Malga Valpiana: tra miracoli, streghe ed esseri fatati a Ossana
Val di Sole, percorso nella dolce e boscosa vallata che si inerpica tra il monte Salvat e il monte Dosso, un tempo crocevia frequentato da proveniente dal Tonale e dalla val Camonica, voleva recarsi in val Rendena evitando il passo Carlo Magno, senza quindi dover scendere lungamente fino a Dimaro per poi risalire la val Meledrio
VAL DI SOLE Vermiglio, malga Verniana e l'antico lavoro del pegorer
DOLOMITI Malghe di confine: Boer e Col De Mez al passo San Pellegrino
VALSUGANA Lago di Santa Colomba, tra canope e antichi sentieri
La silente Valpiana che si inerpica tra il monte Salvat (m 1673) ad oriente ed il monte Dosso (m 1764) ad occidente, prende il nome dalla conformazione stessa della valle, la quale, essendo di origine glaciale, è disseminata di enormi blocchi di granito (popolarmente chiamati bala, balon, balonac’).
Sicuramente più appartata della sorella Val di Fazzon, con l’omonimo lago, si presenta con le caratteristiche di una valle boscosa, tagliata ad oriente da diversi tovi, canali un tempo adibiti al trascinamento delle bore nel fondovalle (tovi delle malghette).
La malga Valpiana
Dopo il Rifugio Valpiana (m 1221), una volta superati i ruderi della Malga Pecc (m 1260) e salendo ad oriente la costiera che scende dai tovi Balardi, incontriamo la nostra malga, chiamata di Valpiana: una cascina trasformata recentemente in agritur, monticata con vacche e manzi, dove si lavora il latte trasformandolo in burro e formaggio.
La malga si trova ad una quota relativamente bassa – soltanto 1310 m –, ma era abbinata un tempo alla soprastante malga Doss. Più in alto, infatti, si trovano le malghe Nuova del Dosso e Vecchia del Dosso. La malga Valpiana serviva come prima tappa per il pascolo, in attesa che i prati delle malghe superiori si liberassero definitivamente dalla neve e l’erba si arricchisse per offrire al meglio una pastura.
Un antico crocevia
Un tempo questa valle era assai frequentata da chi, dalla val di Sole (de valle Soldi, 1071), proveniente dal Passo Tonale e dalla val Camonica, voleva recarsi in val Rendena evitando il Passo Carlo Magno, senza quindi dover scendere lungamente fino a Dimaro per poi risalire la val Meledrio. Per questo troviamo diversi baiti – come il Baito del Bon a m 1686, oggi ruderi – lungo il sentiero che, dopo aver toccato il cristallino Lago di Venezia, sale al suggestivo passo di Scarpacò (m 2617, segnavia n 216). Questo passo permette di scendere al Lago Cornisello e, lungo la val Nambrone, arrivare poco a monte di Pinzolo.
San Vigilio e la leggenda
Che fosse un sentiero trafficato lo testimonia anche una leggenda che riguarda direttamente San Vigilio, il santo evangelizzatore delle terre trentine. Si narra che, prima di recarsi in val Rendena per la sua predicazione – dove trovò il martirio –, si sarebbe fermato a Ossana, l’antica de Vulsana, per convertire le genti locali alle quali lasciò in eredità una piccola chiesa, la prima della val di Sole. Un’immagine di San Vigilio la troviamo dipinta su di una casa privata del vecchio paese di Ossana, con il sole che splende sul suo capo, simbolo questo che fece erroneamente pensare che la val di Sole si chiamasse così per via degli antichi abitatori che una leggenda vuole adoratori di questo astro celeste.
In realtà, la prima testimonianza documentaria della chiesa di San Vigilio, innalzata ab immemorabili, risale soltanto al 1183, seppur niente toglie che prima preesistesse sicuramente una cappella.
Streghe e vipere
I pastori e i malgari che operavano in questo lembo della val di Sole ben sapevano però che questa valle, nonostante il passaggio di un santo come Vigilio, era frequentata da gente poco raccomandabile e che vi avvenivano fatti talmente anomali da chiedere ripetutamente l’intervento del Divino.
Innanzitutto nel vicino bosco della Derniga c’era una casa abitata dalle streghe. E forse non è proprio un caso che il vicino Passo Tonale fosse uno dei luoghi privilegiati dalle streghe di buona parte del Trentino e della val Camonica per allestire i loro fantasiosi e malefici sabba. Ebbene, da quella casa la notte uscivano le streghe e scendevano nei masi di fondovalle mettendo in subbuglio la vita dei poveri contadini e quella dei malgari e dei pastori che vivevano isolati sui monti. Più di una volta chi si era ribellato e non aveva regalato loro un bel niente si era poi trovato con il raccolto rovinato, con il latte andato a male, con i figli piccoli prosciugati del loro sangue. Guai se i contadini non regalavano un po’ del loro raccolto alle streghe: i buoi che trainavano l’aratro si bloccavano immediatamente e niente li poteva smuovere. Soltanto intonando ad alta voce preghiere e litanie si poteva rompere il malefico sortilegio.
Il capitello della Madonnina dei serpenti
Inoltre, chi risale la valle, all’imboccatura s’imbatte in un capitello. La leggenda vuole che sia stato innalzato per volontà di un pastore che non amava tanto i serpenti e che un giorno, sugli alti pascoli della malga Valpiana, si trovò a far i conti con un’enorme vipera che soffiava mostrando i denti pieni di veleno. Il pastore gridò: "O Santa Maria, aiutami tu! Madonna del Cielo, salvami!" La vipera, sentendo il nome della Vergine, si ritrasse spaventata e scappò via nell’erba alta. Tornato a valle per sdebitarsi del miracolo avvenuto, costruì all’ingresso della Valpiana un capitello dedicato alla Madonna, o, come dicono oggi a Ossana, alla Madonnina dei serpenti.
Poco lontano un sasso conserva impressa l’impronta di una scarpa: leggenda vuole che si tratti dell’impronta di un casaro che fuggiva con il burro rubato. Poco più a monte troviamo un altro capitello, questa volta dedicato a Sant’Antonio, a protezione delle bestie e delle greggi che salivano in tarda primavera sui pascoli della Valpiana.
LA MALGA
ITINERARIO
Accesso stradale
Ossana, raggiungibile risalendo la valle di Sole, indicazioni "Passo Tonale".
Punto di partenza/arrivo
Ossana (m 1005).
Percorso
Dalla chiesa di Ossana si sale per strada forestale, quindi al primo tornante incamminarsi lungo il "Sentiero de la Lec", transitando per il Rifugio Valpiana (m 1221, possibilità di parcheggio a pagamento), costeggiando le spumeggianti acque del torrente Foce e quindi, con il segnavia n. 216, alla malga (m 1310).
Tempi: Ore 2 andata e ritorno.
Dislivello: Poco più di m 300
[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Andar per malghe in Trentino", edizioni Curcu&Genovese, 2015]