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Consiglio provinciale bloccato, opposizioni all’attacco: “Ostaggio di Roma”

A 38 giorni dalle elezioni ancora nessuna nomina per presidente e vicepresidente
POLITICA Aria di crisi in Consiglio provinciale, nuovo rinvio: si vota giovedì 7 dicembre



TRENTO. Dura la reazione delle opposizioni del Consiglio provinciale di Trento per la mancata elezione del presidente e del vicepresidente dell'aula a 38 giorni dalle elezioni del 22 ottobre.

"Il Consiglio è ostaggio di soggetti che con gli elettori trentini hanno poco a che fare. Proconsoli che arrivano da Roma e si mettono a sindacare le scelte di Fugatti", ha detto il consigliere di Onda Filippo Degasperi, facendo riferimento al ministro dell'Agricoltura e della sovranità alimentare Francesco Lollobrigida (FdI) e al suo intervento sul braccio di ferro tra Lega e Fratelli d'Italia che in Trentino sta paralizzando non solo la Giunta, il Consiglio provinciale e il Consiglio regionale.

Fuori dall'aula, ha affermato il consigliere Paolo Zanella (Pd), ci sono problemi che non possono aspettare: "persone che dormono all'addiaccio, le imprese che non riescono a trovare i lavoratori, i dati demografici sono i peggiori di sempre, i salari più bassi di tutto il nord Italia".

Alessio Manica (Pd) ha definito "imbarazzante" il silenzio del Partito autonomista trentino tirolese (Patt) di fronte a quella che la sua collega Lucia Maestri (Pd) ha definito una "autonomia schiacciata dai cacicchi di Roma".

In risposta, l'assessore provinciale Mario Tonina (Patt) ha esortato i consiglieri provinciali di Fratelli d'Italia affinché "rifiutino e superino l'influenza romana, soprattutto per rispetto dei trentini"













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