«Coalizione, rimettiamoci tutti in gioco»

Mellarini: «Una scuola di formazione per ritrovare unità. Entro l’estate la scelta del leader, anche fuori dalla politica»


di Chiara Bert


TRENTO. «Dobbiamo partire da qualcosa che ci unisca, io propongo una scuola di formazione politica di coalizione, che ci servirebbe a formare la classe dirigente di domani». Il segretario dell’Upt Tiziano Mellarini non dice quale potrà essere l’approdo del centrosinistra autonomista, ma dopo il suo «niet» di poco tempo fa alle proposte di una federazione con il Pd, oggi rilancia un dialogo stretto con il Partito democratico e invita tutte le forze politiche di maggioranza a mettersi in discussione: «Noi lo stiamo facendo». E ai suoi manda un messaggio: «Basta agire solo per aspirazioni personali».

Segretario Mellarini, per un centrosinistra autonomista in cerca di rilancio l’approdo può essere un «Nuovo Ulivo»?

Prodi è stato l’ispiratore di un progetto interessante, ma oggi riproporre quel modello non mi sembra di attualità. Il che non significa non sperimentare strade innovative. Il mio partito lo sta facendo, anche con una dose di autocritica. Oggi la forma partito non basta più, le persone oggi non disattente alla politica ma vanno coinvolte sui temi e i progetti. Oggi l’interlocutore non sono più gli iscritti. Questa è una necessità urgente.

Lei però qualche tempo fa ha risposto no alla proposta di un patto federativo con il Pd. Oggi ha cambiato idea? Pensa anche lei che serva qualcosa di nuovo?

Mi hanno accusato di aprire ai civici, io l’ho detto al congresso dell’Upt un anno fa. Dobbiamo aprire il campo, ai tanti mondi che non siamo più in grado di intercettare. Il dialogo fattivo con il Pd lo porto avanti così come con il Patt, ed è stato condiviso dal nostro parlamentino. Ho detto no a una federazione perché non è nell’agenda con cui ho vinto il congresso, su questo devo confrontarmi con il partito. Ma sono stato io, qualche tempo fa, a lanciare l’idea di una scuola di formazione politica della coalizione. Non so se questo possa sfociare in un nuovo contenitore, è uno dei temi di cui dibattiamo.

Parlate da mesi sui giornali ma in concreto non succede nulla. Ha ragione Olivi, siete tutti vittime del tatticismo?

Condivido che siamo concentrati sugli assetti interni. Ma noi abbiamo cominciato a invertire la rotta, lo facciamo con l’incontro pubblico dell’11 febbraio. Sarà l’inizio di un percorso.

Unirsi fa paura perché i partiti temono di perdere le proprie rendite di posizione?

Bisogna avere il coraggio anche di mettere in discussione gli assetti attuali. Il bene finale da perseguire non è quello delle singole forze politiche, ma del Trentino. Per tornare ad essere laboratorio dobbiamo aprirci.

Nell’Upt una parte di chi l’ha sostenuta al congresso oggi la accusa di aver ceduto a Dellai. Qual è il problema?

C’è un’identità popolare che io non voglio smarrire o cancellare, è una cultura che deve ancora essere protagonista dentro la coalizione. Il nostro limite è l’incapacità di capire che oggi bisogna mettere da parte le aspirazioni personali. Qualcuno accusa di accordi spartitori: lo nego nel modo più assoluto.

Al centrosinistra serve un nuovo leader?

Sbagliamo passo a partire dalle rivendicazioni della leadership. Ma entro l’estate il tema va affrontato.

Può servire «pescare» fuori dai partiti e dalla politica?

Sta nell’intelligenza di chi fa parte della coalizione individuare se c’è una persona più adatta a guidare un nuovo processo, o se dare un segnale che ci mettiamo in discussione su tutto: trovare un professionista, un imprenditore, un docente universitario, un manager. Io confermo la massima stima e fiducia nel presidente Rossi, anche per come ha gestito momenti difficili della coalizione. Ma la scelta non può essere eccessivamente procrastinata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA













Scuola & Ricerca

In primo piano