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Carte «false» per i rimborsi dentisti finiscono nei guai

Hanno due studi, uno accreditato e l’altro no. Per i Nas avrebbero fatto figurare nel primo interventi fatti nel secondo. Con un danno di 125 mila euro per l’Apss



TRENTO. Due studi in due diverse valli della provincia. Uno convenzionato con l’azienda sanitaria, l’altro no. Ma anche i clienti del secondo poteva accedere alle agevolazioni del primo. Ossia alla compartecipazione alle spese (Icef permettendo) da parte dell’ente pubblico. Questa è la ragione dell’accusa di falso e truffa che i Nas (i carabinieri del nucleo antisofisticazione) fanno a due dentisti. Siamo alla chiusura delle indagini e i due - che si sono affidati all’avvocato Monica Baggia per la difesa - sono pronti a difendersi dalle accuse. Assieme ad una loro collaboratrice che risulta indagata per tentato favoreggiamento e per esercizio abusivo della professione. In pratica, essendo lei segretaria e assistente alla poltrona, avrebbe collaborato all’estrazione di un dente. Cosa che non avrebbe potuto fare.

Ma torniamo alle imputazioni principali e che riguardano i due dentisti. Si tratta della ricostruzione dei carabinieri che hanno lavorato con il coordinamento della pm Antonella Nazzaro. Un’indagine partita a settembre dopo le segnalazioni arrivate all’azienda sanitaria. Segnalazioni girate subito al Nas e che raccontavano che nello studio dentistico c’era qualcosa di strano. Le verifiche hanno portato alle accuse di falso e di truffa perché sarebbe stato cambiato, in fattura, l’indicazione del luogo in cui gli interventi erano avvenuti. Si parla di una sessantina di pazienti per un danno per l’Apss di circa 125 mila euro.

Per i carabinieri, dunque, i dentisti intervenivano nello studio che non era stato accreditato dall’azienda sanitaria. Avevano fatto domanda ma non avevano avuto risposta positiva. Dunque tutto accadeva in quello studio, ma sulle carta inviate all’Apss le operazioni risultavano effettuate nell’altro studio, quello convenzionato. Con un vantaggio per i pazienti (ignari di tutto) che potevano chiedere la compartecipazione del pubblico nella spesa. L’ipotesi è che questo falso sia stato architettato per poter aumentare il numero dei clienti e quindi le entrate. Si tratta, come, detto delle accuse che vengono mosse nei confronti dei due, accuse che ora saranno affrontare dal difensore dei dentisti. Che si occuperà anche della difesa della collaboratrice che è accusata di aver fatto delle «manovre» per le quali non aveva alcun titolo













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