E alla fine del consei general volano gli stracci

San giovanni/sèn jan. Lunedì sera nell’aula magna della Sorastanza, a Pozza, si è tenuto l’ultimo consei general della legislatura dell’attuale Comun General de Fascia, guidato dalla procuradora...



San giovanni/sèn jan. Lunedì sera nell’aula magna della Sorastanza, a Pozza, si è tenuto l’ultimo consei general della legislatura dell’attuale Comun General de Fascia, guidato dalla procuradora Elena Testor dell’Associazione Fassa. I punti all’ordine del giorno (bilancio di previsione 2020-22 e convenzione con Trentino Digitale) sono stati discussi a lungo e hanno avuto l’approvazione. Al momento finale dedicato alle comunicazioni, però, la situazione è precipitata: dopo che i conseieres de procura avevano preso parola per i ringraziamenti e discorsi di fine mandato, il consigliere di minoranza della Ual, Manuel Farina, ha chiesto di poter intervenire. E ha iniziato la lettura di un lungo documento, ma appena giunto alle prime provocazioni è esplosa la polemica che è stata caratterizzata da uscite dall’aula di alcuni consiglieri di Procura, divieti a proseguire nella lettura, critiche e momenti di aggressività pesante fra minoranza e maggioranza. Finendo con una chiusura decisamente non edificante e senza che la minoranza finisse di leggere il documento.

La voce del dissenso

Nel documento di Farina, di certo con toni polemici e provocatori, viene riportato un resoconto visto dalla minoranza, che qua cerchiamo di sintetizzare.

«Siamo partiti – scrive Farina - il 2 luglio 2015 con una nuova amministrazione, costretta a convivere con il contraddittorio malinteso di trovarsi a governare un Ente fortemente criticato in passato, tanto da chiederne la chiusura con un tentativo di referendum. Quel giorno ci ha accolto una folla festante di presenti, soddisfatta e vendicativa per aver tolto alla Ual il governo della valle. Politici arrivati da Trento erano i testimonial di questa nuova rivoluzionaria avanguardia politica, compiaciuti per la vincente gestione dei temi allarmistici a loro cari contro gender (chi ne ha più sentito parlare?) e rifiuto del ladino nelle scuole (risolto abbastanza facilmente, mi pare)».

L’elenco delle critiche

Parte poi l’elenco delle critiche di Farina al governo dell’ente comunitario fassabo: aver firmato le linee programmatiche allegate al verbale del primo consei general come Associazione Fassa e non Comun General de Fascia; aver messo in un angolo la minoranza consiliare e tutti coloro che avevano legami con l’Ual; non aver saputo sfruttare i vantaggi legati alla maggioranza in consei general e nel consei di ombolc, alla presenza di un segretario a tempo pieno a disposizione dell’ente e anche all’elezione a senatrice della procuradora Testor. Fra l’elenco delle cose “non fatte” Farina menziona: la volontà di istituire 3 Comuni invece che un Comune unico; il completamento della pista ciclabile nel tratto Fontanazzo e Canazei e della posizione contraria all’ imposta di soggiorno. Oltre che degli approfondimenti sul Piano Stralcio e sulla riforma al turismo dell’assessore provinciale Failoni, Farina continua con la sua critica sul metodo applicato dall’amministrazione, secondo lui «devastante e che evidenzia in maniera inconfutabile che si sta gestendo un Ente come un Consorzio di Comuni, dove a decidere sono unicamente i sindaci mentre giunta e consei general non fanno altro che ratificare le loro decisioni. Ed è per questa mancanza di visione e volontà che ci siamo sempre astenuti dall’approvazione di bilanci di previsione o rendiconti».

L’amara conclusione

«In conclusione -sostiene ancora Farina - penso che nulla è stato fatto in questi 5 anni e mezzo e non si venga a dire che le emergenze create da Vaia e dal Covid19 hanno inciso negativamente per il raggiungimento degli obiettivi amministrativi. Per Vaia non è stato nemmeno convocato un consei general ad hoc e sull’ emergenza Covid19 abbiamo sollecitato noi, assieme al consigliere Amplatz, un consei informale. La vera sconfitta è l’aver fatto perdere motivazioni e voglia di spendersi per il bene della collettività. Buona parte dei consiglieri presenti - è l’amara conclusione - non vedono l’ora di uscire da questo contesto consiliare senza nessuna ambizione a ricandidare». V.R.

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