IL TEMA

Surriscaldamento climatico: i ghiacciai verso il picco di estinzione

L'analisi in una ricerca quantifica, secondo tre scenari diversi di inquinamento futuro, la perdita degli oltre 200 mila ghiacciai della Terra: l’anno in cui, secondo le proiezioni, ne scomparirà il maggior numero si situa intorno alla metà del secolo. Tempistiche ed entità dipenderanno dal livello di riscaldamento, nel caso delle Alpi oltre il 50% dei massicci potrebbe scomparire entro i prossimi due decenni

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FABRIZIO TORCHIO


La superficie rocciosa del monte Bianco sotto la cima coperta di ghiaccio si trova a 4.786 metri di altezza. Il ghiaccio che la ricopre ha uno spessore di circa 20-22 metri, sopra il quale la vetta della montagna più alta d’Europa è stata misurata alla quota di 4.807,3 metri.

Dunque è un po’ più bassa della misura di 4.810 metri che, per decenni, ha contrassegnato il punto culminante del massiccio montuoso italo-francese sulle carte topografiche e sulle guide alpinistiche.

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La misurazione è uno dei risultati dell’attività di ricerca scientifica portata avanti dalla fondazione Montagna Sicura di Courmayeur e dal laboratorio Edytem dell’Università di Chambery (Francia) nel 2025.

Il progetto comprende il monitoraggio della calotta sommitale del monte Bianco, uno dei punti sotto osservazione per capire se anche al di sopra dei 4mila metri gli ambienti glaciali che fino a pochi decenni fa venivano considerati stabili si stanno trasformando.

Un rilievo geofisico effettuato in vetta con un georadar, insieme al rilievo topografico, ha permesso di elaborare un modello della celebre cima sulla quale 240 anni fa (era l’8 agosto 1786) arrivarono per la prima volta due sudditi del Re di Sardegna, entrambi di Chamonix: Michel-Gabriel Paccard, medico, e Jacques Balmat, contadino e cercatore di cristalli. La data segna convenzionalmente la nascita dell’alpinismo.

«L’idea di monitorare il punto più alto del massiccio del Monte Bianco - ha spiegato in un video Fabrizio Troilo, coordinatore dell’area ricerca della Fondazione Montagna Sicura di Courmayeur - è nata da osservazioni che si stanno facendo degli ambienti al di sopra dei 4 mila metri - non solo qui sul monte Bianco, anche sul Rosa e altri massicci - dove sembra che proprio negli ultimi anni, proprio negli ultimissimi decenni, i grandi cambiamenti che si vedono alle più basse quote, sui ghiacciai che tutti conosciamo, abbiano iniziato a portarsi anche al di sopra dei 4mila metri dove, fino a qualche decennio fa, ancora questo ambiente era stabile.

Iniziamo a raccogliere dati oggi per capire negli anni a venire se effettivamente una degradazione anche di questi ambienti glaciali di altissima quota sia iniziata e si stia protraendo».

La misurazione della vetta di cui parliamo è del 2025, l’Anno internazionale per la conservazione dei ghiacciai verso la fine del quale, il 15 dicembre, l’autorevole rivista scientifica Nature Climate Change ha pubblicato un articolo dal titolo eloquente, Peak glacier extinction in the mid-twenty-first century (picco di estinzione dei ghiacciai a metà del XXI secolo).

Gli autori della ricerca - Van Tricht, L., Zekollari, H., Huss, M. et al. Peak glacier extinction in the mid-twenty-first century. Nat. Clim. Chang. 16, 143–147 (2026). https://doi.org/10.1038/s41558-025-02513-9) - propongono una quantificazione della perdita degli oltre 200mila ghiacciai della Terra inclusi nel Randolph Glacier, Inventory versione 6.0, in quattro possibili scenari di riscaldamento globale entro il 2100 (rispetto ai livelli preindustriali): +1,5°C e +2,0°C (obiettivi dell’Accordo di Parigi), +2,7°C (impegni politici attuali) e +4,0°C (un percorso con emissioni più elevate).

Utilizzando tre modelli glaciali globali, gli autori introducono il concetto di «picco di estinzione dei ghiacciai», ovvero l’anno in cui, secondo le proiezioni, scomparirà il maggior numero di ghiacciai tra il 2025 e la fine del secolo.

I risultati della ricerca pongono il picco di estinzione dei ghiacciai intorno alla metà del secolo, con tempistiche ed entità che dipenderanno dal livello di riscaldamento.

Con un aumento di +1,5°C, il picco globale potrebbe riguardare circa 2.000 ghiacciai all’anno intorno al 2041.

Con un riscaldamento di +4,0°C, il picco si sposterebbe verso la metà degli anni ’50 del XXI secolo e si intensificherebbe fino a circa 4.000 all’anno, con tempi diversi da una regione all’altra.

Secondo gli autori dello studio, nelle regioni con ghiacciai di piccole dimensioni e a risposta rapida, come le nostre Alpi, oltre il 50% dei ghiacciai potrebbe scomparire entro i prossimi due decenni.

Nelle regioni dei grandi ghiacciai, come la Groenlandia, l’Antartide, le Svalbard, il picco si verificherebbe invece più avanti nel XXI secolo o potenzialmente anche oltre in regioni come il Canada artico settentrionale.

Nel caso di un forte aumento delle temperature medie, molte regioni si troverebbero quasi prive di ghiacciai entro il 2100 (con un aumento di +4,0°C, in Europa centrale rimarrebbero una ventina di ghiacciai).

Gli autori dello studio sottolineano anche «l’urgenza di una politica climatica ambiziosa».

La tempistica del picco di estinzione dei ghiacciai - osservano - non è ancora definita. La differenza tra la perdita di 2.000 e 4.000 ghiacciai all’anno entro la metà del secolo è determinata dalle politiche a breve termine e dalle decisioni sociali prese oggi.

[Nella foto, Courmayeur (Aosta), Val Veny, massiccio del monte Bianco  - Ansa]













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