Coop vs Sait, si profila il tribunale 

La “Famiglia” di Cavedine non risponde a Dalpalù e sta valutando l’azione legale 



VALLE DI CAVEDINE. A fronte della forte presa di posizione del presidente del Sait Dalpalù nei confronti della Famiglia Cooperativa Valle di Cavedine per il divorzio di quest’ultima dal rapporto di collaborazione e affiliazione al Consorzio di 2° grado che raccoglie le famiglie cooperative di consumo trentine (come d’altro canto hanno fatto altre 6 Famiglie Cooperative di altre vallate), il consiglio direttivo con in testa il presidente Caldera preferisce non rilasciare dichiarazioni ufficiali. Le pesanti affermazioni del presidente Dalpalù riportate nell’articolo di ieri sulla base di un comunicato ufficiale del Sai, potrebbero essere oggetto (par di capire) di un contenzioso giudiziario e a questo punto è stato giudicato opportuno lasciar cadere la contestazioni giornalistiche per lasciar spazio alle azioni legali. Quasi sicuramente verrà riunito nei prossimi giorni il consiglio di amministrazione assieme ai legali di fiducia per vedere il da farsi in attesa di ulteriori sviluppi.

Cerchiamo di ripercorrere a questo punto la vicenda. Da alcuni anni la Famiglia Cooperativa Valle di Cavedine con i suoi 5 punti vendita sul territorio della valle di Cavedine con Padergnone, a causa indubbiamente anche della grave crisi economico-finanziaria che ha particolarmente inciso sul settore commerciale dei piccoli centri, presentava dei bilanci deficitari con passività difficilmente assorbibili. S’imponevano quindi nuove strategie di mercato che potessero ripianare le perdite d’esercizio. Cominciarono così delle trattative con il Sait per trovare una non facile soluzione. Dopo un lungo tira e molla, le alternative si erano ridotte sostanzialmente a due: o ottenere da Sait uno sconto sulla fornitura dei prodotti del 7/8% o chiudere i punti di vendita in difficoltà (Drena, Brusino, Padergnone) facendo venir meno quel servizio sociale in accordo con le rispettive amministrazioni comunali a favore soprattutto delle persone anziane, oltre al conseguente licenziamento di alcuni dipendenti.

Ferme sulle proprie posizioni, le parti a confronto ingaggiarono un lungo braccio di ferro, risolto con l’assemblea straordinaria dei soci del dicembre 2016, nella quale la stragrande maggioranza dei soci (135 contro 16) dopo un animato dibattito con la presenza anche dei vertici Sait decretò l’abbandono del consorzio trentino per passare ad altro fornitore di prodotti, individuato poi in Dao. L’atto finale qualche settimana fa con l’assemblea straordinaria dei soci che ha approvato l’espulsione di Sait dalla Famiglia Cooperativa, dato il subentro di Dao (inizio forniture dal 1° gennaio 2018), che a sua volta si è accollato il prestito ponte, liquidato nel mese di ottobre a Sait.

Per le questioni giuridiche sarà probabilmente il tribunale a definirne il merito; rimane la constatazione di qualche consumatore nel rilevare come la presenza, già da diversi anni, di Dao in altri due negozi privati della valle non finisca con l’incidere sulla scarsa concorrenza commerciale nella vendita dei prodotti. (m.b.)













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