LA CERIMONIA FUNEBRE 

Toccante addio a Robert «Non era abbandonato»

ROVERETO. «Robert è morto solo, ma non era abbandonato a se stesso» commenta il decano don Sergio Nicolli. Ieri, alle 11.30 al cimitero di Santa Croce, erano una trentina le persone venute per dare l’...



ROVERETO. «Robert è morto solo, ma non era abbandonato a se stesso» commenta il decano don Sergio Nicolli. Ieri, alle 11.30 al cimitero di Santa Croce, erano una trentina le persone venute per dare l’ultimo saluto a Robert, il senzatetto polacco stroncato dagli abusi e dal freddo la settimana scorsa. Tutte avevano avuto una cononoscenza diretta di Robert. C’è chi, come Christian Schmid, funzionario del Comune, era il suo amministratore di sostegno, e chi da volontario, nelle Unità di strada della Caritas o da privato cittadino aveva mantenuto un contatto con lui, che di essere aiutato non nee voleva proprio sapere. «Non era una persona violenta o aggressiva - spiegano -, a con qualcuno aveva dimostrato di avere comunque una propria dignità, anche in questo rifiuto, nel non voler essere aiutato». Era comunque seguito, e lo è stato anche post mortem, tanto che alla cerimonia c’era il furgone delle pompe funebri polacche incaricato di prelevare la salma per trasportarla in Polonia, dove ancora vive la madre. Davanti alla bara, aperta ma coperta da un pietoso lenzuolo (coperto dai fiori lasciati dai volontari durante la cerimonia) che però lasciava intuire la forma rattrappita del corpo, trovato senza vita mercoledì scorso nel parcheggio dell’EuroSpin, don Nicolli pone l’accento sul senso di amarezza e di sconfitta che attraversa tutti quanti si sono adoperati per rendere meno penosa l’esistenza di Robert. «La sua vicenda - aggiunge il decano dopo la funzione religiosa - è servita se non altro a far emergere e mettere in luce il lavoro silenzioso di tanti volontari, di tante persone che si sono occupate di lui. E non erano poche. È un lavoro sotterraneo, che di solito nessuno vede salvo gli interessati».

Robert dormiva dove poteva, nei ruderi della ex Microleghe di via Parteli, o negli anfratti della ex Marangoni Meccanica di via del Garda, e a volte pernottava nel èparcheggio dell’EuroSpin.

Per chi non ha un tetto, e non vuole adattarsin a entrare in strutture assistenziali, il primo problema è mangiare. da anni si parla della possibilità di fornire un servizio pasti a mezzogiorno anche per chi non è ospite di strutture come Il Portico, tra via Campagnole e via Vannetti, che offre una ventina di posti letto e altrettanti pasti caldi: per iscriversi però bisogna rivolgersi all’ufficio centrale, a Trento. Il periodo di permanenza massima è di venti giorni, ma durante l’inverno - per venire incontro alle ulteriori difficoltà imposte dal freddo - si possono ottenere proroghe, fino ai 60 giorni. Un servizio che potrebbe ampliarsi, ma servono risorse perché non si tratta certo di operazioni lucrose, ma attività in inevitadile perdita. (gi.l.)













Scuola & Ricerca

In primo piano