Pulcini, l’arte della difesa è innata: lo dice uno studio 

La ricerca. Sanno affrontare i pericoli senza essere addestrati: è la conclusione di un lavoro condotto dall’Università di Trento in collaborazione con la Queen Mary University of London


Martina Bridi


Trento. La capacità di difendersi è innata nei pulcini, non si apprende con l’esperienza. Lo dimostra uno studio condotto dall’Università di Trento con la Queen Mary University of London, pubblicato lo scorso 28 ottobre dalla rivista scientifica PNAS.

Il team di ricerca ha anche scoperto che i pulcini appena nati sanno rallentare o arrestare il movimento per evitare di essere notati quando un predatore è ancora lontano. Elisabetta Versace, in precedenza post doc all’Università di Trento e adesso Lecturer alla Queen Mary University of London, come coautrice dell’articolo spiega: «I nostri risultati mostrano che all’inizio della vita gli animali sono ben equipaggiati per resistere alle minacce presenti nell’ambiente, possedendo alcune predisposizioni che li aiutano a sopravvivere». Una risposta adeguata ai predatori è fondamentale per la sopravvivenza e, nel caso di un contatto preda/predatore, elaborare la migliore strategia di difesa per prove ed errori risulta molto lento e può essere perciò letale. Per questa ragione era stato ipotizzato che la capacità di scappare o di bloccarsi non richiedesse apprendimento, ma i dati a disposizione non permettevano di affermarlo con certezza.

Qual è la conclusione di questa scoperta? Giorgio Vallortigara, che guida il team dell’Università di Trento, spiega: «Assieme ai nostri studi precedenti sulle predisposizioni sociali che aiutano pulcini e piccoli di essere umano a interagire con i loro partner sociali, queste scoperte chiariscono che noi non nasciamo come una tabula rasa, ma con meccanismi sofisticati che ci rendono capaci di usare specifiche strategie di fronte a particolari stimoli».

Marie Hébert, ricercatrice dell’Università di Trento e prima autrice dell’articolo, ha condotto gli esperimenti sugli animali appena nati e ha potuto così mostrare come le diverse reazioni messe in atto per difendersi dai predatori siano presenti già alla nascita. Il team di ricerca ha svolto una serie di esperimenti nei quali i pulcini appena usciti dall’uovo non hanno la possibilità di entrare in contatto con oggetti che si muovono, e di farne quindi esperienza. Al primo incontro con una minaccia che si avvicina (uno stimolo imminente sopra la testa, che simula un rapace che scende) o minacce che si muovono a distanza (un grande oggetto in rapido movimento traslatorio sopra il capo, che simula un predatore che esplora il territorio alla ricerca di una preda), i pulcini rispondono in modo appropriato. Gli animali fuggono rapidamente nel caso di minacce che si avvicinano, mentre riducono la loro velocità in presenza di pericoli che si muovono in lontananza.

Si conosce relativamente poco riguardo al comportamento all’inizio della vita e ai meccanismi neuronali che sottendono alle risposte a una minaccia rilevata con la vista. Le risposte di ritrazione a uno stimolo in rapido avvicinamento può essere osservata anche nei neonati umani, mentre la risposta di immobilizzarsi può essere ritrovata negli essere umani anche adulti in situazioni di estremo pericolo, come un incendio.

Questo tipo di esperimenti - hanno osservato i ricercatori che hanno portato a conclusione lo studio - può aprire la strada a indagini sui meccanismi molecolari e sulle differenze individuali in queste risposte, che hanno basi sia genetiche sia ambientali.

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