il caso

Fenomeno Airbnb nel mirino: gli albergatori chiedono regole

L’Asat domani festeggia 70 anni al Teatro Sociale, con un dibattito e i 1300 soci in assemblea. Il vicepresidente Battaiola: «Non è un’attività occasionale, ma imprenditoriale. E può danneggiarci»


di Maddalena Di Tolla Deflorian


TRENTO. Festeggerà i suoi primi 70 anni di storia, domani mattina al Teatro Sociale, in assemblea, l’Associazione Albergatori del Trentino. Sono 1450 gli alberghi in provincia, di questi oltre mille associati con Asat.

Sono 1300 comlessivamente gli iscritti, che sono anche bad & breakfast di qualità e alcuni ristoranti. Il numero degli iscritti non diminuisce e il turismo trentino ha ancora al centro le strutture alberghiere, tuttavia qualcosa preoccupa i vertici del comparto: le regole disattese, la concorrenza poco leale, della cosiddetta sharing economy che di fatto diventa impresa.

Ieri mattina hanno illustrato problemi e programma dell’assemblea il direttore Roberto Pallanch e i due vicepresidenti, Gianni Battaiola e Osvaldo Debertol. Domani, dopo i saluti delle istituzioni (ci saranno anche il presidente Ugo Rossi, il sindaco di Trento Andreatta e l’assessore Dallapiccola) e l’ approvazione del bilancio, il presidente Luca Libardi svolgerà la sua relazione. Farà seguito l’assegnazione delle Stelle dell’albergatore agli imprenditori attivi da almeno 40 anni nel settore con chiari meriti.

Il momento di riflessione sui problemi del mercato attuale arriverà con il talk show “Come cambia il mercato turistico. Le politiche aziendali tra vecchie regole e nuovi scenari”. Sul palco intervengono Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, Remo Vangelista, direttore della rivista di settore TTG Italia, Renzo Iorio, Direttore generale di Accor Italia e Luca Libardi.

Per dare dei numeri emblematici e inquadrare il problema della concorrenza da affrontare, ieri Battaiola ha spiegato che a Pasqua risultavano disponibili in Trentino per Airbnb ben 2063 alloggi (pur con le piste da sci quasi tutte chiuse). Di questi, secondo i dati snocciolati dal vicepresidente, il 69,4% è un intero appartamento, il 64% è disponibile per più di sei mesi all’anno, smentendo l’ipotesi dell’attività “occasionale”.

Inoltre il 51,3% degli host possiede più di un alloggio.

«È chiaro che non stiamo parlando di un’attività residuale ma di una vera attività imprenditoriale, in concorrenza», ha chiosato l’esponente di Asat.

Si chiedono dunque regole garantite su tassazione, sicurezza degli alloggi, trasmissione delle informazioni sugli ospiti e l’applicazione della tassa di soggiorno, oggi non applicata agli alloggi come Airbnb. «Non vogliamo che Airbnb sparisca, anzi riteniamo utile che ci siano altre proposte di ospitalità per diverse tipologie di mercato, però le attività imprenditoriali devono avere regole adeguate, altrimenti gli alberghi rischiano di andare in difficoltà», ha spiegato Battaiola. Debertol ha completato il quadro ricordando il «ruolo dell’Asat nel convincere gli albergatori che oggi per stare su un mercato che ha il potere di dettare le regole, serve fare rete».

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