«L’acciaieria non sarà mai accettata dal territorio» 

Borgo, Walter Tomio di Valsuganattiva replica all’assessore provinciale Olivi «Anche con la nuova gestione dallo stabilimento si rilevano emissioni diffuse»


di Marika Caumo


BORGO. «L'Acciaieria non sarà mai accettata dal territorio». Queste in sintesi le parole di Walter Tomio, presidente dell'associazione Valsuganattiva, che - a distanza di una ventina di giorni- replica alle parole del vicepresidente della Provincia, Alessandro Olivi, espresse in occasione della visita allo stabilimento di Borgo. Una lettera di risposta, quella dell'associazione ambientalista, che è stata girata anche ai consiglieri provinciali.

«Siamo un gruppo di cittadini della Bassa Valsugana, riuniti in associazione, e vogliamo esprimerle sentimenti e considerazioni per come questa giunta provinciale ha affrontato la vicenda della più contestata fabbrica del Trentino: l'acciaieria di Borgo Valsugana», apre Tomio. Che ricorda il passato legato alla famiglia Leali (e successivamente al gruppo Klesch), con l'azienda incorsa in procedura fallimentare nel 2016. «Gestione contraddistinta da ripetuti comportamenti riprovevoli sul fronte dell'inquinamento ambientale, come dimostrato dai procedimenti giudiziari che hanno coinvolto i vertici aziendali», precisa l'associazione, ricordando che a Borgo e Roncegno sono presenti siti ed ex discariche dove sono state smaltite le polveri di abbattimento fumi le cui bonifiche sono molto costose. «Nella primavera 2017 - ricorda ancora Tomio - seicento cittadini della zona hanno firmato una richiesta di incontro con il presidente della Provincia Ugo Rossi per un confronto sull'ipotesi di riapertura dello stabilimento ma ciò non è avvenuto e l'azienda è stata presa in affitto da BVS srl che lo scorso settembre ha ripreso la produzione. Olivi lo scorso 17 gennaio è stato in visita a Borgo, esprimendo soddisfazione per la riapertura del sito produttivo: ”Volevamo finalmente misurarci con qualcuno che parla di impresa, investimenti, lavoro, occupazione e non scappa quando si parla di riqualificazione del sito, ha, infatti, spiegato nel corso dell'incontro. Dopo aver assistito ad alcuni anni di azioni spregiudicate speculative e pregiudizio, qua ho visto un sito che lavora con serietà, che ha un piano ed una logica industriale per aumentare la capacità produttiva e l'occupazione, che ha scelto di esserci e ha un'idea chiara di futuro. Qua il sito va riqualificato, si chiude una pagina e se ne apre un altra"». «Qualche spiegazione ai cittadini sulle speculazioni finanziarie citate sarebbe stata doverosa», precisa Valsuganattiva, che poi ribatte: «Olivi ha espresso fiducia per la nuova gestione definendola "capace di recuperare nuova credibilità sociale". Lo contestiamo con decisione! Un'attività industriale di questo tipo, in uno stabilimento costruito quarant'anni fa, non può non avere pesanti ripercussioni sull'ambiente e sulla salute pubblica».

L'associazione ricorda che non ci sarà mai una definitiva accettazione sociale di questo sito produttivo da parte del territorio, già penalizzato per conformazione morfologica e gravato dalla SS47 molto trafficata anche da mezzi pesanti. «Le pare mai possibile che gli abitanti della zona possano accettare di buon grado fumi insalubri pari a diversi inceneritori? Uno stabilimento pesante che non può che contrastare il processo di valorizzazione del territorio. La politica provinciale, con riferimento a questa vicenda, si è dimostrata miope e incoerente», prosegue Tomio. E ricorda che i timori «sono ulteriormente acuiti dalla persistenza di emissioni inquinanti inaccettabili, nonostante le parole rassicuranti dell'amministratore delegato Francesco Maria Semino. Anche con la nuova gestione hanno continuato a sprigionarsi dallo stabilimento emissioni diffuse, dunque non filtrate, come ammesso dalla stessa impresa BVS srl in diverse circostanze». In tal senso Valsuganattiva porta la nota di Appa dello scorso 21 dicembre con cui si confermano dieci comunicazioni aziendali di "evidenti emissioni diffuse" dal 18 settembre 2017 al 6 dicembre 2017. «A questi episodi si aggiungono altri fenomeni documentati dalla nostra associazione grazie a un sistema di videosorveglianza diurna e consegnati ad Appa», conclude l'associazione, che non crede alla compatibilità tra lavoro e ambiente in questo caso. «La politica si rivela lungimirante solo se orientata alla valorizzazione del territorio. Lo sviluppo sostenibile non può essere soltanto uno slogan elettorale», chiude Tomio.













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