Nave San Rocco, Stefano Piazzera: una vita tra fiori e orchidee
Dopo quasi cinquant’anni di lavoro in azienda, l’imprenditore agricolo continua a dedicarsi alla floricoltura, affiancando la figlia Chiara, oggi titolare dell’attività. Dalle prime serre alle orchidee più rare, una storia di passione, innovazione e amore per la natura, con uno sguardo rivolto alle nuove generazioni.
NAVE SAN ROCCO. La storia di questa settimana viene da Nave San Rocco ed è quella di un imprenditore agricolo di 65 anni, con quasi 50 anni di impegno in azienda. Dopo tre anni di scuola professionale all’Istituto Agrario di San Michele, a 17 anni è entrato in azienda assieme al papà Raffaele, grande leader dell’agricoltura non solo della zona, ma anche come componente del consiglio direttivo della Coldiretti, che allora si chiamava Unione Contadini.
Parliamo di Stefano Piazzera, 65 anni, che è entrato a far parte del Maso Quadrifoglio, nell’azienda che il papà aveva comprato da pochi anni dopo una vita da mezzadro. All’epoca era una delle più belle aziende, perché aveva un frutteto di oltre quattro ettari tutto in un pezzo.
L’azienda negli anni si è trasformata. A fianco alla frutticoltura, Stefano, in collaborazione con i fratelli, ha realizzato una bella serra per fiori e trapianti. Poi, nel 2000, l’evoluzione: da piccolo tunnel a ben cinque serre in ferro e vetro, in cui Stefano, con l’aiuto della moglie e assumendo diverse collaboratrici, ha cominciato anche a coltivare le orchidee, una passione che aveva da tempo.
Così è nata la nuova Floricoltura Piazzera Stefano. Una delle tre figlie, Chiara, ha voluto proseguire con la passione del papà e ora è la nuova giovane titolare dell’azienda.
È specializzato, insieme alla figlia Chiara, nella coltivazione delle orchidee?
Le orchidee sono delle piante davvero affascinanti e mia figlia e io studiamo il loro habitat naturale per poterle coltivare al meglio e avere molte fioriture, anche delle specie più rare.
Stefano, qual è oggi il suo ruolo in azienda?
Pur essendo in pensione (ma si sa che chi lavora in proprio non finisce mai di lavorare), aiuto attivamente mia figlia soprattutto nella gestione delle varie coltivazioni, dal trapianto all’innaffiatura, ai trattamenti, al mantenimento delle temperature e alla gestione tecnica.
Oltre a lei, chi è impegnato nella gestione dell’azienda?
Mia figlia Chiara e mia moglie, oltre a gestire le coltivazioni, si occupano di tutta la parte degli acquisti, degli ordini e dell’organizzazione delle nostre preziose collaboratrici e dei collaboratori.
Ha, come suo padre, molti impegni nel sociale?
Fino a qualche anno fa ero molto impegnato come presidente del Club 3P del paese e poi come consigliere Aflovit. Oggi, nel tempo che mi rimane, mi occupo dei miei nipotini, ai quali cerco di insegnare l’amore per la natura e per gli animali. Per questo ho realizzato un piccolo campo con piante fiorite e da frutto, cercando di attuare il principio della biodiversità.
E il mercato?
Ora la situazione è molto difficile per la floricoltura, con i costi di produzione che aumentano. Il prezzo dei fiori subisce la concorrenza che in passato era del Veneto, perché i coltivatori avevano grandi aree di terreno a poco prezzo rispetto a noi. Ora, in realtà, è l’Olanda il primo produttore mondiale, con prodotti validi e a basso costo.
Stefano, possiamo fare un confronto fra l’agricoltura di 50 anni fa e quella attuale? Innanzitutto, qual è stata l’evoluzione in oltre mezzo secolo nel campo frutticolo?
L’agricoltura di una volta era più pratica e si basava sull’osservazione delle piante, dell’andamento climatico e della natura. In genere, tanti lavori erano manuali. Oggi quello che conta è la produzione, il numero, la velocità. Per questo si utilizzano macchinari tecnologici, togliendo molta naturalità alla vita della campagna.
E nel campo florovivaistico?
Il florovivaismo corre: bisogna coltivare sempre più nuove varietà di piante per soddisfare una clientela sempre più esigente. Inoltre, bisogna diversificarsi dalla grande distribuzione (supermarket, centri commerciali), trovando modi per rendere il nostro prodotto più accattivante e duraturo.
Si è mai pentito della scelta?
No, mai! La floricoltura rimane la passione della mia vita, anche se di sicuro mi ha richiesto molto impegno e poco tempo libero. Auguro a tutti di poter svolgere il lavoro che sentono proprio.
Quali sono i suoi rapporti con l’ambiente?
Sono molto vicino alla terra e a quello che mi circonda e credo che ognuno debba fare la propria parte per lasciare alle nuove generazioni quello che noi abbiamo trovato e vissuto.
Ha mai pensato di trasformare l’azienda in un’azienda biologica?
Nella nostra azienda usiamo insetti utili per contrastare quelli dannosi e, solo se necessario, facciamo trattamenti chimici. Il continuo controllo fa sì che i trattamenti siano ridotti quasi a zero.
In tutti questi anni è riuscito a coltivare qualche hobby?
Un’azienda come la nostra occupa tutto il tempo disponibile: non ci sono sabati, domeniche o festività. In questi anni non sono riuscito a coltivare molti hobby, ma con il cambio generazionale conto di poter trovare qualche momento per dedicarmi comunque alle passioni legate alla natura, coltivare qualche pianta particolare, allevare animali da cortile e curare un po’ l’orto.
Consiglierebbe oggi a un giovane di scegliere la professione agricola?
Certo che lo consiglio! Il contatto con la natura e i suoi tempi ti fa ragionare e apprezzare la tua vita e quella degli altri, oltre a insegnarti il rispetto per il prossimo.