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«Riprende il mercato del lavoro ma con troppi  contratti precari»

L’analisi di Cgil, Cisl e Uil: «boom di contratti a chiamata e crescita di quelli a tempo determinato»



TRENTO. “Sono complessivamente positivi di dati del mercato del lavoro in Trentino ad agosto del 2021. La rilevazione mensile di Agenzia del Lavoro sulle assunzioni nei primi otto mesi dell’anno registra una tendenza in netto recupero rispetto all’ultimo anno pre Covid. Sono infatti già 91.770 i contratti attivati nel 2021 rispetto ai 94.000 dello stesso periodo del 2019.

E se nel manifatturiero le assunzioni sono addirittura in aumento del 6,2% (l’industria registra una performance anche migliore con un +10,6% e quasi 900 contratti in più rispetto ad agosto di due anni fa), anche il terziario dà segni di ripresa pur registrando un saldo ancora negativo rispetto al periodo pre pandemia.

Infatti complessivamente mancano all’appello circa 3.100 contratti (erano stati 67.378 gli assunti nei primi otto mesi del 2019 contro i 64.258 del 2021) ma se si scomputano i mesi di gennaio e febbraio nei quali quest’anno il settore del commercio e dei pubblici esercizi ha subito gli effetti del mancato avvio della stagione turistica invernale, i dati del terziario sono del tutto in linea con quelli di due anni fa con circa 55.200 assunzioni in entrambi i periodi".

A commentare questi dati sono i segretari generali di Cgil Cisl Uil del Trentino, Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti.

“La domanda di lavoro delle imprese anche quest’estate grazie al turismo è stata forte e confidiamo che queste dinamiche proseguano anche nei mesi successi fino a fine anno. Molto dipenderà ovviamente dalla situazione epidemiologica. Se la campagna vaccinale continuerà a dare buoni risultati nel contenimento dei casi gravi di Covid e l’ormai prossima stagione sciistica dovesse avviarsi regolarmente come tutti auspichiamo, allora il 2021 dovrebbe chiudersi in linea con i dati pre Covid”.

Ma non è tutto oro quello che luccica almeno per i sindacati.

“I dati di Agenzia del Lavoro - spiegano i segretari generali delle tre confederazioni - testimoniano come la ripresa occupazionale si basi per lo più su contratti a termine. In particolare stiamo assistendo ad un boom dei contratti a chiamata, quelli più flessibili e meno tutelanti per le lavoratrici e per i lavoratori. Il tutto con un trend più forte rispetto al 2019.”

Sul totale dei contratti attivati nel corso di quest’anno, spiegano i sindacati, 7.600 sono quelli a chiamata pari all’8,3%. Nel 2019 erano stati 7.100 pari al 7,6% del totale.

Anche i contratti a tempo determinato sono oggi di più del 2019, il 70,8% contro il 70%, il tutto nonostante la stagione sciistica non sia mai partita quest’anno.

“Nei primi otto mesi di quest’anno - denunciano i sindacalisti - i contratti a tempo indeterminato o in apprendistato sono stati il 12,9% del totale rispetto al 14,3% di due anni fa. Ciò dimostra purtroppo che la ripresa economica si basa ancora troppo su contratti di lavoro non standard. I dati quindi dovranno essere monitorati anche nei prossimi mesi per poi individuare anche a livello provinciale misure che possano favorire la stabilizzazione dei posti di lavoro”.













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