Cai, il progetto "Oltre la vetta" per parlare di lutto in montagna e rigenerazione
Il Club alpino, con il supporto dell'associazione Psicologi per i popoli, affronta con approfondimenti online, conversazioni e podcast un tema estremamente delicato: il dolore che segue una perdita, un incidente, un trauma. L'iniziativa coinvolge alpinisti, psicologi, guide, soccorritori e familiari, con l’obiettivo di costruire una rete di cura, ascolto e condivisione
EPISODIO 1 Trasformare il dolore in possibilità, con Marina Consolaro
PODCAST "La dinamica", interviste per analizzare incidenti in montagna
Il Club alpino italiano lancia un nuovo progetto di comunicazione e riflessione su un tema estremamente delicato: il lutto legato a tragici eventi di montagna.
Il progetto si intitola Oltre la vetta e il Cai lo spiega così: «Nasce dal desiderio di dare voce a un tema spesso taciuto nel mondo della montagna: il dolore che segue una perdita, un incidente, un trauma.
Nato a partire da una storia che è tanto personale quanto universale, e realizzato dal Club alpino italiano, il progetto esplora come le comunità di alpinisti, arrampicatori e appassionati possano ritrovare senso e connessione dopo esperienze che mettono alla prova la vita stessa.
All’interno del sito trovano spazio approfondimenti, risorse psicologiche e testimonianze di chi ha scelto di condividere la propria esperienza.
Attraverso interviste, un video-podcast, materiali informativi e strumenti di supporto, il progetto invita a riconoscere che la vulnerabilità non è una sconfitta, ma una parte essenziale del vivere e del frequentare la montagna.
“Oltre la vetta” è anche un invito al dialogo: tra chi ha vissuto una perdita, tra compagni di cordata, famiglie, soccorritori e comunità intere.
Parlare di lutto non significa rimanere nel dolore, ma trovare insieme nuovi modi per trasformarlo, comprendere e continuare a salire – anche quando le difficoltà sembrano insormontabili».
L'iniziativa coinvolge alpinisti, psicologi, guide, soccorritori e familiari, con l’obiettivo di costruire una rete di cura, ascolto e condivisione per chi è stato toccato da lutti o esperienze traumatiche legate alla montagna.
«La montagna - scrive ancora il Cai - è luogo di libertà, di ricerca, di vertigine, ma anche di fragilità. Quando qualcosa accade, quando una vita si spezza o un incidente segna una comunità, chi resta ha bisogno di ritrovare un senso, una voce, un cammino possibile. “Oltre la vetta” vuole essere un luogo di rigenerazione, dove il dolore può trasformarsi in consapevolezza e la solitudine in legame.
Nel sito si trovano materiali informativi sul lutto e sul trauma, una rete di professionisti specializzati in psicologia e montagna, e una sezione dedicata a testimonianze, podcast e riflessioni condivise.
Ogni risorsa nasce con l’intento di rafforzare la comunità alpinistica, promuovendo una cultura della cura e del sostegno reciproco, anche nei momenti più difficili.
Crediamo che parlare di ciò che ferisce sia un atto di coraggio e di appartenenza. Perché la montagna insegna che non si è mai davvero soli: ogni passo, anche quello più faticoso, può diventare parte di un sentiero comune».
Come già accennato, il progetto nasce da un’esperienza personale ma anche universale. «Nasce - si legge ancora nel sito del Cai - dalla morte di un giovane e forte alpinista, e dal dolore da essa generata. Nasce dalla rete di supporto che si è stretta intorno alla sua compagna, ai suoi familiari e ai suoi amici più stretti nei mesi successivi all’incidente, da una serie di contatti, connessioni, conversazioni e mani tese che hanno permesso a chi è rimasto di ritrovare la forza di ricominciare a camminare (metaforicamente e non).
La potenza della condivisione del dolore e della difficoltà, la luce delle opportunità rigenerative e di crescita che riescono a emergere dalle tragedie più laceranti della nostra vita, sono la motivazione e il motore di questo progetto, che si propone non solo di aprire una conversazione ma anche di aprire uno spazio – collettivo – di supporto reciproco».
Nel progetto svolgono un ruolo fondamentale i professionisti dell’associazione Psicologi per i popoli, con la quale il Cai ha firmato un protocollo di intesa: si occuperà della formazione e dei professionisti che entreranno a far parte della rete.
«Per noi - commenta Donatella Galliano, presidente dell’associazione - è importante che un’istituzione come il CAI abbia deciso di farsi promotrice di questo progetto: un segnale forte verso il riconoscimento dell’impatto psicologico degli incidenti in montagna.
Psicologi per i popoli porta in questa collaborazione l’esperienza maturata in oltre vent’anni di interventi nelle emergenze, con l’obiettivo di creare e offrire strumenti di prevenzione, sostegno e accompagnamento a chi vive queste situazioni».
“Oltre la vetta” è anche il nome di un video-podcast che nasce all’interno dell’omonimo porgetto dal desiderio di parlare apertamente di ciò che nella montagna, e nella vita, resta spesso taciuto: il dolore della perdita, il trauma, la paura, la fragilità.
«Attraverso una serie di interviste a alpinisti, familiari, artisti, e psicologi, questo progetto - scrive il Cai - esplora le molte forme del lutto e i modi, diversi e personali, in cui si può imparare a convivere con esso.
Non esiste un solo modo “giusto” per elaborare una perdita. Il dolore non segue regole, non ha una direzione lineare. Può essere confuso, contraddittorio, profondo, ma anche generativo. Nel confronto con chi ha attraversato momenti di buio, emergono storie di resilienza, memoria e connessione, che ricordano come anche il dolore possa trasformarsi in una forma di appartenenza.
Il podcast vuole essere un punto di incontro e di riflessione per tutta la comunità alpinistica e non solo: un invito a parlare di ciò che ferisce, senza vergogna e senza solitudine. Perché elaborare il lutto, individualmente e insieme, è un gesto di cura collettiva, e forse il primo passo per ritrovare, dopo la perdita, un nuovo modo di stare nel mondo».