Clima

Verso la COP31: resta il nodo dei 300 miliardi promessi

Le economie emergenti - alle quali erano stati promessi i miliardi in ballo - chiedono contributi a fondo perduto e prestiti agevolati, mentre i Paesi industrializzati devono fare i conti con vincoli di bilancio e costi energetici 



Come e quando arriveranno i 300 miliardi di dollari all'anno promessi alla COP29 di Baku: è questo il nodo principale verso la COP31. Lo sottolinea un'analisi del quotidiano The Straits Times, raccogliendo le valutazioni di docenti e analisti finanziari basati a Singapore sul rischio di stallo tra governi donatori ed economie emergenti.

I Paesi in via di sviluppo chiedono aiuti a fondo perduto e tassi agevolati, per non finire schiacciati da nuovi debiti. Secondo Tan-Soo Jie-Sheng, docente della Lee Kuan Yew School of Public Policy di Singapore, le risorse per difendersi dai danni del clima (come l'innalzamento dei mari) non devono togliere fondi al taglio delle emissioni, altrimenti i costi futuri diventeranno insostenibili.

Dall'altra parte, spiega Chan Wai-Shin della società di consulenza singaporiana Asia Research and Engagement, i Paesi industrializzati frenano su impegni vincolanti a causa di conti pubblici stretti e rincari energetici interni. La questione tocca da vicino il Sud-Est asiatico, tra le aree più colpite da caldo estremo ed eventi meteo violenti.













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