ITINERARI

Monte Zugna: cima spettacolare e testimone della Prima guerra mondiale

Esplorazioni in un'area appena a sud di Rovereto, ricca dal punto di vista geologico, che comprende anche il sito paleontologico dei Lavini di Marco, con le famose orme dei dinosauri. Ma si tratta anche di una delle vette più note dell'arco alpino per chi si occupa di storia della Grande guerra

VALSUGANA Lago di Santa Colomba, tra canope e antichi sentieri
CARISOLO S. Stefano: sulle tracce di Carlo Magno ballando con i morti

FAI Doss Castel, sulle tracce dei cacciatori mesolitici


FIORENZO DEGASPERI


Il monte Zugna offre moltissimo per la ricchezza geologica ed è di grande interesse per la presenza del sito paleontologico dei Lavini di Marco con le famose orme dei dinosauri.

È però anche tra le cime più note dell'arco alpino per chi si occupa di storia della Prima guerra mondiale. Da qui, come dal vicino Pasubio, dal Sengio Alto e dalla dorsale che arriva fino a Passo Buole, si combatté un'ardua e violenta guerra di posizione. Sono numerosissime le testimonianze belliche che ci accompagnano dal fondovalle fino sulla cima.

La strategia difensiva austroungarica

Le trincee che vi troviamo, secondo la strategia austroungarica, dovevano far parte di un grande forte in collegamento visivo con quelli che sarebbero stati costruiti sull'Altissimo di Nago, sul Monte Vignola, a Pozzacchio e sul monte Pasubio.

Forti che avrebbero dovuto fornire una catena di difesa del basso Trentino. Nel 1912 si iniziò a realizzare la lunga strada che da Albaredo sale fino all'attuale rifugio, circondandola di casematte, trincee, muraglioni, fino alle grandi strutture della spianata dove esisteva un ospedale e perfino, ancor oggi visibile, un grande displuvio per la raccolta dell'acqua piovana.

La costruzione di questo sistema difensivo venne interrotta a causa del conflitto con la Serbia, scoppiato il 28 luglio 1914.

Nel settembre di quell'anno, prevedendo l'entrata in guerra dell'Italia ed essendo quei forti incompleti, l'esercito austro-ungarico abbandonò la difesa del confine politico e si portò su una linea più breve che passava per Rovereto.

Da quest'ultima linea, il 15 maggio 1916, scatenò un'offensiva punitiva, nota con il nome di Strafexpedition, contro l'esercito italiano – nel 1915 aveva occupato il basso Trentino – che sullo Zugna si ritirò fino ad arrestarsi, il 18 maggio, al Trincerone, estrema difesa italiana.

Il Trincerone

Recentemente restaurato e, in parte, ricostruito – con una cementificazione assai discussa dagli storici –, ci permette di osservare in prima persona quali prodezze costruttive venivano compiute a quel tempo con mezzi assai scarsi.

Obiettivo del progetto è stato quello di rendere nuovamente leggibile il paesaggio fortificato che l'organizzazione del fronte di guerra ha portato a costruire in questo luogo. Prima dell'intervento il paesaggio giaceva dimenticato e irriconoscibile sotto la fitta coltre del bosco piantato nell'ultimo dopoguerra.

Qui, al Trincerone, malgrado i numerosi attacchi, gli austro-ungarici dovettero fermarsi e costruire un campo trincerato contrapposto a quello italiano, con trincee, ricoveri in caverna e in baracca, comandi, depositi, postazioni, teleferiche, acquedotti e altro.

Oggi qui possiamo vedere – esempio unico su tutto il fronte italo-austriaco – la sezione delle due linee con le rispettive organizzazioni: si procede dalla parte bassa del monte dove erano posizionate le grosse artiglierie austro-ungariche, per arrivare alla prima linea, verso quota 1400, con entrambi gli avamposti e "la terra di nessuno".

Si può attraversare la prima linea italiana, fino alle artiglierie italiane di medio calibro e il caposaldo della cima. Entrambi gli eserciti considerarono il territorio del monte Zugna come prima linea: da parte italiana vi erano ben sei linee di difesa consecutive.

Storia antica e diritti signorili

Ma il monte Zugna era famoso già nell'antichità. Era proprietà dei signori di Lizzana, vassalli del principe vescovo di Trento, che possedevano qui una malga, ampi prati per il pascolo, un ricco bosco che offriva legname, ed avevano la possibilità di intraprendervi la caccia lungo il versante settentrionale e occidentale, mentre il versante orientale dirupa sulla Vallarsa.

Questi diritti dei signori si scontravano con le azioni illecite dei "roncadori" cimbri dei masi della Vallarsa che salivano fin quassù cacciando nottetempo, tagliando il legname e strappando all'arida terra calcarea i pochi frutti che offriva.

Leggende e misteri

Di tutte queste imprese sono rimaste tracce nelle storie leggendarie di questa parte del Trentino. Storie fatte di orchi, di cacce selvagge, di selvaggina regalata a ignare fanciulle che si trasforma, nottetempo, in gambe e braccia di malcapitati finiti nelle rete di cavalieri notturni, di maghi e di stregoni, di cani del Beatrick che laceravano i silenzi della notte.

A proposito di quest'ultimi è ancora viva la storia di una fanciulla che uscì dal bosco urlando a un contadino intento a tagliare il fieno: "Presto, presto, svelto, ti prego, fa un cerchio con la tua falce... fa un cerchio per terra. Subito!". L'uomo non capì e la fanciulla fu raggiunta da una torma di cani che l'assalirono e la sbranarono.

Prima di morire ebbe il fiato di gridare: "Presto nella tua fattoria non ci saranno più galli a cantare, né galline a ruspare!" La maledizione si perse giù per i prati di Vallarsa: da quel giorno la miseria più nera piombò sulla sua famiglia e di lì a poco morì anche lui per la disperazione.

Non è difficile incontrare, su questa montagna, qualche geologo e naturalista alla ricerca di orme di dinosauri. Qualcuno, però, gironzola per trincee, forre, prati e boschi, alla ricerca delle impronte dell'orco.

Proprio su questi sentieri, una ragazza che stava ritornando tranquillamente a casa dopo aver passato la giornata a pascolare, s'accorse troppo tardi che, una decina di metri davanti a lei, camminava un Orco.

E, quando succede questo, non bisogna assolutamente porre il proprio piede nell'orma dell'Orco altrimenti si è costretti da una forza misteriosa a seguirlo contro la propria volontà.

ITINERARIO

Accesso stradale

Il rifugio Monte Zugna (m 1617) si raggiunge con strada che si diparte da Rovereto, zona ospedale, indicazioni Albaredo/Vallarsa/Vicenza fino alla frazione di Albaredo, quindi a destra, lungamente, per stradina costruita dagli austroungarici, fino al rifugio, altresì chiamato Malga Zugna perché i censiti di Lizzana vi portavano in alpeggio il bestiame.

Punto di partenza/arrivo

Rifugio Monte Zugna (m 1617)

Percorso

Dal rifugio si segue la stradina bianca contrassegnata dal segnavia n. 115, poi per sentierino alla sommità di questa spettacolare cima. Nelle giornate più terse non è difficile scorgere la laguna di Venezia, parte della Pianura Padana oltre che la città di Trento. Per questo la cima fu scelta dagli austriaci come punto d'osservazione privilegiato.

L'itinerario segue il tracciato del "Sentiero della Pace", itinerario che parte dal Passo Tonale e termina al Passo Rolle seguendo le linee della prima guerra mondiale.

Rientro: dalla stessa

Tempi

Ore 1 andata, un po' meno il ritorno

Dislivello

225 m

[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Passeggiare, Trentino-Alto Adige. 35 semplici itinerari per grandi e piccoli", edizioni Curcu&Genovese, 2016]

ALTRI CAPITOLI

VALLAGARINA Al rifugio Fabio Filzi sul monte Finonchio

VALSUGANA Lago di Santa Colomba, tra canope e antichi sentieri

SOPRAMONTE Sant'Anna: riscoprire la memoria dell’antico ospizio

SARDAGNA Santi Filippo e Giacomo: l'Oriente e il paradiso perduto

LAGO DI CEI San Martino de Trasiel: piccolo santuario a cielo aperto

IRON Magia misteriosa del borgo fra leggende e paesaggi senza tempo

FAI Doss Castel, sulle tracce dei cacciatori mesolitici

CAMPODENNO San Pancrazio: Prà del Marcià, testimone dei secoli

MOLVENO Baito ai fortini, passeggiata tra lago e cime dolomitiche

CARISOLO S. Stefano: sulle tracce di Carlo Magno ballando con i morti













Ambiente&Percorsi

SALUTE

Influenza, in Trentino scatta la campagna di vaccinazione

È possibile rivolgersi ai centri Asuit, al proprio medico o pediatra di famiglia oppure alle farmacie del territorio. «Si tratta della strategia più efficace per prevenire una malattia che ogni anno in Italia provoca circa 8 mila decessi». Servizio gratuito per gli over 60 ma anche per tutte le persone più esposte al rischio di contagio o di complicanze, importante farla presto per essere protetti nei mesi di picco influenzale

Primo piano

Energia

Trento, via al riscaldamento fino a 14 ore al giorno

A comunicarlo il Comune di Trento: come previsto dalla normativa, tra le 5 e le 23 via alle 14 ore possibili. La città è divisa in due zone climatiche: "F", sopra i 430 metri s.l.m. ed "E", al di sotto della soglia

CONVEGNO

Turismo, divertimento e paesaggio: quale il ruolo delle vie ferrate?

Una preziosa occasione per affrontare un tema di crescente rilevanza nel mondo degli appassionati di montagna, al convegno di sabato 17 ottobre promosso dalla Sat di Mori, Avio e centrale, con il supporto del Cai. L’occasione è il cinquantenario delle ferrate Ottorino Marangoni e Gerardo Sega: previsti anche due appuntamenti per percorrerle