STORIE & VOLTI

Trento Baseball, il diamante brilla sempre di più. E chiama a raccolta i ragazzini: “Una scuola di vita”

Dai più giovani ai “maestri” dominicani: in città sta crescendo una disciplina molto tecnica e appassionante, dove la componente mentale è decisiva. La presidente è l’avvocato Elisabetta Zanin. Le voci dei protagonisti

LE IMMAGINI: Grandi e piccoli: i volti degli atleti e le foto di gruppo

di Fabio Peterlongo

TRENTO. Del baseball abbiamo tutti nella mente un’immagine ben precisa: il battitore che con un sublime gesto atletico che coniuga forza, velocità e coordinazione, respinge con una mazzata poderosa la pallina scagliata dal lanciatore. Poi getta la mazza e si impegna in una corsa a rotta di collo verso la casa-base, cercando di anticipare per un singolo, drammatico istante la corsa degli avversari. L’azione si conclude con un’epica scivolata (che nella nostra mente è persino al “rallentatore”) verso la base: solo il più rapido sarà in grado di conquistarla, finendo per toccarla con il piede un decimo di secondo prima dei suoi avversari.

Quest’immagine, per quanto corretta, è mutuata dai film americani che hanno il “diamante” (ovvero il campo da gioco) come ambientazione ed ha inevitabilmente i limiti dello stereotipo. Nella realtà, il baseball è uno sport fatto di lunghe attese, di una miriade di regole complesse e poco note al grande pubblico, ed in cui l’attimo catartico in cui il battitore riesce a conquistare l’ “home-run” ovvero la battuta fuori campo, è un elemento piuttosto raro. In effetti, un paragone più calzante sarebbe quello con le vicissitudini del mite Charlie Brown, che nonostante non riesca mai, ma proprio mai, a battere il suo “home-run”, continua imperterrito ad impegnarsi e sperare che prima poi quel momento magico diventerà realtà. Il baseball insegna il valore della pazienza, del rispetto delle regole, del duro lavoro individuale e di squadra e della resilienza di fronte alle frustrazioni.

Insomma, il baseball è uno sport completo ed affascinante, adatto ai bambini e ai ragazzi di tutte le “taglie” ed anzi è in grado di valorizzare i punti forti di ciascuno. Ne abbiamo parlato con alcuni protagonisti di Trento Baseball, la squadra dalla divisa arancione e nera che si allena e disputa le sue partite settimanali presso il campo di via Fersina.

La prima squadra milita in serie C, ma la società ha organizzato anche le squadre giovanili, dagli under-12, passando per gli under-15, arrivando fino agli under-18. E da quest’anno la prima squadra ha inserito nella sua rosa sei giocatori di origine dominicana, che stanno contribuendo alla crescita della squadra. Ciò che manca alla crescita del baseball trentino è un’adeguata attenzione mediatica: «Senza l’attenzione dei media, è difficile attirare l’interesse degli sponsor - ha spiegato la presidente Elisabetta Zanin - Ma da quest’anno il baseball è sport olimpico, speriamo che la visibilità porti nuove leve. Fortunatamente la scuola a Trento riesce ad avvicinare molti giovanissimi al nostro sport».

  • Categoria Under 12
  • Categoria Under 15
  • Categoria Under 12
  • Categoria Under 15
  • Categoria Under 15
  • Serie C
  • Andrea Giudice
  • Manager Castagnini e coach Demattè
  • Lorenzo Aquilano
  • Luca Bordoni
  • Leonardo Gianotti
  • Mattia Dalceggio
  • Serie C2
  • Samuel Pegoretti
  • Andrea Schwarz
  • Alexander Nardon
  • Ankush Villotti
  • Alessandro Ferrari
  • Dimitri Baldini
  • Yoel Domingo Azala Cappellan
  • Joel Domingo Cappellan Azala
  • Arturo Tonini
  • Cristiano Bert
  • Davide Nesi
  • Alberto Dallago
  • Fedrico Bentivegna
  • Filippo Lacchin
  • Federico Di Stefano
  • Elia Stefenelli
  • Emilio Peterlana
  • Francesco Merler
  • Giacomo Pollini
  • Leonardo Segala
  • Josè Luis Batista
  • Luca Tarter
  • Marco Mulas
  • Matteo Dal Pozzo
  • Giulio Lucchi
  • Maximilian Nardon
  • Michele Sala
  • Mattia Corradini
  • Mattia Stefenelli
  • Martino Merler
  • Nicholas Lombardo
  • Tolomeo Cinquemani
  • Stefano Paissan

Trento Baseball, dai più piccoli alla serie C: il fascino del diamante. Ecco i protagonisti

Una società che cerca visibilità, sotto la guida della presidente, l'avvocato Elisabetta Zanin: «Nella nostra squadra c’è posto a prescindere dalle caratteristiche fisiche. Servono soprattutto coordinazione e agilità". Determinante la componente mentale. Un gruppo di dominicani sta facendo crescere la formazione di serie C

 

SESSANTA ATLETI, DAGLI UNDER-12 ALLA SERIE C
Elisabetta Zanin, presidente della società e di professione avvocato, spiega come si è avvicinata allo sport del “diamante”: «Ho praticato il softball (una versione del baseball con palle più grandi e campo più piccolo, ndr) in giovane età presso il terreno di via Fersina, vicino a quello che oggi ci ospita. Poi con l’avvio della pratica forense ho smesso il gioco, ma mio figlio qualche anno fa mi disse di voler provare il baseball, così mi sono riavvicinata a questo sport». Zanin delinea la consistenza numerica della società Trento Baseball: «In totale abbiamo sessanta atleti, suddivisi tra under-12, under-15, under-18 e la prima squadra che milita in serie C». Molti degli sforzi della società sono mirati a coinvolgere i giovanissimi nella pratica del baseball: «La molla che spinge a voler provare è la curiosità - spiega Zanin - Talvolta i ragazzini sono incuriositi dalle scene che vedono nei film americani, ma ancora più spesso è grazie al progetto “GiocoSport” portato avanti dal Comune di Trento e che prevede la proposta nelle scuole primarie di sport come il nostro. Insomma, la scuola è centrale e di questo andiamo orgogliosi». La squadra Trento Baseball ha un approccio per così dire “democratico” all’attività sportiva: «Tutti i bambini desiderano andare in battuta perché è il gesto più spettacolare e soddisfacente. Ed è quello che succede perché mano a mano che la squadra ruota arriva il turno per tutti». Insomma, nella squadra arancione-nera c’è spazio per tutti i volenterosi: «Nella nostra squadra c’è posto a prescindere dalle caratteristiche fisiche. Servono soprattutto coordinazione e agilità, ma anche chi è meno veloce e più potente ha un posto. Anche nelle partite delle giovanili, da noi giocano tutti, è la nostra filosofia: giochiamo per condividere una passione e per la gioia di incontrarci». Zanin evidenzia il valore educativo del baseball, descrivendo uno sport che insegna la “resilienza”: «Un grandissimo punto di forza del baseball è che insegna ad essere eliminati, cadere e rialzarsi. I bambini spesso piangono perché vengono eliminati ed è frustrante, ma imparare a ricominciare è una grande lezione, in particolare per le giovani generazioni che non affrontano bene la sconfitta». Nel baseball c’è una forte componente di concentrazione mentale, perché non è uno sport intuitivo, ci sono tantissime regole: «Le regole del baseball riempiono un manuale di centocinquanta pagine - conferma Zanin - Anche i genitori dei nostri giovanissimi ci dicono: “Non ci capisco niente”, ma noi rispondiamo: “Abbi la pazienza di seguire e vedrai che imparerai”». Zanin lamenta la difficoltà a reperire sostenitori economici a causa della scarsa visibilità mediatica della disciplina: «I nostri sostenitori sono piccole aziende amiche, spesso di proprietà dei genitori degli iscritti. Riusciamo a contenere le spese grazie all’apporto gratuito e volontario di tante persone che operano a vario titolo all’interno della società. Questa è la conseguenza anche della scarsa attenzione che i media rivolgono al baseball. Meno visibilità significa meno attrattività verso gli sponsor». Eppure il baseball e il softball italiano sono tra i migliori d’Europa (a luglio 2021 la Nazionale italiana di softball fa ha vinto gli Europei per la dodicesima volta) e Zanin sottolinea le enormi potenzialità del movimento: «Fortunatamente dal 2020 il baseball è sport olimpico, speriamo che questa visibilità porti tanti ad esserne incuriositi».

 

«UNO SPORT PROFONDAMENTE EDUCATIVO»

Paolo Castagnini, “coach” di Trento Baseball, è un veterano del baseball italiano ed ha raggiunto grandi soddisfazioni sul “diamante”: «Mi sono appassionato al baseball guardando una partita di soldati americani di stanza a Verona. Era il 4 luglio e per loro è tradizione celebrare con una partita: così, sono rimasto incantato, dalle divise, dall’atteggiamento, dalle mazze». Da lì inizia la sua passione interminabile, che lo porta nella prima squadra del Verona che militava nella massima serie. Poi la carriera di allenatore che lo porta prima a Bolzano e poi a Trento: «A Trento indubbiamente il baseball è uno sport minore e non ci si può aspettare il livello delle grandi piazze, ma trovo una soddisfazione enorme nell’allenare questi ragazzi, perché hanno una grande voglia di migliorare. Inoltre alcuni dei nostri giovani sono molto bravi», sottolinea Castagnini. Una delle sfide è quello di mantenerli attivi nello sport a fronte degli impegni scolastici, universitari e lavorativi, come indica Castagnini: «Alcuni giocatori promettenti lasciano, così cerchiamo di riacchiappare quelli con cui avevamo lavorato molto». Una delle novità della stagione in corso è la presenza nella rosa di Trento Baseball di una nutrita “truppa” di dominicani: «Siamo riusciti a coinvolgere sei giocatori di origine dominicana, per affrontare al meglio la serie C - evidenzia Castagnini - Sono bravi ed il baseball è il loro sport nazionale. Hanno lavoro e famiglia a Trento, lo sport è un’ottima palestra per integrarsi nel tessuto sociale. Inoltre sono eccezionali a livello umano e danno una grande mano ai ragazzi». Uno degli elementi più affascinanti, ma anche potenzialmente respingenti, del baseball è la complessità delle sue regole: «Le regole nel baseball non sono semplicissime da intuire, ma le impariamo giocando - assicura Castagnini - Per questo l’apporto della scuola è fondamentale, dovrebbe essere il luogo dove si insegna lo sport e spesso non è così». Castagnini sottolinea le potenzialità educative del baseball: «L’aspetto che più piace agli insegnanti elementari è che a baseball tutti devono giocare, anche se non sei tra i migliori. Quando la rotazione arriva a te, “ti tocca” battere o lanciare, essere protagonista. E poi occorre imparare a destreggiarsi tra le regole». Una delle incomprensioni più frequenti che riguardano il baseball è che sia uno sport statico e per questo adatto ad essere approcciato anche in età non giovanile: «È uno sport altamente tecnico ed è difficile impararlo da grandi, a meno che uno non sia già un atleta o abbia un trascorso da ex giocatore - sottolinea Castagnini - Manca una lega per i principianti in età adulta, che coinvolga ad esempio i tanti universitari incuriositi da questo sport».

 

BASEBALL, UNO SPORT COMPLETO

Leonardo Segala, 32 anni di Bolzano, è una delle colonne di Trento Baseball: «Mi sono avvicinato al baseball quando ero piccolo. Mio papà lo praticava ed anche un po’ per imitazione ho intrapreso lo stesso percorso». Leonardo evidenzia come lo sport lo abbia arricchito interiormente, portandolo a pretendere da se stesso costanza e metodo: «Il baseball è uno sport molto mentale. L’errore di gioco ci sta, viene scusato e compreso, ma non è ammesso l’errore mentale, quello che scatta quando il giocatore non è presente con la testa. Devi essere convinto delle tue possibilità. È un insegnamento che ho portato nella vita». In ogni sport, ma in particolare nel baseball, è inevitabile fare i conti con eliminazioni e prestazioni che soggettivamente possono risultare frustranti: «È vero, tutti vorrebbero battere un home-run a ogni partita, ma nella realtà impari che è inevitabile fallire due palle su tre - ammette Leonardo - È uno sport fatto di grandi attese. Ma al bambino incuriosito da questo gioco dico che è un’esperienza da provare, è lo sport più completo. C’è il gruppo, c’è il singolo, è molto individuale, ma altre volte c’è da sacrificarsi per la squadra».

 

«BATTERE LA PALLINA È LIBERATORIO»

Francesco Merler, 20 anni, pratica il baseball dalla quinta elementare: «Mi sono avvicinato al baseball dopo che quello che sarebbe diventato il mio allenatore era stato in visita a scuola. Il baseball mi piacque da subito perché mescola la dimensione di squadra con quella dello sfogo individuale. Colpire la pallina con una mazza è molto liberatorio». Il percorso sportivo di Francesco l’ha portato a militare in prima squadra: «Ho giocato per cinque anni consecutivi, anche grazie a mio padre che è un fan sfegatato. Poi a causa degli impegni scolastici c’è stato qualche tira e molla. Ma alla fine sono tornato e di questo sono felice, è proprio una passione». Come ogni sport praticato con serietà e dedizione, anche il baseball richiede un impegno di tempo non indifferente: «Mi impegna fino a dieci ore in settimana, tra i tre allenamenti e la partita, ma non mi stanco mai», sottolinea Francesco. Il baseball provoca un amore che ha bisogno di tempo per maturare e questo potrebbe dissuadere i bambini dall’avvicinarsi a questo sport: «È uno sport divertente che nel tempo ti dà tante soddisfazioni, anche se temo che da bambini non sia sempre semplice da capire. È uno sport d’attesa, che da piccoli può risultare un po’ frustrante, perché non è semplice riuscire a colpire la pallina. Quando cresci invece impari ad apprezzarne tutti gli aspetti, soprattutto quando constati i miglioramenti». Nessun rischio di “isolamento” rispetto ai tanti coetanei che hanno scelto sport più popolari come calcio o basket: «È anzi vero il contrario, i compagni di classe erano contenti quando proponevo di provare il baseball, erano curiosi - ricorda Francesco - Non è un fattore di isolamento, anzi è uno spunto per conoscersi». L’inserimento della rosa dei sei giocatori di origine dominicana incontra l’entusiasmo di Francesco: «Mi trovo molto bene con loro, sono positivi e festaioli e questo porta grande gioia e carica. Inoltre ora abbiamo delle ottime possibilità in campionato».

 

DA SANTO DOMINGO A TRENTO

Yoel Capellan, 34 anni, in Italia da 21 anni, lavora come impiegato nella logistica ed è uno dei sei giocatori di origine dominicana inseriti nella rosa di Trento Baseball: «Il baseball nella Repubblica dominicana è come il calcio in Italia, è il gioco che praticano tutti» ha spiegato Yoel, evidenziando come in gioventù abbia sofferto l’assenza in Italia di un’adeguata proposta di baseball: «Arrivando nel 2000 in Italia mi resi conto come non ci fossero grandi possibilità di praticarlo, così anche io ho giocato a calcio perché quello era lo sport scelto dai miei coetanei. Poi però, sette anni fa insieme ad altre persone di origine dominicana abbiamo ripreso a giocare prima a softball poi dal 2015 a baseball». E da quest’anno, Yoel approda negli arancioni-neri di Trento: «Grazie a un intreccio di conoscenze, quest’anno ho iniziato a militare nel Trento Baseball insieme ad altre cinque dominicani. È una squadra giovane che ha solide basi, noi facciamo tutto il possibile per portare la gioia del gioco. Alcuni di noi hanno giocato ad alto livello, ma ora la nostra soddisfazione è quella di motivare gli altri a giocare». Yoel è oggi italiano a tutti gli effetti ma non dimentica quanto lo sport lo abbia aiutato ad inserirsi nel tessuto sociale: «Lo sport è uno dei metodi più efficaci per relazionarsi perché attraverso il gioco si dimenticano tutte le differenze, conta solo quello che sei capace di fare sul campo. Certo, questo pensiero non sempre viene applicato nella vita di tutti i giorni». Lo sport si dimostra anche un modo efficace per conoscere il paese in cui ci si trova a vivere: «Con le trasferte sportive ci spostiamo per tutto il Paese e in questo modo assaporiamo l’Italia e conosciamo centinaia di persone con una passione condivisa, quella per il baseball, ed è un grande spunto per comunicare e stare insieme». Anche Yoel sottolinea la maggiore inclusività del baseball rispetto ad altri sport che chiedono caratteristiche fisiche più stringenti: «A differenza di altri sport che sono più escludenti sulla base di caratteristiche fisiche innate, come la statura nel basket, il baseball punta a valorizzare le diverse abilità che ciascuno ha. Non devi essere necessariamente alto e forte. Ciascuno nella squadra di baseball porta il suo granello di sabbia nello sforzo comune». È questo uno degli elementi di attrattività che il baseball può esercitare verso i giovanissimi: «Quando mi rivolgo ad un bambino gli dico: “Prova a battere, prova ad afferrare la palla con il guantone” - racconta Yoel - Se quella che senti è gioia, se ti fa venire la pelle d’oca, allora è lo sport che fa per te. E se qualche volta sbagli, ricordati che anche i grandi campioni vengono eliminati. Ma il premio che arriva da un’eliminazione o da una sconfitta è quello dell’esperienza».