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Il cambiamento climatico e il ruolo delle foreste: assorbono il 30% di Co2

Gli esperti della Fondazione Mach al Wired Next Fest. Nel contrasto alla crisi del clima è fondamentale il ruolo dei boschi



TRENTO. Studiare gli ecosistemi è fondamentale per la comprensione delle dinamiche del cambiamento climatico. Ne hanno parlato ieri, al Wired Next Fest, i ricercatori della Fondazione Mach Francesca Cagnacci e Luca Belelli Marchesini nel talk "Il climate change dal punto di vista della natura". Le criticità principali del territorio trentino per la conservazione forestale si possono identificare nella gestione della fase post-Vaia con il restauro delle aree colpite dalla tempesta ed interessate da ampie aree di schianti e l'azione di contrasto all'infestazione da bostrico dell'abete rosso che ha cominciato a proliferare sui tronchi a terra per poi estendersi progressivamente anche alle piante verdi in piedi.

Parlando di ambienti naturali del Trentino, il ruolo delle foreste nel contrasto alla crisi del clima è fondamentale perché gli ecosistemi terrestri, e tra questi principalmente le foreste, assorbono circa il 30% delle emissioni di anidride carbonica prodotte annualmente dalle attività umane. Su scala locale poi, come nella regione alpina, esse svolgono una funzione di protezione idrogeologica importantissima senza la quale gli effetti di eventi di precipitazione estrema avrebbero conseguenze ben più gravi.

«L'Unità di Ecologia Forestale del Centro Ricerca ed Innovazione della FEM - ha spiegato Luca Belelli Marchesini - svolge ricerche sulle interazioni tra vegetazione e clima, per valutare la resilienza delle foreste e stimare la variazione spaziale e temporale della biodiversità in relazione ai cambiamenti climatici. La ricerca è indirizzata allo sviluppo di sensori IoT ("Internet of Things" o "Internet delle cose") per il monitoraggio di ecosistemi naturali, alla misura degli scambi di energia e materia tra atmosfera e biosfera, integrando dati terrestri e telerilevati. Il miglioramento della risoluzione dei dati telerilevati estende di molto la capacità di indagine sulle foreste permettendo di rilevare, ad esempio, stress della vegetazione, biodiversità, caratteristiche della struttura dei boschi e loro variazione con sempre maggiore accuratezza e su grandi aree geografiche».

Durante il talk, moderato da Adamà Faye della redazione di Wired, si è parlato anche dell'altra componente biologica degli ecosistemi, la fauna. Che la presenza dell'uomo abbia un impatto sulla fauna locale è assodato, anche indirettamente, attraverso le modifiche indotte dal cambiamento climatico. «Tanto per citare un esempio - ha spiegato Francesca Cagnacci, responsabile dell'Unità ecologia animale del Centro Ricerca e Innovazione - gli stambecchi, particolarmente sensibili al caldo (già al di sopra dei 14°C), sono forzati ad abitare zone più elevate, trovandosi però in ambienti non ideali dal punto di vista del loro ambiente di vita».









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