Failoni: «Riaprire le piste il 18 dicembre» 

Il protocollo. Domani la bozza di documento con i protocolli di sicurezza sarà discussa alla conferenza delle Regioni, ma per l’assessore al turismo ci sono misure troppo rigide: «Occupazione dei due terzi delle cabinovie e non al 50% e niente tetto agli skipass per i caroselli»



Trento. Le regioni dell’arco alpino non si rassegnano a un Natale senza sci e senza turisti. Ieri si è tenuto un coordinamento degli assessori al turismo che puntano a riaprire gli impianti nel week end prima di Natale, quello del 18, 19 e 20 dicembre, se non ci saranno peggioramenti dei dati dell’epidemia. Chieste anche modifiche dei protocolli per gli impianti di risalita che saranno discussi domani nella Conferenza Stato Regioni, come spiega l’assessore della Provincia di Trento Roberto Failoni: «Con un Rt inferiore all’1 si può riaprire. È sempre stato detto da tutti. Il nostro indice è di pochissimo superiore, quindi penso, se le cose continuano a migliorare, a una riapertura uniforme della stagione invernale in tutte le regioni alpine nel week end prima di Natale, il 18, 19 e 20 dicembre. Le regioni sono molto determinate su questo punto. Anche le varie località hanno già iniziato con la neve programmata e si stanno preparando per partire prima di Natale».

Failoni spiega anche che la bozza di protocollo che sarà discussa domani non piace molto alle regioni che si sono riunite ieri: «Ci sono tre cose che non ci vanno bene. Innanzitutto, la bozza parla di un’occupazione massima del 50% delle cabinovie e delle telecabine. Noi pensiamo che sia una riduzione eccessiva. Chiederemo che si passi a un’occupazione dei due terzi nelle cabine. Un’altra misura che non ci convince è il distanziamento di un metro per tutti al di fuori degli impianti, nelle code. Ma se si tratta di persone dello stesso nucleo familiare questa misura non ha alcun senso. Infine, non ci convince il tetto massimo agli skipass giornalieri. Per i grandi caroselli come il SuperSki o per Campiglio un tetto massimo non ha senso. Come si fa a controllare i vari ingressi? È semplicemente impossibile. Mentre una misura del genere è più applicabile in una stazione singola come Folgaria o il Bondone. Noi, insieme alle altre regioni alpine chiederemo di cambiare questi protocolli già domani. Vedremo cosa si deciderà».

In molti sollevano più di una preoccupazione perché la bozza prevede che lo sci amatoriale non sia praticato nelle zone rose, mentre in quelle arancioni ci debbano essere protocolli più severi. Il timore è, quindi che tutti gli sciatori che si potranno muovere si riversino in Trentino e in Veneto, gli unici due territori in fascia gialla dell’arco alpino, ma Failoni dice di non essere preoccupato per questo: «Chi vive nelle zone rosse o arancioni non si potrà muovere, quindi non potrà venire qui da noi. Potranno venire solo i residenti in altre zone gialle, quindi non ci sarà il temuto assalto».

Il presidente dell’Ordine dei Medici Marco Ioppi, però, è completamente in disaccordo: «È pazzesco. La Federazione degli Ordini dei medici chiede il lockdown perché siamo in una situazione molto difficile e le regioni pensano di riaprire gli impianti sciistici. Ma hanno dimenticato cosa è successo l’ultimo week end prima del lockdown con le piste piene e i contagi che sono esplosi pochi giorni dopo? Nella prima ondata abbiamo visto che le zone più colpite erano proprio quelle turistiche. Ormai abbiamo capito che gli spostamenti e il movimento delle persone sono il primo fattore che influenza la crescita del virus. Per combattere la diffusione della malattia bisogna restare a casa. E invece pensano a riaprire le piste. Ma è troppo rischioso. Con le piste aperte ci sarebbe lo spostamento di molte persone che verrebbero qui in Trentino per sciare e così facendo ci sarebbe una crescita sicura dei casi. Arriveranno turisti da altre regioni e il rischio sarà molto elevato. Io capisco gli operatori turistici, gli impiantisti e anche gli albergatori, ma penso anche che prima si deve superare l’epidemia. Se non la superiamo ora ci sarà una terza ondata e saremo anche in crisi economica perenne». U.C.

















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