il personaggio

L’infermiere dei tamponi falsi: chi è Gabrielle Macinati, già coinvolto in un'inchiesta per truffa e candidato sindaco a Civezzano

Secondo l’accusa gestiva il mercato delle certificazioni falsificate. Sequestrati oltre 100 mila euro, presunto profitto illecito dei test

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L'ORDINE DEGLI INFERMIERI. "Fatto gravissimo, saremo inflessibili"



TRENTO. C’è un infermiere al centro dell’indagine sul mercato dei tamponi falsi in Trentino. Si tratta di Gabrielle Macinati, 46 anni, uno dei cinque indagati, accusato di corruzione, falso e accesso abusivo al sistema informatico,

Un nome noto alle cronache giudiziarie, nel 2010 era stato coinvolto in un’inchiesta per truffa ed esercizio abusivo della professione, poi nel 2015 si era candidato per la Lega a sindaco di Civezzano.

Complici nella gestione del «mercato» dei tamponi, secondo l’accusa della procura, c’erano anche la moglie, due amiche e un ventinovenne di Trento. I quattro avevano il compito di gestire le prenotazioni, mentre l’unico abilitato a fare i tamponi era Macinati.

I militari della Guardia di Finanza, nell’ambito dell’intensificazione dei servizi di controllo economico del territorio e sul rispetto delle norme in materia di emergenza epidemiologica, sono stati insospettiti dall’altissimo numero di persone che quotidianamente affollavano il centro per i tamponi di Pergine. Sono così partiti gli accertamenti investigativi che – spiega una nota della Finanza – hanno consentito di accertare che “l’infermiere, seppur provvisto della necessaria autorizzazione e del previsto accreditamento per le strutture sanitarie, operava compiendo gravi irregolarità nelle procedure per l’effettuazione, lo sviluppo ed il trattamento dei tamponi e nel conseguente inserimento degli esiti dei medesimi nella banca dati nazionale, da cui si determinava il  rilascio delle certificazioni “green pass”, tali da compromettere totalmente l’attendibilità dell’esito del test”.

All’alba di ieri (24 gennaio) è scattato l’intervento di Guardia di Finanza e Carabinieri, che hanno eseguito diverse perquisizioni e il sequestro di due ambulatori, conosciuti nella città di Trento, uno dei quali diventato una vera e propria “fabbrica” di tamponi verosimilmente falsi o comunque non attendibili. In alcuni casi, oltre alle gravi irregolarità nelle modalità operative, si ipotizza che, in relazione al momento storico ed alle richieste di alcuni clienti, si potesse conseguire una certificazione di positività o negatività.

Gli investigatori non escludono un ipotetico accordo corruttivo tra paziente e infermiere, che potrebbe aver rilasciato falsi certificati di positività in cambio di denaro.

Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati documenti, diversa strumentazione informatica ed elettronica ed oltre 100.000 euro in contanti, presunto profitto illecito derivato dall’emissione dei certificati.

L’indagato era accreditato con l’Azienda sanitaria per effettuare tamponi antigenici rapidi. I tamponi effettuati in questi mesi sono stati migliaia, per un notevole giro di affari. Ciò che “attirava” la clientela era, anche, il “costo” competitivo: 10 euro invece di 15 euro, prezzo che normalmente viene praticato sul mercato.

A fronte di queste gravi condotte l’indagato è stato segnalato per la revoca dell’accredito, onde evitare la prosecuzione della commissione dei reati, all’Azienda sanitaria che ha fornito totale collaborazione, provvedendo al blocco degli account nella disponibilità dell’indagato per inserire i risultati dei tamponi sulle piattaforme sanitarie.

 

 













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