La terrazza al Brentei ha il via libera del Parco 

Cossa, presidente del Cai di Monza: «Felici del progetto che abbiamo condiviso con tutti gli attori del Brenta. Faremo anche pulizia nella zona del rifugio» 

TRENTO. «Anche se siamo a Monza, al Brentei ci teniamo, eccome. Ed è per questo che la sua ristrutturazione l’abbiamo curata nei minimi particolari, condividendola con istituzioni ed enti: dal Parco Adamello Brenta, al Comune di Tre Ville, alle Regole fino alla Provincia. Un progetto condiviso che è arrivato alla quinta modifica, ma adesso ci siamo». È entusiasta Mario Cossa, presidente del Cai di Monza, proprietario del rifugio Alberto e Maria ai Brentei, ma è anche conscio che la ristrutturazione va a modificare uno dei simboli del Brenta e anche del Trentino. Un rifugio legato al nome mitico di Bruno Detassis. «È un biglietto da visita - spiega - lo sappiamo e ne siamo orgogliosi, come sia orgogliosi del progetto di ristrutturazione». Che porterà in quota una sorta di terrazza panoramica coperta. «Una sala da pranzo a sbalzo - spiega Cossa - un luogo da dove si potrà ammirare la vista più bella che il rifugio offre. E per non perderne neppure un centimetro, è stata anche studiata l’inclinazione della terrazza».

Un cambiamento non ca poco per uno rifugio storico «che ha già subito notevoli mutamenti visto che era nato come capanno estivo negli anni Trenta del secolo scorso» spiega ancora Cossa. Il punto di partenza, la necessità di migliorare la struttura e la sua fruizione. «E c’era anche bisogno di fare pulizia - prosegue Cossa - la richiesta è stata avanzata anche dal Parco quando abbiamo iniziato a parlare dei lavori. Andremmo ad eliminare la cucina di legno esterna e scomparirà anche l’attuale bivacco. Il prossimo sarà in una zona migliore, più fruibile. Per capirci ora si trova dove è semplicemente perché lì c’era la stalla del mulo. Poi c’era la necessità di adeguare la sala da pranzo. Il rifugio può ospitare per la notte 120 persone, per pranzo, al massimo 60, con la necessità di fare dei turni. Non sarà più così». Il Brentei dunque aumenterà di volume ed è stato pensato per funzionare in maniera modulare. «Si potrà riscaldare, ad esempio, solo una parte del rifugio e la modulazione permetterà anche di velocizzare i lavori» spiegano ancora dal Cai di Monza. «Il Brentei è nostro - dice ancora Cossa - ma è un bene comune e per questo abbiamo condiviso ogni decisione. Anche sul colore delle lamiere. Ed è giusto così». E ora? «Speriamo di poter partire con i lavori in estate - conclude Cossa - e garantiamo che il rifugio non dovrà chiudere. Magari ci saranno dei disagi, ma la struttura sarà sempre pronta ad accogliere gli escursionisti». E il costo? «La previsione è di circa 2 milioni di euro» dice Cossa.

Da parte sua il presidente del Parco Adamello Brenta, Joseph Masè spiega come «la richiesta di deroga del Brentei è stata ritenuta del tutto ammissibile in primis dall'ufficio tecnico ambientale e poi dalla Giunta e dal Comitato di gestione. Era necessario, infatti, acconsentire un miglioramento igienico-sanitario della cucina ed un ampliamento della sala da pranzo, assolutamente inadeguata rispetto ai posti letto e tale da costringere i gestori a fare tre turni per servire la cena ai clienti. Anche in caso di maltempo, gli spazi comuni erano assolutamente inadatti ad accogliere gli escursionisti. Per questi motivi si è ritenuto che la domanda di ampliamento fosse accoglibile. Tengo a precisare che per quanto concerne le deroghe e gli ampliamenti, il Parco può esprimersi solo ed unicamente riguardo agli adeguamenti tecnico-funzionali, anche attraverso aumenti di volume, ma non ha nessuna voce in capitolo per quanto riguarda gli aspetti architettonici ed estetici».

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