"Oltre la vetta": raccontare la montagna senza rimuovere l’ombra, con Enrico Camanni
Ecco l'episodio pubblicato oggi, 15 gennaio, della serie prodotta dal Cai e curata da Sofia Farina, che esplora il dolore, la perdita e la rinascita attraverso le voci di chi ha vissuto un lutto in montagna. Ospite di questa puntata il noto scrittore, giornalista e alpinista torinese, una delle voci che più hanno inciso sul modo in cui in Italia si raccontano le terre alte, anche nei loro aspetti più scomodi
EPISODIO 1 Trasformare il dolore in possibilità, con Marina Consolaro
EPISODIO 2 «Vivere davvero», con Matteo Della Bordella
PROGETTO Videopodcast per parlare di lutto in montagna e rigenerazione
SERIE La Dinamica: podcast per analizzare le cause degli incidenti in montagna
Prosegue con un nuovo episodio pubblicato oggi, giovedì 15 gennaio 2026, la collaborazione fra Giornaletrentino.it e Club alpino italiano, per la diffusione del videopodcast Oltre la vetta, prodotto dal Cai nazionale, che esplora il dolore, la perdita e la rinascita attraverso le voci di chi ha vissuto un lutto legato alla montagna.
Il videopodcast, è curato da Sofia Farina, che lo ha ideato, con le immagini di Andrea Buonopane, il suono di Giorgio Tidei e la grafica di Stefano Gaio.
Ospite di questa puntata è Enrico Camanni, scrittore, giornalista e alpinista torinese: ha fondato e diretto il mensile ALP, ha diretto l’edizione italiana della rivista L’Alpe e collabora con La Stampa. È una delle voci che più hanno inciso sul modo in cui in Italia si raccontano le terre alte, anche nei loro aspetti più scomodi.
Si parte dal suo libro "Mal di montagna. Quindici storie di passione", ripubblicato da Cai edizioni, in cui Camanni costruisce ritratti di alpinisti “famosi o meno” senza trasformarli in icone: persone attraversate da paura, desiderio, limiti, contraddizioni e, talvolta, dalla morte.
Il cuore della puntata è una riflessione sul racconto della tragedia: Camanni critica sia la vecchia retorica dell’“eroe” e della morte come sacrificio, sia la rimozione contemporanea fatta di video patinati e lutti consumati in fretta dai social.
Propone una “terza via”: non censurare l’incidente, ma nemmeno trasformarlo in mito o colpa; raccontare insieme gioia e dolore, e soprattutto dare spazio a chi resta.
In parallelo, Camanni racconta il proprio “mal di montagna”: il colpo di fulmine infantile, la passione che può diventare dipendenza, e la lenta ricerca di un rapporto più umano con la montagna, dove l’avventura non cancelli la vita.
ENRICO CAMANNI «La montagna sacra», simbolo del rispetto e del limite