ITINERARI

Garda, San Giovanni sulla Rocchetta: alla scoperta di una chiesa-torre arcaica

A Riva un percorso sulle pendici del monte, per riscoprire la più importante via utilizzata per secoli fra il territorio del basso Sarca e la val di Ledro, segnata da chiese dall'impianto altomedioevale fra le quali l'unica a torre circolare presente in Trentino

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FIORENZO DEGASPERI


Ci sono due buoni motivi per incamminarsi sulle pendici della rivana Rocchetta, una montagna che sembra inaccessibile vista dal basso ma presenta invece, quando calpestata, un'infinità di percorsi, dalle passeggiate alle più impegnative vie ferrate.

Uno dei motivi è lo scoprire l'antica viabilità di collegamento tra le varie valli. Il percorso che andremo a compiere ripercorre la più importante via utilizzata per secoli per mettere in relazione il territorio del basso Sarca con la Valle di Ledro e, di conseguenza, le Giudicarie e la Valle del Chiese, visto che la famosa quanto spettacolare Ponale venne realizzata soltanto dopo la metà del 1800.

Su questa strada, chiamata anticamente in montibus, se percorsa nella sua interezza, troveremo chiese dall'impianto altomedioevale – Santa Maddalena, l'eremo-chiesetta di San Brizio (discepolo di San Martino), San Rocco a Campi, San Martino in Val di Concei – e antichi siti preistorici come il dosso di San Martino, un vero e proprio villaggio retico su cui si sovrappongono le testimonianze romane.

Inoltre, sparse nel bosco, sui pascoli alti e sui passi, incontreremo innumerevoli tracce della presenza umana: dalle malghe – malga Grassi, malga Pranzo, malga Dosso dei Fiori, malga di Trat –, ai rifugi come quello del Pernici, alla miriade di trincee e testimonianze della prima guerra mondiale, ai sentieri segnati ancora dalle pietre infisse nel terreno, come tanti menhir, ai segni dell'età romana sul dosso della Pinza, ecc.

L'antica mulattiera

La mulattiera, partendo da Riva, risale ancor oggi il versante orientale della Rocchetta, si insinua nella stretta valle tra la Pinza e il monte Tombio, sbuca nell'amena spianata del piccolo paese di Campi per poi salire fino alla Bocca di Trat (m 1581) e quindi scendere o per la Val Sorda, o per la Valle dei Morti a Bezzeca.

Vi passarono i cacciatori mesolitici, i commercianti romani, i pellegrini medioevali, i soldati francesi del Vendôme (1703) e non ultimo Garibaldi nel 1866, senza tener conto delle truppe austroungariche e di quelle italiane durante la prima guerra mondiale.

Non solo gli uomini utilizzavano la Bocca di Trat. Un tempo i due versanti della Bocca vedevano la presenza di innumerevoli reti per l'uccellagione, chiamate in dialetto rocoi, nelle quali rimanevano imprigionati gli sfortunati volatili. Stando alle cronache dei primi del Novecento ne riuscivano a catturare anche più di cinquemila in un solo giorno. Infatti questa è una delle zone più importanti e da sempre zona di passaggio per migliaia di uccelli migratori.

La chiesa-torre circolare

Il secondo motivo è l'esistenza dell'unica chiesa-torre circolare presente nel Trentino, consacrata a San Giovanni, documentata con il toponimo di San Giovanni in montibus. Mentre nel vicino Sudtirolo di chiese circolari ne troviamo, almeno pervenute intatte fino a noi, ben tre – San Michele a Bressanone, San Sebastiano a Chiusa (Spital in der Au), San Giorgio a Scena –, in Trentino si conosce solo questa, e purtroppo non si presenta sicuramente in buone condizioni.

Collocata su di una curva poco prima di abbandonare l'aerea stradina per inoltrarsi nella Pinza, la chiesa è ricordata negli Statuti di Riva del 1274 e si pensa derivi da un antico fortilizio costruito per esigenze strategiche già in età romana. D'altronde qualche centinaio di metri più avanti, troviamo diverse testimonianze romane (sulla sommità della Pinza).

Figura ancora oggi come un antico torrione costruito per scopi militari, eroso dalle intemperie e dalle vicende belliche, sui cui resti venne in seguito eretta una nuova Bastia. In epoca più recente viene trasformato in edificio sacro, dedicato a San Giovanni Battista, meta di pellegrinaggi e punto di riferimento religioso e civile. L'edificio viene distrutto durante l'invasione delle truppe francesi del Vendôme e successivamente abbandonato a se stesso fino al decreto vescovile di sconsacrazione del 1750.

Una ventina d'anni fa, grazie all'interessamento dell'Associazione Amici del Museo, i resti dell'antica costruzione ormai sommersi dalla vegetazione sono stati rimessi in luce e consolidati, riesumando la struttura originaria e recuperando interessanti reperti di varia natura risalenti ad epoche diverse, tra cui i frammenti di un affresco raffigurante il leone alato, simbolo dell'evangelista Marco.

Un altro frammento pittorico, quasi del tutto sbiadito, raffigura forse lo stesso San Giovanni, eseguito da mano artigianale.

Il simbolismo della forma circolare

Ma il fascino sta proprio nella circolarità dell'edificio. Simbolo della perfezione, di unità, di assoluto, riproduce la Rotonda di Gerusalemme, l'Anastasis o Chiesa della Resurrezione di cui troviamo traccia nella splendida cappella circolare del Santo Sepolcro a San Candido, la Lerschachkapelle (1519), visibile sui prati tra Dobbiaco e San Candido in Val Pusteria.

È la concretizzazione in terra del cielo, dello spirituale in contrapposizione al materiale. Come linea infinita è simbolo del tempo e dell'infinità e ci ricorda un serpente che si morde la coda, il famoso Uroboro egiziano.

ITINERARIO

Accesso stradale

Riva del Garda (m 65)

Punto di partenza/arrivo

Riva del Garda (m 65), diversi parcheggi a pagamento.

Percorso

Ci si dirige verso la parte occidentale della città, in Via Monte Oro dove, subito dopo la galleria, a destra inizia il nostro percorso.

È una stradina asfaltata, segnavia n. 404, che conduce al Bastione e al rifugio Santa Barbara. Nei pressi del Bastione (posto di ristoro) abbandoniamo il sentiero che sale e prendiamo quello a destra che, transitando per l'ex Albergo Maddalena, porta, con il n. 402, fino a Campi. La nostra chiesa-torre la s'incontra ben presto, a picco sulla valle.

Rientro: dalla stessa oppure, dopo l'albergo Maddalena, a sinistra con il n. 402 sbucando in Via Lardaro.

Tempi

Ore 2.30 andata e ritorno

Dislivello

320 m

[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Passeggiare, Trentino-Alto Adige. 35 semplici itinerari per grandi e piccoli", edizioni Curcu&Genovese, 2016]

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