Monte Roèn, malga Romeno: balcone sulla valle dell’Adige
Escursione ai piedi di una delle più famose montagne della regione, teatro ogni 3 di giugno dei tradizionali fuochi del Sacro Cuore, che rievoca il voto del 1796 che aveva lo scopo di proteggere il territorio dalle truppe napoleoniche. Ma questa cima è legata anche all'epoca dei processi per stregoneria: 22 villaggi furono coinvolti nell’inquisizione itinerante svolta da un giudice e finirono al rogo alcune donne, che coglievano sul monte erbe curative per i malati
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La malga Romeno, ricordata anche con il nome di Malga Roèn o Rovena/Revena, ovvero luogo dei rovi, di proprietà dell’Asuc di Romeno, si trova adagiata ai piedi di una delle più famose montagne della regione, il monte Roèn, una montagna amata dalle genti nonese e da quelle sudtirolesi abitanti nei paesi di fondovalle di Caldaro e Termeno.
Ancor oggi chi sale alla malga il 3 di giugno e si ferma a trascorrervi la notte vede la sommità del monte illuminarsi improvvisamente di grandi fuochi a forma di cuore. È uno spettacolo magico, una grandissima suggestione emotiva, un riportare alla superficie antiche memorie che rinnovano l’attaccamento da parte dei tirolesi alla propria Heimat, la loro piccola patria.
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Le origini di questa festa solare si perdono nella notte dei tempi. Precede il solstizio d’estate, i fuochi di san Giovanni decollato, il trionfo del Sole, e la cacciata degli spiriti maligni dell’inverno che avevano preso possesso della terra. Sono i fuochi del Sacro Cuore, la festa della dedicazione al Cuore di Gesù di tutte le genti della terra tirolese.
La tradizione di accendere i fuochi primaverili, sebbene antichissima, si rifà al giugno 1796, durante la guerra napoleonica, quando la Dieta tirolese elesse un comitato di 26 uomini che si riunì a Bolzano a palazzo Toggenburg, sede giudiziaria.
L'abate dell'abbazia di Stams, in Tirolo, Sebastian Stöckl, propose di porre tutto il popolo tirolese sotto la protezione del Cuore di Gesù e prestargli voto con giuramento solenne. Il 3 giugno 1796 fu espresso solennemente il voto nel Duomo di Bolzano, davanti all’immagine del Sacro Cuore.
Napoleone, arrivato fino a Trento, miracolosamente cambiò rotta, seguì la Valsugana e passò attraverso il Friuli per raggiungere Vienna. Il Tirolo fu risparmiato, almeno per il momento. Il Sacro Cuore aveva fatto il miracolo e la devozione si rafforzò. Durante l’insurrezione contro i franco-bavaresi, Andreas Hofer rinnovò il patto con il Sacro Cuore. Era il 30 maggio 1809.
Il grande cuore infuocato ritorna ogni anno, puntuale, ad illuminare il monte Roèn. Ma questa montagna era considerata magica e speciale, sia nel senso positivo che negativo, già nel medioevo.
Tra il 1612 e il 1615 si tennero in val di Non diversi processi per stregoneria. Ben 22 villaggi furono coinvolti nell’inquisizione itinerante svolta da un giudice, da un inquisitore super maleficas e da un notaio. Alcune donne finirono al rogo.
Ma quasi tutti, donne o uomini che fossero, fecero del monte Roèn il loro luogo di riunione, il luogo del sabbà o, semplicemente, la località dove le donne si trovavano per scambiare notizie sui rimedi curativi e sulle erbe impiegate per la cura dei malati, per l’assistenza alle puerpere, per aiutare i parti e per provocare gli aborti.
Tra l’altro trovavano proprio sui prati d’alta montagna le erbe curative di cui abbisognavano per i loro rimedi. Molte di queste erbe utilizzate che venivano dalle cosiddette “streghe”, hanno ora una collocazione precisa nella farmacologia moderna.
Nella ricostruzione di uno di questi processi, dal dialogo tra la Castellana e il giudice Barbi emerge il ruolo svolto da questa montagna. Castellana: Sì, il Salvanel! Il Salvanel è come … una tentazione. Entra di notte dalla finestra e sta con me. È venuto a trovarmi anche in carcere, ma lassù sui prati del Roèn aveva un’altra forma perché il Salvanel è un diavolo peloso, ma può diventare anche un gatto o un cane, grande come un ragazzotto. Al Roèn la Barbara mi portò a bere alla fontana e vidi arrivare dei cagnolini rossi giù per il prato, perché la Barbara li aveva chiamati… Giudice Barbi: Siete tornata ancora sul Roèn? Castellana: Sì, tante volte, sempre de zòbia (giovedì).
L'ITINERARIO
Accesso stradale: Passo della Mendola (m 1363) è raggiungibile risalendo la val di Non seguendo le indicazioni del Passo e Bolzano. Oppure da quest’ultima città transitando per Appiano.
La malga è raggiungibile anche in auto dalla val di Non, transitando per i paesi di Cavareno e di Amblar. Da quest’ultimo paese seguire indicazione malga Romeno, utilizzando una strada forestale asfaltata fino al parcheggio. Da qui in 15 minuti a piedi si è alla malga.
Punto di partenza/arrivo: Passo della Mendola (m 1363)
Percorso: Dal passo si segue sempre il sentiero n 500 fino a pervenire alla grande spianata dove sorge la Malga Romeno (m 1769).
Tempi: 4 ore andata e ritorno.
Dislivello: m 406
Info La malga è aperta nella stagione estiva; ristorante con possibilità di pernottamento. Durante il percorso si incontrano diversi punti di ristoro. Dopo circa 30 minuti incontriamo il rifugio Genziana (m 1421, aperto tutto l’anno), quindi, ad ore 1.10 dal passo, il rifugio Mezzavia (m 1594, aperto da Pasqua a novembre e durante le vacanze natalizie, tel. 0463922018).
[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Andar per malghe in Trentino", edizioni Curcu&Genovese, 2015]