La rivoluzione di Elisée Reclus e la montagna come luogo della libertà
In libreria un'opera pubblicata nel 1880 dal celebre scienziato e attivista francese, che definiva se stesso «geografo, anarchico e vegetariano». Protagonista della breve esperienza di socialismo autogestionario della Comune di Parigi, fu poi condannato a un esilio che lo portò a esplorare il mondo studiandone luoghi e popolazioni. «Senza darmi una meta, era uscito dalla città rumorosa e mi dirigevo verso le grandi montagne. L’intera umanità, con le sue passioni sfrenate, col suo egoismo, mi dava disgusto...»
Élisée Reclus ( 1830-1905) fu un geografo di primo piano, anarchico rivoluzionario, protagonista della breve esperienza di socialismo autogestionario della Comune di Parigi e quindi incarcerato a Brest e condannato dopo la caduta della zona autonoma cittadina (durata dal 18 marzo al 28 maggio 1871).
Già condannato all'esilio dalla Francia in anni precedenti, per ragioni politiche, Reclus (che definiva se stesso «geografo, anarchico e vegetariano») evitò la deportazione grazie alle pressioni che la comunità scientifica internazionale esercitò sul governo parigino: la pena fu commutata in dieci anni di esilio.
In quel periodo esplorò numerosi luoghi e popoli del mondo intero e i libri scientifici in cui descriveva queste esperienze furono molto seguiti.
«Qualunque sia l’avvenire dell’umanità, la solitudine della natura libera diverrà sempre più necessaria per quegli uomini che vorranno rinvigorire il loro pensiero.
Le montagne offrono i più dolci asili a chi fugge le strade alla moda e per molto tempo ancora sarà possibile appartarsi dal frivolo mondo, e ritrovarsi nella verità del proprio pensiero, lontani da quella corrente di opinioni volgari ed artificiali», scrisse nel volume "Storia di una montagna", ora proposto in una nuova edizione italiana a cura della casa editrice libertaria milanese Elèuthera (144 pagine, 15 euro, prefazione di John P. Clark).
Pubblicata nel 1880, durante gli anni dell’esilio e dell’impegno politico più intenso, questa "Storia di una montagna" - si legge nella presentazione - è al tempo stesso un avvincente racconto di viaggio, un vivido trattato di geografia e geologia, e una profonda riflessione sul rapporto tra essere umano, natura e libertà.
«Passo dopo passo, sentiero dopo sentiero, unendo la scrupolosità del naturalista - si legge - alla passione narrativa del divulgatore, Reclus guida il lettore alla scoperta della vita segreta delle montagne: le cime imponenti, le valli scolpite, la struttura delle rocce, la storia dei fossili, l’azione dei venti, delle acque e dei ghiacciai.
Ma accanto alla natura c’è anche la dimensione etica e sociale: i pastori e le comunità montane, le leggende e i culti delle vette, la lotta quotidiana per la sopravvivenza in un ambiente tanto magnifico quanto esigente.
Ne emerge una visione poetica e maestosa della montagna come luogo di libertà in cui è possibile ritrovare se stessi e sentirsi parte di un mondo che nessuna autorità potrà mai possedere.
"Ero triste, abbattuto, stanco della vita. Il destino era stato crudele con me, mi aveva rapito gli esseri più cari, aveva rovinato i miei progetti, distrutte le mie speranze.
Degli uomini, che io chiamavo amici, al sopraggiungere della sventura, mi avevano abbandonato o si erano schierati contro di me: l’intera umanità, con le sue passioni sfrenate, col suo egoismo, mi dava disgusto.
Volevo ad ogni costo fuggirla, sia per morire, sia per cercare nella solitudine un po’ di forza e la calma dello spirito.
Senza darmi una meta, era uscito dalla città rumorosa e mi dirigevo verso le grandi montagne, il cui profilo si disegnava sul lembo estremo dell’orizzonte».
L'AUTORE
Élisée Reclus (Sainte-Foy-la-Grande 1830 – Torhout 1905), uomo di straordinaria erudizione, nasce in Francia in una famiglia protestante che darà i natali a un altro celebre Reclus, il fratello Élie, antropologo.
Spinto da un'inesauribile curiosità scientifica, viaggia senza sosta tra vari paesi europei e le Americhe perché, come ama dire, «la geografia si fa con i piedi».
Amico di Bakunin e Kropotkin, affianca agli studi geografici un'intensa attività rivoluzionaria, come internazionalista prima e come comunardo poi.
Arrestato dopo la caduta della Comune parigina, verrà condannato alla deportazione, ma grazie all'intervento del Congresso geografico internazionale di Anversa la condanna verrà tramutata in esilio, periodo che trascorrerà in Svizzera e Belgio.
Nonostante la vita turbolenta, nel corso degli anni dà alle stampe diverse opere fondamentali che rimarranno per oltre un ventennio i testi geografici di generale riferimento, tra questi i due volumi di La Terre, la monumentale Nouvelle Géographie Universelle pubblicata da Hachette – 17.000 pagine, 19 volumi e 20 anni di lavoro – e infine i quattro volumi di L'Homme et la Terre. Per elèuthera è uscito il suo Storia di un ruscello (2020), che come molti altri libri di Reclus ha ispirato Jules Verne nella stesura dei suoi romanzi d'avventura e l'antologia, curata da John Clark, Natura e società. Scritti di geografia sovversiva (2022).