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"Oltre la vetta", con Matteo Della Bordella: «Vivere davvero»

Grazie alla collaborazione con il Cai nazionale, ecco un altro episodio della serie curata da Sofia Farina, che esplora il dolore, la perdita e la rinascita attraverso le voci di chi ha vissuto un lutto in montagna. In questa seconda puntata, l’alpinista Matteo Della Bordella racconta il suo rapporto con la perdita, il rischio e la montagna: dal trauma della morte del padre, fino agli incidenti che hanno coinvolto i compagni di cordata Matteo Bernasconi e Matteo Pasquetto

EPISODIO 1 Trasformare il dolore in possibilità, con Marina Consolaro
PROGETTO Videopodcast del Cai per parlare di lutto in montagna e rigenerazione
SERIE 
La Dinamica: podcast per analizzare le cause degli incidenti in montagna



Prosegue la collaborazione fra Giornaletrentino.it e Club alpino italiano, per la diffusione del videopodcast "Oltre la vetta", prodotto dal Cai nazionale, che esplora il dolore, la perdita e la rinascita attraverso le voci di chi ha vissuto un lutto legato alla montagna.

Il videopodcast, è curato da Sofia Farina, che lo ha ideato, con le immagini di Andrea Buonopane, il suono di Giorgio Tidei e la grafica di Stefano Gaio.

Nella seconda puntata la voce è quella di Matteo Della Bordella, uno dei volti più riconoscibili dell’alpinismo italiano, cresciuto nel CAI e nel gruppo dei Ragni di Lecco. 

L’intervista parte da una domanda semplice e difficile: la consapevolezza della morte in montagna c’è sempre stata? Della Bordella racconta come questa consapevolezza sia arrivata “di colpo”, a 23 anni, con la perdita del padre in un incidente. Da lì, una scelta non scontata: continuare a vivere la montagna senza negarne il lato più duro, imparando a portare con sé il dolore e, allo stesso tempo, tutto ciò che l’alpinismo gli ha dato - fino alla famiglia, nata proprio in Patagonia. 

La puntata entra poi nel tema dell’esposizione pubblica: cosa significa elaborare un lutto sotto i riflettori e come evitare che le persone scompaiano dietro la “notizia”. Della Bordella spiega perché, nei libri e negli incontri, continua a raccontare gli amici oltre la tragedia, tenendoli nel presente attraverso i ricordi concreti, anche ironici.

Un passaggio centrale è dedicato al Cerro Torre: il completamento di un sogno nato con Matteo Bernasconi e Matteo Pasquetto, diventato un modo di chiudere un capitolo e trasformare il lutto in gesto, cordata, memoria. 

Infine, una riflessione che attraversa tutta la conversazione: per quanto si possa calcolare e rinunciare, in montagna resta sempre una quota di imponderabile e accettarla è parte del cammino.













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