malga, i quali convogliano valanghe e, durante i forti temporali, acque improvvise.

Le malghe del territorio

Fino al 1959 la malga Verniana, così come le altre malghe da latte come malga Boai, Mezolo e Pecè, veniva utilizzata alternativamente dalle frazioni di Cortina, Fraviano e Pizzano. Sopra la malga si stendono ampi pascoli relativamente pianeggianti con scoscendimenti, detti le Mandre di Verniana.

Anche la malga Boinal, all'imbocco della convalle di Strino, la malga del Pecé e la malga Saviana furono distrutte da valanghe o da incendi, ma sempre ricostruite. Malga Mezolo, invece, sulla strada vecchia per il Tonale, è rimasta diroccata. L'unica malga sul versante destro della Val Vermiglio era quella di Barco (malga de Barch), a 1684 m, nell'ampia radura della Mandra di Barco. Abbandonata, la boscaglia ne ha ricoperto gli ultimi resti in pochi anni.

La leggenda dei minatori

Una leggenda narra che nella Val Verniana si aggirino le anime inquiete dei minatori delle vicine "canope" del Monte Boai. Nelle notti di tempesta, quando la nebbia avvolgeva tutto, tanto che perfino gli animali rimanevano fermi per non perdersi, i minatori di Vermiglio sbagliavano strada e invece che risalire la Val Saviana, toccare i Masi Saviana e malga Boai per inoltrarsi nelle viscere della terra, si trovavano a vagare per la val Verniana, finché qualche valanga li portava via con sé. Li trovavano in primavera, dopo il disgelo, ma l'anima non riusciva a trovare pace e ancor oggi, nelle notti di quiete, si sentono lassù in alto cantilenare strane voci che invocano la Madonna. Ma non bisogna prestargli attenzione.

ITINERARIO

Accesso stradale

Vermiglio (m 1260).

Punto di partenza/arrivo

Dopo pochi chilometri da Vermiglio, sulla strada per il passo Tonale, in località "Dazi" (m 1300).

Percorso

Dal piccolo parcheggio in località "Dazi", seguire la strada forestale (indicazioni per "Malga Verniana"). Oppure dalla frazione di S. Caterina, Vermiglio, una mulattiera sale ripidamente, tra i tipici edifici rurali e le tradizionali abitazioni, raggiungendo il tornante della strada forestale che ci conduce alla malga (m 1838), evitando così di parcheggiare lungo la strada provinciale del Tonale.

Tempi

2 ore per l'andata, 1,30 per il ritorno.

Dislivello

m 600 circa

[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Andar per malghe in Trentino", edizioni Curcu&Genovese, 2015]













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