dramma

Patagonia, individuato il corpo dell'alpinista Corrado Pesce: "Impossibile sia vivo"

Era stato travolto da una scarica di sassi e neve. La responsabile dei soccorsi a El Chaltén: “A quell’altezza e senza protezione, la morte arriva entro al massimo due ore”. Il console italiano: "Continuare le ricerche senza gettare la spugna"



BUENOS AIRES. Le speranze si sono spente. L'alpinista italiano Corrado Pesce, travolto venerdì 28 gennaio da una valanga di pietre e sassi su una difficile parete del Cerro Torre in Patagonia, "non può più essere vivo".

Lo ha assicurato all'ANSA Carolina Codó, medico argentino e responsabile del Centro dei soccorsi alpini di El Chaltén. "Abbiamo potuto solo oggi (30 gennaio) ingrandire le immagini di un drone volato venerdì mattina nella zona dell'incidente. Si vede il corpo di Pesce scivolato 50 metri sotto la piattaforma dove aveva passato la notte con un compagno argentino. A quell'altezza, e senza protezione adeguata, la morte per ipotermia arriva dopo massimo due ore", ha spiegato la responsabile. 

Contattato dall'ANSA, il console generale italiano a Bahía Blanca, Samuele Fazzi, ha assicurato che "come ambasciata e consolato abbiamo avuto assicurazioni che le operazioni per raggiungere Corrado Pesce sulla parete del Cerro Torre continueranno comunque nelle prossime ore". "Siamo coscienti - ha sottolineato - delle condizioni difficilissime in cui l'alpinista si trova e dei danni fisici che ha subito l'italiano, ma è escluso che si debba gettare la spugna prima di poter verificare materialmente le sue condizioni. Insomma, non si deve abbandonare quell'ultima speranza di vita che potrebbe ancora esistere". Fazzi ha spiegato di essere in contatto con il Centro dei soccorsi diretti dalla dottoressa Codó, da cui ha ricevuto assicurazioni che "nel corso di una riunione oggi si esaminerà la strategia per continuare rapidamente le ricerche, sfruttando il miglioramento delle condizioni meteorologiche, l'uso di altri droni e dell'elicottero messo a disposizione dall'esercito". Il diplomatico italiano arriverà domattina al El Chaltén, per seguire da vicino i lavori di soccorso, a cui partecipano anche numerosi alpinisti stranieri, mentre dalla Francia un gruppo da Chamonix ha dato la sua piena disponibilità a scalare la parete dove si trova Pesce, che è una delle più difficili del mondo. Da parte sua Codó ha spiegato che prima di una spedizione di soccorso bisognerà verificare "dove esattamente si trova il corpo, che potrebbe essersi spostato da dove è stato visto venerdì a quota 1.800 metri". Infine la valutazione riguarda anche, ha concluso, "i rischi letali che potrebbero correre i soccorritori, visto che le alte temperature estive e i forti venti potrebbero mettere a rischio la loro sicurezza".

Le speranze erano ridotte a un lumicino, come testimoniato dal messaggio sui social della sorella di Corrado: “Non riesco a crederci, hai portato via una parte di tutti noi”.













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