Tione, artigiani e negozi in 50 anni attività decimate

L’impietoso confronto delle attività economiche presenti in paese nel 1963 C’erano 19 alimentari, ora due supermercati. Su 8 hotel ne è sopravvissuto uno


di Ettore Zini


TIONE. 1963-2013. Cinquant’anni or sono. Per Tione una carta di identità molto diversa da allora, quando era tutto un pullulare di negozi e attività ormai estinte. Tra gli appunti impolverati del più vecchio corrispondente delle valli, Mario Antolini Muson, la fotografia di un paese vivo, che in quegli anni vestiva per davvero i panni di capoluogo. Anni in cui, ogni giorno, convergevano sulla borgata gli abitanti di tutti i paesi del circondario. Eppure i residenti erano molto meno: solo 2.017 contro i 3.590 attuali. I nuclei familiari solo 794, con saldo attivo, tra emigrazione e immigrazione a favore di quest’ultima: 83 i nuovi arrivi, 74 le persone che avevano fatto le valigie verso altre lidi.

I tempi dei grandi esodi, alla ricerca di lavoro, erano finiti e la Tione di allora cominciava ad accarezzare l’idea di una comunità solida, dove il numero delle attività, dava l’idea di un borgo vivace, con commerci fiorenti. Che anticipava gli anni Ottanta: quelli del massimo fulgore economico del capoluogo giudicariese. Poi l’inversione del trend. Per arrivare ai giorni nostri con un paese meno vivo. Che nei negozi sfitti e negli alberghi che non ci sono più, tocca con mano una realtà completamente diversa.

Nel 1963, annota Mario Antolini, c’erano 19 negozi di alimentari, 8 pasticcerie, 5 negozi di frutta e verdura, 4 macellerie, 3 panifici, 7 privative, 8 manifatture, 13 tra alberghi bar e trattorie, 2 cartolibrerie, 2 oreficerie, 2 bazar, 3 negozi di mobili, 8 distributori di benzina, 8 negozi di calzature, 2 ferramenta, 3 rivendite di carbone, un ingrosso di Sali e tabacchi, una farmacia.

Lo specchio di un contesto solido, al servizio di tre valli che avevano in Tione un riferimento. Pure l’artigianato era fiorente. Arti e mestieri contavano: 10 falegnamerie, 6 sartorie, 12 officine meccaniche, 8 ditte di autotrasporto, 5 imprese edili, 3 tappezzieri, 2 ramaioli, un salumificio, una torrefazione, una tipografia, una cereria. Tra le altre piccole realtà imprenditoriali resisteva pure un maniscalco. Nulla a che vedere con la situazione odierna.

Il settore più penalizzato è l’alberghiero. Delle otto strutture ricettive che davano alla località più di 300 posti letto è rimasto solo il Garnì Roma. Tutto il resto è finito in pasto alla speculazione edilizia. E’ desolante – dicono i tionesi – vedere un paese che non dispone più né di alberghi né di ristoranti. Dieci lustri sono bastati per fare tabula rasa dell’intero patrimonio ricettivo. «Che oggi – la voce è unanime – sarebbe indispensabile per il rilancio della località».

Eppure sembra che gli errori del passato non siano stati di insegnamento. Anche la struttura commerciale ha subito una profonda trasformazione. Dei diciannove piccoli negozi di alimentari sono rimasti solo due grossi supermercati alla periferia dell’abitato. In centro molti i negozi sfitti. Non c’è più neppure un panificio. Di pompe di benzina ne sono rimaste tre, di negozi di calzature due.

Quel tessuto commerciale fatto di tante piccole attività disseminate lungo il viale, è sparito. Oggi la spesa si va a fare in macchina. Il Viale principale, oggetto di progetti di rilancio di tante campagne elettorali, è sempre meno frequentato. Quella fotografia di mezzo secolo fa, annotata con scrupolosa minuzia negli appunti di un vecchio cronista, è meno sbiadita dell’attuale.

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