«Ecco perché tagliamo gli alberi»

Sembianti: «Spesso ci criticano, ma sono i cittadini che ci chiedono di abbatterli»

di Sandra Mattei

TRENTO. Un lavoro sempre all'aperto, a controllare lo stato di salute del verde cittadino ed a correre ai ripari. Ma per chi all'Ufficio parchi e giardini del Comune ci lavora, non sono tutte rose e fiori (è proprio il caso di dirlo). Perché loro, i tecnici, sono spesso e volentieri subissati da critiche, proteste, insulti. Ne parliamo con Matteo Sembianti, che è stato il primo in provincia a diplomarsi con il titolo di tecnico dell'albero europeo. E di alberi, Matteo Sembianti, parlerebbe per ore e ore.

Allora: a tutti quelli che protestano perché vedono cadere sotto i colpi delle seghe alberi apparentemente sani, cosa risponde? Rispondo che gli alberi sono abbattuti dopo aver studiato bene il loro stato di salute. E preciso: gli alberi non sono malati solo quando si seccano, ci sono diversi segnali di malessere. Alcuni esempi: gli ippocastani di viale Rovereto e Trieste sono stati tagliati perché stavano regredendo, si vedeva che all'apice della chioma le foglie era rade e più piccole. Eppure i pioppi che avete abbattuto in via Giusti erano sani. Allora, chiariamo. Se riceviamo proteste per gli alberi tagliati, molte di più sono quelle di cittadini che non sopportano più gli alberi perché sono cresciuti troppo, perché fanno i piumini, perché perdono troppe foglie.

Questo è il caso dei pioppi: hanno chiesto i residenti di abbatterli. In questi giorni avete tagliato anche una pianta tra via Verdi e via Inama. Lì c'è un'altra ragione. L'albero è una Sophora japonica. E' vero, non era a rischio caduta, ma siccome si trova su un incrocio, era presa di mira dai camion, che intaccavano il tronco. Non a caso (e lo dimostra la foto che pubblichiamo, ndr.), il tronco era inciso in strati profondi e la pianta, in quelle condizioni, non riesce più a rigenerarsi, perché viene attaccata dai funghi. Si sarebbe potuto rinviare l'abbattimento, ma tra qualche anno sarebbe stato inevitabile, con costi aggiuntivi per rifare anche il marciapiede.

Ma c'è un'idea che guida il mio lavoro. Ce la spieghi. Io penso che sia meglio non aspettare che l'albero arrivi alla fine del suo ciclo vitale, perché quando è colpita da funghi o da carie che corrodono il legno, anche la sua stabilità è compromessa. Allora è meglio intervenire tagliando gli alberi prima che muoiano, per sostituirli con altri che nel giro di pochi anni rinnoveranno il verde. E' un discorso che guarda al futuro, perché così anche le prossime generazioni potranno godere del verde. Però ci sono dei casi, come gli ippocastani di viale Rovereto, dove i tronchi tagliati sembravano in buone condizioni. O no? Lo so, ma per accertarsi della malattia della pianta non ci si può limitare ad un'osservazione empirica. Ci sono degli apparecchi, come quello della tomografia sonica, che rilevano la salute del legno attraverso sensori collegati ad un computer: a seconda di come si propaga il suono attivato da un martello, si capisce qual è il danno del legno. Se un albero è stato colpito da funghi, all'apparenza il tronco può sembrare sano, ma solo con questa specie di Tac si capisce se l'interno è scavato. La regola vuole che un albero si regga in piedi se il tronco ha uno spessore di un terzo rispetto al raggio. Quali sono le piante che si adattano meglio alla città? Negli ultimi anni abbiamo privilegiato il Liriodendrum Tulifera, che è una pianta che ha uno sviluppo contenuto e le magnolie, che sono molto belle. Quelli che soffrono di più sono gli ippocastani e nemmeno i pioppi sono molto indicati, perché possono cedere rami all'improvviso, quando sono in carenza di acqua.