IL CASO

Rovereto, sulla scalinata di San Rocco il presepe antiabortista

Realizzato dalle “Sentinelle in piedi” con Erode armato di pugnale e la scia di feti. Il no del decano: una bruttissima impressione e parlare di “assassini” è sbagliato (in copertina foto Facebook "Rovereto Violenta")



ROVERETO. Dopo il dibattito sul "presepio" di Carollo in piazza Rosmini, a Rovereto spunta quello antiabortista, con tanto di Erode armato di pugnale, e una scia di feti al posto della sentiero che conduce alla mangiatoia.

Il singolare presepio era apparso nei giorni scorsi sulla scalinata della chiesa di San Rocco in corso Bettini, luogo di ritrovo dei gruppi antiabortisti e delle "Sentinelle in piedi" locali. L'immagine, invero piuttosto cruda, del presepio con i feti era rimbalzata sui social network, ed è stata presto oggetto di polemiche. Forse anche per questo ieri, 3 gennaio, è stato velocemente smontato, e le statuette sono state messe di lato sui banconi all'interno della chiesa. Con i pupazzi dei feti raccolti e ammucchiati in una ciotola.

Alle spalle di re Erode un foglio con la scritta "Il re Erode non è mai morto? La Strage degli Innocenti continua...". Sul retro alcuni dati sull'aborto nel mondo, dalle statistiche sull'Europa e gli Stati Uniti alle politiche di contenimento delle nascite nella Cina dopo la legge sul figlio unico. Per finire poi citando i dati che riguardano l'ospedale di Rovereto: il tutto dal punto di vista di chi vorrebbe vietare ogni forma di aborto, rendendolo illegale, e che ogni settimana va a pregare davanti al nosocomio contro le interruzioni di gravidanza.

Il presepio antiabortista non è però piaciuto a molti, anche all'interno della stessa parrocchia, e probabilmente è anche per quello che ieri, in poco tempo, è stato smontato e ricondotto a pezzi all'interno della chiesa. Il decano di Rovereto don Sergio Nicolli ha affermato: «Mi ha fatto una bruttissima impressione - riferisce - non ero stato informato di questa iniziativa, ne ho saputo solo quando un conoscente mi ha inviato una foto. Don Matteo Graziola (il sacerdote vicino alle "Sentinelle in piedi", ndr) è mio amico, e gliene parlerò apertamente, perché non è questo il modo con cui porre rimedio all'aborto. Che resta una piaga, ma non vanno ignorati né sottovalutati i drammi personali che ci sono dietro. La questione - prosegue don Nicolli - va affrontata promuovendo la vita, non accusando così le persone, dando loro, in sostanza, degli "assassini" ed equiparandoli ad Erode. E poi il presepio parla di altro». 













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