Cima Socede e i suoi caduti, memoria del dolore della Grande Guerra
L'orrore del sangue di soldati asburgici e italiani, sullo sfondo della bellezza dei monti del Lagorai, dove sorge il «museo all’aperto», presso passo Cinque Croci, dove riposano ancora le salme di alcuni militari. Un percorso della memoria fra i più vividi e impressionanti per il ricordo della tragedia umana che si consumò fra il maggio del 1915 e il 1918
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Anche se sono trascorsi più di cent’anni, i monti del Trentino sui quali imperversò, con furia mai vista prima, la Grande Guerra ne conservano ovunque le ferite: i crateri aperti dalle artiglierie, le vie di trasporto divenute strade, o sentieri per le nostre escursioni; le serpentine delle trincee, i resti dei baraccamenti, gli osservatori e le caverne.
Buchi fra roccia e terra come quelli scavati in fretta sul Cauriol dagli Alpini di Paolo Monelli: «…cominciamo a grattare la roccia col piccone, a forarla con pistoletti, a sventrarla con le mine; dentro, bisogna entrare, nel vivo della montagna sconvolta, per avervi riposo un giorno, per avervi pace una volta, per dormire un poco tranquilli».
Ufficiale, autore di un libro intenso e crudo come «Le scarpe al sole», Monelli ha raccontato la guerra sul Lagorai e sugli Altipiani fra l’orrore del sangue e la bellezza dei monti: «Il giorno non ha ritmo di luce: un uguale crepuscolo dall’alba alla sera; non ha altre cesure che la ripresa del bombardamento (...).
Tutta la cima trema, crolla, s’impenna, Troppo grossi, questi proiettili, per questa sottile lama di ghiaccio e di roccia, così romantica iermattina dal basso nel velo dell’alba (...). Ma se torna il sereno ci s’inebria della nostra altezza. A sera le Dolomiti sono nette d’ombra e di luce, rocce violacee, neve rossa. Ondeggia il mare di nebbia come una chioma doviziosa».
Fra i tanti luoghi dove osservare, dove riflettere sulla tragedia della guerra che il mondo non riesce a scacciare, il «museo all’aperto» di Cima Socede, presso passo Cinque Croci sul Lagorai, con il suo Percorso della memoria, è fra quelli che meglio conservano il ricordo di ciò che accadde fra il maggio del 1915 e il 1918.
Inaugurato nel 2018, nella ricorrenza dell’80° di fondazione del Gruppo Alpini di Scurelle, è stato realizzato dal Comune di Scurelle in collaborazione con la Provincia e i Comuni del Tesino.
Luogo frequentato quasi in ogni stagione, anche per la grande panoramicità sulla catena del Lagorai e su Cima d’Asta, lo si può raggiungere salendo dalla Val Campelle in direzione di passo Cinque Croci.
Vi si incontra dapprima il monumento ai Caduti, eretto là dove si trovava il cimitero di guerra del «cocuzzolo dei morti», recuperato e curato dagli Alpini di Scurelle.
È un luogo carico di memoria, dove sostare nel silenzio. È poco più a monte di questo piccolo cimitero che, nel giugno del 1916, gli Alpini del battaglione Val Brenta, partiti dalle trincee che avevano scavato fra Cima Lasteati e Forcella Magna, avanzarono cercando di occupare passo Cinque Croci, ma gli austriaci trincerati sul rilievo di Socede respinsero l’assalto.
I morti vennero seppelliti dai soldati asburgici e, grazie alle ricerche effettuate dallo storico Luca Girotto, oggi ne conosciamo i nomi: gli italiani Gaetano Chemello, Antonio Franco, Giuseppe Pante, gli ungheresi Nàndor Csermely e Zoltàn Gergely.
Solo la salma del sottotenente Paolo Marconi potè essere recuperata dagli Alpini che la seppellirono nel cimitero di Malga Sorgazza. Monelli scrisse poi di un combattimento triste finito male.
«La ritirata conseguente a Caporetto e l’abbandono italiano della regione di passo Cinque Croci e Forcella Magna - spiega una tabella informativa presso il cimiterino - lasciarono scivolare nell’oblio il camposanto, che negli anni ’20 venne frettolosamente dismesso con l’approssimativa esumazione delle poche salme e la cancellazione di qualsiasi riferimento che ne tramandasse il ricordo al di là della memoria dei cacciatori e dei pastori locali.
Riscoperto e curato sin dagli anni ’90 del secolo scorso dagli Alpini del gruppo di Scurelle, il cimitero mostra ancora gli avvallamenti del terreno laddove avvennero le sepolture dei soldati dei due eserciti».
Gli Alpini di Scurelle hanno quindi posato le croci che riportano i nomi dei caduti, «a perenne memoria del sangue sparso da entrambi gli eserciti nella zona di Passo Cinque Croci».
Più in alto, il museo all’aperto della Prima guerra mondiale, a Cima Socede, è un concentrato di opere realizzate dai soldati dell’Impero asburgico e da quelli del Regno d’Italia: i resti delle baracche erette dagli Alpini, che nel luglio del 1916 occuparono anche passo Cinque Croci e Col San Giovanni - seppellendo le vittime delle valanghe nel cimiterino sottostante -, l’osservatorio sulla sommità, le trincee che la difendevano, tornate visibili dopo il lavoro di pulizia e di consolidamento, le caverne e un ricovero.
Una iscrizione datata 1917, incisa dagli Alpini del battaglione Val Brenta ricorda il loro comandante, il tenente colonnello Bozzano, ferito gravemente da una bomba a mano durante un attacco sul Monte Cima nel luglio 1916.