Scurelle, occultate 300 salme 

L’indagine. Nuovi dettagli sul macabro ritrovamento in Valsugana: nel capannone di Asola le spoglie venivano smistate nella sporcizia Il rappresentante legale della coop indagato: vilipendio di cadavere e gestione illecita di rifiuti. Così avrebbero lucrato per migliaia di euro


Valentina Leone


Trento. Le spoglie dei defunti venivano trasferite dalle bare, in legno o in zinco, ad alcuni scatoloni - con tanto di nome, cognome e data di morte del caro estinto - senza tante cerimonie, in barba alle principali norme igienico-sanitarie, ma soprattutto in un luogo a dir poco promiscuo: un capannone, in località Asola, a Scurelle, dove venivano custoditi anche vecchi motori di autovetture e mezzi pesanti e bidoni di olio. Emergono nuovi dettagli sul macabro ritrovamento avvenuto mercoledì a Scurelle, dove gli agenti della polizia locale della Bassa Valsugana, insieme ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe), hanno beccato, all’interno di un capannone, gli operai di una coop specializzata in servizi funerari intenti a trasferire resti di defunti dalle bare ad alcuni scatoloni.

Scena raccapricciante

Lo spettacolo che si è presentato agli occhi degli investigatori è stato raccapricciante: 27 le bare accatastate e che i lavoratori stavano provvedendo ad aprire e svuotare, ma i militari dell’Arma ritengono siano almeno 300 le spoglie provenienti da diverse province del Veneto e che erano destinate ad alcuni forni crematori del nord Italia.

Il macabro business

Perché il transito da Scurelle? Perché, secondo gli investigatori, la cooperativa - che aveva i necessari permessi per il trasporto di resti funerari - portava le spoglie all’incenerimento senza la bara, dimezzando quindi i costi della lavorazione, che da circa 800 euro scendevano a 400. Non solo: secondo gli inquirenti, mentre il legno di alcune delle casse veniva smaltito regolarmente, la coop recuperava le bare in zinco e le parti in ottone in modo da massimizzare i guadagni. La ditta - che è una delle più note della zona e svolge da anni servizi funerari - aveva vinto appalti in diversi comuni del Veneto: Treviso, Vicenza, Venezia e Padova le province di provenienza delle spoglie, che si ritiene avessero tutte oltrepassato i 20 anni di sepoltura e che quindi, da regolamento, in assenza di un rinnovo della concessione, devono essere cremate o, in alternativa, destinate a un ossario. Nel frattempo gli investigatori sono al lavoro per contattare le famiglie dei defunti, mentre il sindaco di Scurelle ha autorizzato lo spostamento delle salme nel cimitero del paese. Il rappresentante legale della coop, un sessantenne della Valsugana, è stato iscritto nel registro degli indagati e le ipotesi di reato sono di vilipendio di cadavere e gestione illecita di rifiuti. I corpi trattati potrebbero essere almeno 300, anche se gli inquirenti sospettano che siano molti di più. Per questo sono in corso verifiche per accertare se la cooperativa abbia utilizzato altri siti per i medesimi scopi.

Documenti al setaccio

I militari dell’Arma stanno inoltre passando al setaccio la documentazione amministrativa anche per accertare a che titolo la ditta effettuasse lo smaltimento nel capannone, che risulta di proprietà di un imprenditore bresciano. Le conseguenze del ritrovamento potrebbero avere una portata rilevante, intanto perché le famiglie dei defunti potrebbero costituirsi parte offesa in un futuro procedimento, mentre i Comuni che avevano appaltato il servizio potrebbero promuovere azioni legali.















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