«Contro il vallo tomo opposizione pacifica» 

Le minoranze replicano a Betta: «Nessun ostruzionismo». Per gli ambientalisti l’opera è impattante



ARCO. Non sono tardate ad arrivare le repliche a quanto accaduto a Linfano con l’ultima frana dal Brione. Ad esprimersi in merito, oltre agli ambientalisti, che chiariscono la loro posizione in merito alla scelta fatta dall’amministrazione, anche i consiglieri comunali di minoranza Lorenza Colò, Andrea Ravagni, Giovanni Rullo e Bruna Todeschi i quali più che sulla questione tecnica della realizzazione del vallo tomo puntano il dito contro le affermazioni fatte dal primo cittadino Alessandro Betta. «Il sindaco - scrivono i consiglieri - sembra essere ossessionato da chi si oppone pacificamente e senza aver mai attuato nessuna forma di ostruzionismo, alla costruzione di 4 valli tomo di 8 metri di altezza, 5 di profondità e della lunghezza complessiva di un chilometro voluti da questa Amministrazione. Si scorda però di dire che per la costruzione di quest’opera, vista anche l'interruzione dei lavori da febbraio a giugno imposta dalla Provincia per la salvaguardia delle specie faunistiche che sul monte nidificano, ci vorranno più di 4 anni. In questo lasso di tempo come intende garantire questa amministrazione la tanto annunciata sicurezza?».

Domande che si pongo anche gli ambientalisti che, come anche i consiglieri di minoranza, sono consapevoli della necessità di garantire sicurezza a chi abita in quelle zone. «Ovviamente la sicurezza prima di tutto - chiariscono Comitato salvaguardia olivaia, Comitato sviluppo sostenibile, Italia Nostra Trentino e Wwf Trentino - però anche la ragione prima di tutto perché con la paura non si ragiona e non si dovrebbe amministrare». Gli ambientalisti chiedono: se è vero che c’è urgenza di mettere in sicurezza il Brione per quale motivo non sono stati evacuati gli abitanti e si è lasciata attiva la struttura turistica Verdeblu? Inoltre, per gli ambientalisti le domande andrebbero fatte ancora più a monte chiedendosi chi abbia rilasciato le concessioni edilizie in quelle zone dopo le frane del 1986. «Il vallo-tomo - si interrogano - è davvero l’unica soluzione? È un’opera altamente impattante, un muraglione di terra-armata imbrigliata nella plastica (la cui tenuta è di circa vent’anni) di 10 metri di altezza, sul muraglione non può crescere nulla più di erba e arbusti e sarà visibile dal belvedere della Maza e anche dalla strada. Si guardi il Brione e si giudichi se una tale opera non risulterà una devastazione». Infine, gli ambientalisti della Busa ritornano sulla questione dei confini della zona di tutela che stando alle carte sarebbero interessati dai lavori del vallo tomo e per i quali non si è fatta un’adeguata valutazione sull’impatto ambientale. «In tema di sicurezza preventiva - chiosano - di quanto riportato da fare nella perizia del 2005 cosa è stato fatto per garantire la sicurezza di quei cittadini?» (l.o.)

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