Omicidio Pasolini, la Procura di Roma apre una nuova indagine
Un'istanza depositata dall'avvocato Stefano Maccioni chiede di ascoltare un testimone che potrebbe fornire elementi nuovi sul delitto di cui fu vittima lo scrittore e regista, ad Ostia, nella notte tra il primo e due novembre del 1975
La Procura di Roma ha avviato un nuovo fascicolo di indagine sull'omicidio di Pier Paolo Pasolini, ucciso ad Ostia la notte tra il primo e due novembre del 1975.
Il procedimento, affidato al sostituto Silvia Santucci, è stato aperto alla luce di un esposto depositato a piazzale Clodio le scorse settimane dall'avvocato Stefano Maccioni che in passato ha assistito uno dei cugini della vittima, Guido Mazzon, ed ora è avvocato dell'Ordine dei giornalisti del Lazio, del regista David Grieco e dello scrittore Giovanni Giovannetti.
Ascoltare un nuovo testimone che potrebbe fornire elementi nuovi alle indagini è sostanzialmente, la richiesta avanzata dall'avvocato Maccioni nell'integrazione (presentata a maggio) alla istanza di novembre 2025 con cui ha chiesto ai pm di Roma di riaprire il caso relativo all'omicidio di Pier Paolo Pasolini.
L'istanza di novembre è legata a "nuovi elementi emersi anche dalla visione delle immagini fornite dalla Rai del telegiornale dell'epoca ma soprattutto fondata sulla elaborazione dei dati finora raccolti che devono necessariamente essere letti unitariamente e che conducono ad un'unica conclusione: Pelosi non era con certezza da solo la sera dell'omicidio quindi è fondamentale accertare chi fosse con lui quella sera".
L'anno scorso, nel cinquantesimo della tragedia, a cercare di ricostruire la triste vicenda è stata anche Lucia Visca, la prima cronista che arrivò sul luogo del delitto, autrice di 'Pasolini 1975-2025' per Edizioni All Around. Raggiungere il luogo rapidamente – per la fortuna di vivere in zona – permise a Visca di vedere cose “che altri colleghi non videro, perché nel frattempo ci fu la contaminazione del terreno e altre complicazioni”, ha raccontato all’ANSA un anno fa l’ex giornalista di Paese Sera. A livello umano fu “tremendo”, anche perché “per me in quel momento Pasolini era due cose – ricorda - il poeta che leggevo sull'antologia del liceo, ma anche il compagno che si era riavvicinato alla Figc, nella quale io militavo, e stava riaprendo un discorso con il Partito Comunista. Quando ci fu il riconoscimento del corpo è come se mi fosse esplosa una cosa dentro, nella testa”.
Di quei momenti tra le pagine di ‘Pasolini 1975-2025’ restano testimonianze, fotografie e documenti d’epoca, oltre a una prima parte dedicata al rapporto complesso tra lo scrittore e Ostia, per lui luogo di contraddizione, fascino, pericolo. Oggi cosa possiamo capire di più del delitto? “Nulla, è destinato a rimanere un mistero”, risponde Visca.
“Io ho seguito tutte le inchieste, in qualche modo la vicenda di Pasolini ha segnato la mia carriera. Anche le riaperture recenti non hanno portato a nulla. Oltretutto bisogna pensare che nel frattempo i protagonisti sono tutti morti. Per anni abbiamo aspettato una nuova verità da Pelosi, che ora non potrà mai più arrivare”, considerando che è morto nel 2017. Non a caso “Guido Calvi parla della vicenda con Pasolini come l'ultimo grande mistero italiano”. Il motivo? “Non ci sono state indagini, è molto semplice – commenta - della morte di Pasolini non interessava a nessuno”, al massimo “a una ristretta cerchia di amici, intellettuali, però non era la morte di Moro, era la morte di un uomo che non aveva una vita cristallina”. Un dato che fu forse cruciale nel modo in cui si sviluppò il caso. Visca dedica anche spazio a come Pasolini fu rappresentato sia prima sia dopo la sua morte: “La condanna mediatica l’ha vissuta tutta la vita – sostiene -, qualsiasi cosa facesse c'era qualcuno che presentava una denuncia o qualche magistrato che aveva un fascicolo”.
L’autrice propone le sue riflessioni alla luce delle regole deontologiche odierne dei giornalisti su come si scrisse dell’omicidio. “Quello che avevamo detto e scritto negli anni ’70 era un’aberrazione – riflette Visca –, se uno di noi lo scrivesse oggi sarebbe buttato fuori dall’Ordine”. Di Pelosi fu pubblicata la foto nonostante fosse minorenne, si raccontarono particolari scabrosi della sua adolescenza, tra le altre cose.
Ora, l’obiettivo è portare il testo anche nelle scuole. “Pasolini viene studiato come poeta, scrittore, autore – conclude Visca – ma sulla sua vicenda spesso i ragazzi non sanno nulla. È come per Caravaggio, della sua arte sappiamo tutto, ma della sua morte niente”.
[foto: archivio agenzia Ansa]