Sicurezza

Rovereto, operatori e forze dell'ordine insieme contro il disagio sociale: «Chi è in difficoltà non va isolato ma aiutato»

L’assessore alle politiche sociali Previdi: «La situazione è sotto controllo. Il tavolo che riunisce il Comune, l’Unità di Psichiatria e il Serd è stato allargato e comprende ora anche le forze di sicurezza e la Comunità di Valle» 



ROVERETO. «La situazione del disagio sociale a Rovereto è sotto controllo e non da ora. Il Comune di Rovereto, per quanto di sua competenza, ha sempre operato per mantenere monitorata la situazione attraverso i propri Servizi sociali, la collaborazione con le Associazioni che operano quotidianamente e la nostra Unità di Strada attiva ormai da due anni. Esiste già da tempo un tavolo che si riunisce ogni due mesi e che vede coinvolte l'Unità di Psichiatria e il Serd e che permette il confronto e l'aggiornamento. Tuttavia, alla luce dei recenti fatti avvenuti, ho ritenuto importante allargare il tavolo e coinvolgere anche le forze di sicurezza e la Comunità di Valle, affinché vi sia uno scambio più ampio». Così l'Assessore alla Sanità e alle Politiche Sociali Mauro Previdi, che oggi ha voluto allargare il tavolo periodico che si tiene presso il suo ufficio in via Pasqui a Rovereto. L'Unità di Strada ogni mese conferisce con il Servizio Politiche sociali, mentre ogni due si tiene il tavolo con SERV e Unità di Psichiatria: la decisione di allargarlo alle forze dell'ordine e alla Comunità di Valle nasce dalla volontà di mettere in condivisione informazioni e metodo: «Si possono e si devono dare risposte differenziate rispetto alle competenze di ciascuno e ci deve essere una formazione, un luogo di condivisione, dove ciascuno tramette le proprie conoscenze e competenze agli altri. Il tema è quello della responsabilità e ciascuno deve assumersi le proprie. Il Comune - spiega Previdi - fa la sua parte, ma penso sia necessario un costante dialogo».

Ad oggi le persone che dormono per strada a Rovereto sono undici e sono individui che rifiutano la possibilità di dormire in una struttura e di essere seguiti in altro modo.

«Siamo costantemente in contatto con le persone che rifiutano di essere alloggiati in struttura e seguiti. – spiegano gli operatori sul territorio –  Non possiamo obbligarli, ma possiamo aiutarli prestando assistenza o accompagnandoli presso i Servizi o da un medico di base se hanno necessità. Questo tavolo, che lavora già da mesi, è la migliore risposta a chi diffonde ingiustificati messaggi allarmanti perché la situazione in città è monitorata e sotto controllo. Le persone in difficoltà vanno aiutate, non isolate: sono esseri umani, ciascuno con una propria storia, non numeri, e la nostra priorità, grazie alla collaborazione tra i diversi attori sul territorio, è dare loro dignità».













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