Malga e agritur Juribello, sull’antica via per il Bellunese
Le suggestioni di un percorso fra storia e natura al cospetto delle magnifiche pareti e vette dolomitiche delle Pale di San Martino, lungo direttrici storichedei valichi montani con strutture di alpeggio che secondo i documenti risalgono almeno al 1284
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Malghe antiche quelle di Juribello e Juribrutto, da tempi immemorabili appartenenti alla comunità del Primiero, alla quale è spettata la faticosa creazione del pascolo in sostituzione del bosco e degli arbusti originari, e gravata nel tempo dagli oneri del Vescovo di Feltre, oneri gravosi nonostante la valle per molti secoli sia stata considerata abitata da uomini generalmente poveri et non racogliono biave per uso suo.
Il prefisso jura vale per diritto, possesso, bene, quindi le due malghe significano il Bel Possesso e il Brutto Possesso. Non sappiamo quali fossero gli elementi che facevano propendere per un "bello" ed un "brutto" – qualità del pascolo? facilità di accesso? –, indubbiamente era più faticoso raggiungere Malga Juribrutto e i suoi pascoli, immersa com'è nella folta e disagevole foresta che si dilunga orizzontalmente lungo le pendici di Cima Bocche fino al passo Valles.
Di sicuro sappiamo che questi eccellenti pascoli erano un tempo di proprietà del Castel dela Preda dela Val de Premer, ovvero di Castel Pietra. Come dire della potente famiglia Welsperg, la cui signoria, ottenuta in feudo dal conte del Tirolo il 22 settembre 1401, possedeva ogni angolo del Primiero, sia sopra la terra – le acque, i pascoli, il bosco, il coltivato, ecc. – sia sotto, ovvero le innumerevoli miniere della valle.
Il bestiame dei Welsperg, come ribadito nell'urbario, redatto tra il 1564 e il 1565, poteva pascolare ovunque: et nota che il bestiame di castello può pascolar et drizzarsi a paschol nella Vale di Premer dove gli piace et andar ancho in malga et montagna con l'altri vicini dove gli piace per esser vicino in ogni luogo.
Per i "privati" il pascolo sottostava al pagamento di formaio, poina et smalzo per uso del castello et ancho che può in qualche parte vendere.
Ovviamente il signore cercava di non mandare le proprie bestie in val Canali et Fauroni, montagne de Tonadig, perché pascoli poveri di biada, lasciandoli ai contadini del posto.
A fianco degli oneri riscossi dal Vescovo di Feltre c'erano quelli introiettati per la colta dai Welsperg tramite i suoi capitani.
Colta ripartita tra le quattro regole di Primiero che la versavano in due rate annuali: a san Giorgio (23 aprile) e a san Michele (29 settembre), date che corrispondevano grosso modo all'inizio dei lavori estivi, del portar fuori il bestiame dalle stalle, della monticazione degli ovini e caprini, e al loro termine.
I pascoli alla fine del 1500 rendevano ai Welsperg ben 812 libbre e un quarto di formaggio pecorino semplice, suto, buono et sufficiente e quattro ricotte, pagamento che doveva essere effettuato attorno al giorno di san Lorenzo, il 10 agosto. Allora erano le feste dei santi e dei patroni che cadenzavano la vita quotidiana della gente.
Anche i conduttori delle malghe di Rolle, compresa la nostra malga Juribello, di proprietà dell'ospizio di San Martino di Castrozza, assieme a quelle di Calaita, di Fossernica – posseduta fin dall'inizio del '300 dalla potente famiglia trevigiana degli Onigo –, del monte Vederna nei pressi di Imer e di Neva nella regola di Mezzano a ridosso delle Vette Feltrine, erano tenuti a versare ogni anno a san Lorenzo quantità di formaggio che andavano dalle 20 alle 200 libbre. Si sottolinea il fatto che non era accettato, come pagamento, il vil denaro, ma le caciotte, ben più commerciabili e remunerative.
L'Urbario del Primiero è un pozzo di informazioni per la società e l'economia del Primiero attorno al 1500 e a questo proposito consigliamo la lettura dell'11° Quaderno del Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino, redatto da Lidia Bertagnolli (Giacomo Castelrotto e la signoria dei Welsperg in Valle di Primiero, 2011).
La prima data in cui viene citata la malga Juribello è l'anno 1284, a riguardo di un documento relativo all'acquisto da parte dell'Ospizio di San Martino dei pascoli del Rolle. Quindi una struttura di qualche tipo già preesisteva e possiamo immaginare potesse svolgere la funzione di tappa per chi saliva o scendeva dal vicino passo Valles, punto di collegamento con il sottostante villaggio di Falcade e porta d'entrata per il territorio bellunese.
Nel 1838 in un documento si testimonia il carico di bestiame portato in malga: su questa montagna il pascolo è proprio per le vacche, per le pecore e cavalli ed anche per gli animali suini; ella è capace infatti di alimentare n. 200 capi bovini, n. 300 pecore, dai n. 8 ai n. 10 cavalli, e dai n. 15 ai n. 16 porci.
Nel 1937 si caricavano sulla malga 120 bovine le quali hanno prodotto mediamente 635 kg di latte nei 90 giorni di durata dell'alpeggio. La produzione media delle vacche allevate in zona, Bruna e Grigio Alpina, era di 30 q.li in lattazione di 280 giorni.
La malga e il suo pascolo, compresi fra i 1820 e i 2230 metri di altitudine e oggi inseriti nel Parco naturale Paneveggio Pale di San Martino, a partire dalla stagione di alpeggio dell'anno 1996 sono stati scelti per tutta una serie di prove sperimentali volte ad ottimizzare l'alimentazione delle vacche da latte al pascolo.
Ad esempio le vacche sono sempre tenute libere, anche di notte, con un conseguente notevole aumento delle ore di pascolo e della produzione di latte, una riduzione consistente dei problemi sanitari e del volume di deiezioni da distribuire e, non ultimo, un maggior benessere del bestiame.
ITINERARIO
Accesso stradale
Bellamonte è raggiungibile dalla val di Fiemme con deviazione a destra presso l'abitato di Predazzo (indicazioni Passo Rolle), oppure dal Primiero, seguendo la segnaletica per il Passo Rolle e oltrepassandolo, scendendo quindi fino al Centro Visitatori.
Punto di partenza/arrivo
Bellamonte, parcheggio Centro Visitatori (m 1540).
Percorso
Dal Centro Visitatori della foresta di Paneveggio, località Bellamonte (m 1540), si prosegue a piedi lungo la strada provinciale per il Passo Rolle: all'altezza del 4° tornante si imbocca a sinistra la strada sterrata che, dapprima nel bosco, poi nel vasto pascolo, ci conduce alla malga (m 1867). La scenografia è delle più avvincenti: davanti a chi cammina si dispiegano il Mulaz e la catena delle Pale di S. Martino, con il mitico Cimon della Pala che s'incunea nel cielo.
Rientro: dalla stessa.
Variante
Dal Passo Rolle (m 1980) a sinistra sfiorando il Rifugio Capanna Cervino (m 2082) quindi per la spettacolare Val Venegia alla malga Juribello. Si rientra dalla stessa in leggera salita. Complessivamente 2 ore.
[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Andar per malghe in Trentino", edizioni Curcu&Genovese, 2015]