La mostra

«Giotto e il Novecento» al Mart (ma senza Giotto)

Ha aperto ieri, martedì 6 dicembre, al Mart la nuova esposizione che accompagnerà il museo di Rovereto durante tutto l'inverno


Gigi Zoppello


ROVERETO. Riassunto: come fare una mostra intitolata «Giotto e il Novecento» senza esporre neanche un'opera di Giotto. Svolgimento: da un'idea di Vittorio Sgarbi.

Ha aperto ieri, martedì 6 dicembre, al Mart la nuova esposizione che accompagnerà il museo di Rovereto durante tutto l'inverno. E per chi - a questo punto - si chiede quali siano i capolavori di Giotto, il mistero è presto svelato: «Il percorso comincia con una grande installazione immersiva che riproduce la Cappella degli Scrovegni di Padova, il capolavoro assoluto di Giotto. Attraverso sofisticate videoproiezioni vi troverete all'interno della copia più fedele e verosimile del famosissimo ciclo di affreschi del XIV secolo, patrimonio Unesco». Ok: abbiamo una fighissima videoriproduzione. Ma è un «portale esperienziale».

E la mostra? Davvero impressionante, perché ci offre - stavolta dal vero - dei capolavori. Qualcuno, a dire il vero, è già stato visto e rivisto al Mart in innumerevoli mostre di questi vent'anni: ad esempio «Le figlie di Loth» di Carlo Carrà, che salgono e scendono dal magazzino blindato, perché sono al Mart in deposito con la collezione Vaf Stiftung.

Ma altri - come un magnifico Rothko - valgono da soli il prezzo del biglietto. Curata da Alessandra Tiddia è comunque una mostrona, quella che celebra i primi vent'anni del Polo culturale di Rovereto, inaugurato il 15 dicembre 2002. E sono ben 200 opere. Da Carlo Carrà a James Turrell, passando per Sironi, Martini, Fontana, Matisse, Klein, Rothko. «Alla ricerca della grande lezione giottesca: la rivelazione del trascendente, la capacità di dare forma all'invisibile».

Va detto che, insieme ai mostri sacri, c'è anche qualche autore nostrano: su tutti Garbari, rappresentato con cinque opere. E non fa mai male vedere anche qualche pezzo di Fausto Melotti. È un sottile gioco di rimandi: ad esempio nella rivelazione che «Il rapporto tra antico e contemporaneo è da sempre al centro dell'indagine del Mart di Rovereto.

La struttura stessa del museo celebra le forme classiche del Panteon, rievocato nelle forme e nelle proporzioni della cupola, e dell'impluvium romano sotto la cupola stessa». La formula, invece, è altrettanto classica: come nel 2013 la mostra su Antonello da Messina (dove però le opere del maestro quattrocentesco non erano videoproiezioni).

In tempi più recenti, Vittorio Sgarbi ha rinnovato il format. «Il palinsesto del Mart - ci dice il comunicato stampa - attraversa i secoli, i maestri classici e moderni dialogano tra loro e con le opere di una collezione pubblica tra le più ricche d'Europa. E quindi «Caravaggio. Il contemporaneo», nel 2020; «Picasso, de Chirico, Dalí. Dialogo con Raffaello e Botticelli. Il suo tempo. E il nostro tempo» nel 2021, «Canova tra innocenza e peccato la scorsa primavera».

Cavallo vincente non si cambia: fino al 19 marzo 2023, è la volta di Giotto e il Novecento. Nucleo centrale, come detto, è la collezione del museo di Rovereto: «la mostra non poteva non realizzarsi al Mart la cui Collezione annovera decine di capolavori inequivocabilmente influenzati dall'attività di Giotto e la cui attività ruota intorno al confronto tra antico e moderno» spiega la curatrice Alessandra Tiddia: «La mostra prende avvio da un portale immersivo che attraverso le proiezioni degli affreschi della Cappella degli Scrovegni (...) dischiude al visitatore un percorso che da Carrà giunge, attraverso il Novecento italiano, alle esperienze di Matisse, Rothko, Albers, Klein, per avviarsi verso la fine della mostra con l'installazione di James Turrell, Thyco Blue, un altro portale esperienziale, che conclude il viaggio, durato più di un secolo, attraverso le suggestioni giottesche». E infine, uscimmo a riveder l'impluvium.

















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