I cittadini di Mezzolombardo: "Da annitentano di chiudere l'ospedale"


Marco Weber


MEZZOLOMBARDO. «Sono anni che tentano di chiuderlo. Ora ci sono riusciti». Questo il commento amareggiato ed anche un po’ arrabbiato di un cittadino di Mezzolombardo, ieri mattina, appena si è diffusa la notizia che stavano per evacuare e chiudere l’ospedale del suo paese di residenza e nascita. E più d’uno, nella Rotaliana, condivide quest’affermazione.
 In effetti è difficile per la popolazione di Mezzolombardo non collegare alla più volte paventata e temuta chiusura del San Giovanni l’improvvisa decisione della Provincia di evacuare, per motivi di sicurezza, il presidio ospedaliero.
 Sicuramente il pericolo esiste, lo sottolineano i tecnici, ma questa è una mazzata per chi ha lottato fino ad oggi per mantenere una struttura ospedaliera a Mezzolombardo. Una mazzata che rinvigorisce il pessimismo di chi pensa che il destino del San Giovanni è la chiusura definitiva: «Sono allibita - afferma Alessandra Ghezzi - non è possibile che fino ad oggi non si siano accorti di nulla: lì dentro stanno lavorando da anni, ormai. Mi sembra assurdo che mai nulla sia stato scoperto finora di problemi così gravi».
 E Gianpietro Tonincelli, che con la mamma è venuto ad accompagnare il papà, ricoverato al San Giovanni, in ambulanza fino a Trento (da dove peraltro era arrivato da un giorno, per fare la convalescenza dopo essere stato operato) rincara la dose: «Dovevano costruire mezzo ospedale - afferma infatti - prima di accorgersi che l’altro mezzo stava crollando?».
 Parole pesanti come pesante è il clima che si respira all’esterno del San Giovanni presidiato da vigili del fuoco, agenti di polizia municipale e carabinieri che non lasciano entrare nessuno.
 Anna Maria Tait e Marcella (Anna) Glatz: «È un disastro per il nostro paese. Se è vero che lo ricostruiranno, speriamo non ci mettano 30 anni, come con la casa di riposo. Lo speriamo specialmente per le persone anziane che ne hanno bisogno».
 Anche i coniugi Antonio Biada e Mara Tomazzoni sono arrabbiati. «È uno schifo. Improvvisamente stamattina hanno detto a nostra figlia, ricoverata qui, che doveva fare le valigie ed andare a casa. Stava facendo degli accertamenti e non li ha ancora finiti. Non è questo il modo di fare».
 Paolo Fedrizzi, medico di base, uno delle persone che più hanno lottato negli anni per l’ospedale di Mezzolombardo, afferma amareggiato: «Il reparto radiologia è stato rimodernato da pochissimo tempo. Ma gli ingegneri non hanno controllato la struttura prima di procedere con i lavori?».













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